Home Bambino Psicologia

Emozioni dei genitori, come gestirle

di Rosy Maderloni - 17.07.2023 - Scrivici

emozioni.1500x1000
Fonte: Shutterstock
In che modo le emozioni dei genitori fanno parte del bagaglio educativo dei figli? Ne parliamo con la pedagogista Maria Valeria Napolitano.

In questo articolo

Emozioni dei genitori, come gestirle

Prenderci cura delle nostre emozioni è una responsabilità di cui generalmente non riteniamo di dover dare conto ai nostri figli. Presi dai doveri che la società ci ricorda mai dovremmo trascurare verso la famiglia e la prole, spesso resta inesplorato tutto quel vasto campo educativo che è la gestione delle emozioni. Eppure, le emozioni dei genitori costituiscono un timone attraverso cui le piccole mani dei figli impugnano il loro approccio alla vita. Le emozioni di mamma e papà come un atlante per orientarsi ed essere presto pronti a salpare nella propria crescita. Come gestire le emozioni in famiglia per crescere figli emotivamente forti? Ne parliamo con la d.ssa Maria Valeria Napolitano, pedagogista e fondatrice del CPN, Centro Pedagogico Napolitano di Morbegno.

Intelligenza emotiva ed educazione dei figli

Siamo sicuri di sapere cosa vivono all'asilo, in casa, coi nonni o gli amichetti i nostri bambini ogni giorno? Capita di chiederci se la tristezza, in fondo, non sia una cosa da bambini? È sempre meno raro trovare genitori che, appesantiti dalle fatiche della vita, non si accorgono nemmeno di stare chiedendo ai loro figli di fare il lavoro immane di sintonizzarsi sulle proprie emozioni: 'Caro, non vedi che papà è stanco? Ci andiamo domani al parco'; 'Ragazzi, lo capite o no che la mamma è stufa di tornare dal lavoro e avere sempre da controllare i vostri zaini?'. L'attenzione che come adulti diamo alle competenze più pratiche rischia di lasciare indietro l'acquisizione di skill emotive?
"Oggi viviamo in una società "adultocentrica" in cui sempre più spesso chiediamo ai bambini di "saper fare" - premette la pedagogista -, ma ci preoccupiamo troppo poco delle emozioni che provano e che ancora non sanno gestire conconsapevolezza. L'incapacità nell'adulto e nel bambino di non sapere riconoscere le proprie emozioni è detta analfabetizzazione emotiva e si ottiene quando viene meno quel fondamentale processo, inverso, detto di alfabetizzazione emotiva, ossia quando il bambino inizia a considerare l'altro oltre a sé e maggiormente anche con l'adulto: si dà così il via al processo di alfabetizzazione emotiva.

L'intelligenza emotiva genitoriale. "Saper riconoscere le proprie emozioni è il punto di partenza fondamentale per sviluppare l'intelligenza emotiva – aggiunge la d.ssa Napolitano -, competenza che permette di crescere in modo equilibrato e sereno. L'ideatore di questo concetto, Daniel Goleman, definisce l'intelligenza emotiva come la capacità di motivare se stessi perseguendo un obiettivo e controllando gli impulsi. I genitori hanno un ruolo importantissimo nella costruzione di una buona intelligenza emotiva durante il processo formativo e di crescita dei propri figli. Prima di educare i bambini alle emozioni, però, dobbiamo assicurarci di aver acquisito delle buone competenze in termini di intelligenza emotiva come adulti. Solo in questo modo sapremo far fronte e gestire le "tempeste e le burrasche" a cui l'educazione di un individuo ci sottopone. Genitori, insegnanti ed educatori hanno un ruolo fondamentale nel processo dell'acquisizione del linguaggio emotivo dei bambini. È un lavoro quotidiano in cui si insegna ai figli a comprendere l'emozione che stanno provando e, insieme, trovare il modo più funzionale per affrontarla".

Emozioni dei genitori: ascoltare se stessi per sapere ascoltare

"Saper guardare dentro di sé aiuta a guardare ciò che è fuori di noi - chiarisce la fondatrice del centro pedagogico Napolitano -: per ascoltare il bambino, è fondamentale imparare ad ascoltare se stessi senza negare le proprie emozioni. Se non riconosciamo le emozioni o, se non vengono ascoltate, diventiamo distruttivi. Spesso ci ostiniamo ad avere un ruolo contenitivo, vogliamo arginare l'emozione, facendo credere al bambino che è qualcosa che non dovrebbe provare. La chiave è accogliere, legittimare, capire per cercare insieme una soluzione. Perché questo accada, però, è anche vero che occorre avere rispetto di tutte le nostre emozioni, nessuna esclusa, perché ciascuna svolge una funzione importante per la nostra vita".

Emozioni dei genitori: quali incontriamo nella vita quotidiana e come presentarle ai nostri figli?

"Solo conoscendo bene a cosa servono le emozioni saremo in grado di guidare i nostri piccoli nella loro comprensione e
gestione - precisa Napolitano -.

Proviamo a elencare le principali: 

  • RABBIA: la rabbia è un'emozione che compare molto presto nella vita di ciascuno e si attiva quando non si riesce ad ottenere qualcosa, quando si esce sconfitti da una sfida, quando non si riesce a raggiungere un obiettivo tanto desiderato, ma anche quando si vorrebbe la vicinanza di una persona rassicurante. E' fondamentale di fronte a un'espressione di rabbia non essere giudicanti in quanto non è mai giusto o sbagliato provare un'emozione. La rabbia ha la funzione di mettere fine a qualcosa che non ci piace e a far capire agli altri che qualcosa non va.
  • TRISTEZZA: la tristezza è innata in ciascuno di noi e può scaturire da un vissuto di perdita, di abbandono o di sconfitta. Ha un ruolo fondamentale nella vita di ognuno di noi. Noi la chiamiamo "La regina delle emozioni" perché grazie alla tristezza siamo in grado di chiedere aiuto e, attraverso le lacrime ad esempio, la tristezza può manifestarsi ed essere accolta e compresa. Questo stato emotivo ci aiuta a tenere vicine le persone che ci amano, in quanto attraverso un approccio empatico possiamo consolare e aiutare chi prova la tristezza.
  • PAURA: come emozione vera e propria compare intorno ai 7-8 mesi di età, quando il bambino comincia a distinguere la persona che si prende cura di lui dagli sconosciuti. Questa emozione ha una funzione molto importante nella vita di ognuno, perché nelle situazioni di vero pericolo può salvare la vita, rendendo le persone più caute e trattenendole dal fare qualcosa di dannoso per sé e per gli altri.
  • GIOIA: la gioia è un'emozione coinvolgente e positiva, uno stato emotivo di benessere e di appagamento che deriva dalla realizzazione dei propri scopi nella vita. La gioia è contagiosa, andrebbe sempre mostrata e condivisa con i familiari".

Quali sono le emozioni generalmente più temute dai genitori? Perché?

Accettare la rabbia. "Sul podio abbiamo di sicuro la rabbia. Di certo le richieste più frequenti di consulenze presso il nostro Centro hanno questa, come prima motivazione: 'Dottoressa, avrei bisogno di aiuto per gestire le esplosioni di rabbia del mio bambino': la rabbia nasconde sempre una causa più profonda, generalmente un'incomprensione o la sensazione di aver subito un'ingiustizia. Nel momento in cui il bambino non trova accoglienza e ascolto da parte dell'adulto, ecco che esplode l'emozione che sovrasta tutte le altre e non dà la possibilità al bimbo di raccontare o spiegare ciò che è accaduto, deve uscire e basta. Succede anche a noi adulti: diventiamo distruttivi, aggrediamo ed esplodiamo perché ci siamo sentiti attaccati, perché qualcosa ci ha feriti e siamo delusi profondamente. La rabbia, se saputa gestire, ha una funzione difensiva e protettiva, come ogni emozione. Quando il bambino si arrabbia, il genitore vede quasi sempre e solo il comportamento disadattivo e "maleducato". La nostra cultura e gli stili educativi di qualche anno fa ci portano spesso a giudicare e ammonire il comportamento socialmente scorretto senza chiedersi da dove abbia origine e quale sia stata la motivazione. Il cervello del bambino, però, funziona in modo diverso: non ha completato la maturazione necessaria per comprendere le conseguenze dei propri gesti, per questo motivo gli adulti devono avere la funzione di un bravo "timoniere". Il segreto è disinnescare, accogliere, normalizzare e non prenderla sul personale, entrando nella "tempesta emotiva" dei bambini.

Accettare la tristezza."Altra emozione molto faticosa da accettare e gestire per i genitori è la tristezza. Assistere alla tristezza dei propri figli, per alcuni diventa 'un'impresa titanica' al punto da attivarsi come una 'squadra di soccorso speciale' e fare di tutto per scacciare quell'emozione: 'Non è grave! Non è successo nulla! Dai, usciamo a prendere un

gelato e non pensiamoci più; Ti racconto una barzelletta'. Alle volte i genitori sono molto in difficoltà, si innervosiscono e iniziano a giudicare quello che il bimbo sta provando con frasi del genere: 'Ora basta con quel muso!; Non si piange per queste sciocchezze, Sei un bimbo grande, su non fare così'. Questi interventi generano nel bambino un profondo senso di incomprensione e smarrimento. Attraverso la tristezza il bambino ci sta comunicando il suo bisogno di aiuto, di calore e comprensione per qualcosa che lo ha deluso, ferito o per una perdita. Un approccio pedagogicamente corretto in queste occasioni richiede un ascolto empatico e paziente, a volte è sufficiente riconoscere quello che prova il bambino e validarlo: 'Sei tanto triste perché devi scendere dell'altalena? Lo capisco sai, anche a me piace un sacco volare in alto e dondolarmi, ma è ora di andare, domani torneremo e la tua altalena preferita sarà qui ad aspettarti'; 'Mi dispiace molto vederti così triste, posso fare qualcosa per aiutarti? Se vuoi ti faccio qualche coccola e se hai voglia puoi raccontarmi cosa è successo, capita a tutti di essere triste ogni tanto, ma se ci facciamo aiutare poi tutto si sistema'.

L'adulto dovrebbe essere un facilitatore nei momenti di discontrollo emotivo e non un giudice".

I figli imparano molto da come gestiamo le nostre emozioni. Quando è giusto condividerle?

"Certamente, se mamma e papà sono in grado di vivere e gestire le emozioni in maniera responsabile ed equilibrata, saranno di grande aiuto ai loro bambini - chiarisce l'esperta -. Attraverso l'esempio, si apprende in maniera naturale e spontanea. È sempre giusto condividere gli stati emotivi con i propri figli facendo attenzione alla modalità. Tutto deve essere calibrato all'età dei piccoli, bisogna usare un linguaggio comprensibile che possa permettere loro di interiorizzare il concetto espresso. I bambini sentono ciò che proviamo e colgono i nostri stati d'animo perché sono degli acuti osservatori.

A nulla servirà eludere la loro richiesta di spiegazioni e nel momento in cui non saremo capaci di fornirne una adeguata, molto probabilmente, metteranno in atto comportamenti con la finalità di richiamare l'attenzione. Se un genitore ha l'espressione triste non dovrà impegnarsi per nasconderlo a tutti i costi al figlio, ma ammetterà semplicemente di vivere quell'emozione e rassicurerà il piccolo chiedendo magari un abbraccio per accelerare il passaggio di quel momento. In questo modo il bambino non si sentirà smarrito o inutilmente in colpa e tornerà sereno alle sue attività. Lo stesso vale per la rabbia o la paura".

Quando il genitore perde il controllo delle proprie emozioni

E se l'adulto dovesse perdere il controllo e avere un comportamento sregolato a causa di un'emozione troppo forte?
"Appena la calma tornerà, spiegherà al bimbo che a volte le emozioni sono talmente intense che anche un "grande" fa fatica a domarle e, se necessario, chiederà scusa per aver urlato o detto una frase infelice: 'È stato un incidente, può succedere a tutti, ma cerco di farmi perdonare chiedendoti scusa'. Il bambino deve comprendere che si può rimediare con un comportamento corretto ammettendo le proprie responsabilità. È bene sottolineare che la perdita di controllo può accadere, ma che ciò non potrà mai compromettere il legame e l'amore che c'è tra i familiari "Non smettiamo di volerci bene se litighiamo o se perdiamo le staffe".

L'intervistata

L'intervistata è della d.ssa Maria Valeria Napolitano,Pedagogista e fondatrice del Centro Pedagogico Napolitano a Morbegno, Sondrio.

TI POTREBBE INTERESSARE

ultimi articoli