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Cos'è la resilienza e perché alcune persone sembrano "più forti" di altre?

di Elena Cioppi - 12.01.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Si parla tanto di resilienza, ma essere resilienti che cosa significa davvero? E come si può trasferire ai bambini questa competenza cognitiva?

Si sente tanto parlare di resilienza ma più che essere una parola di gran moda, soprattutto in un'epoca incerta come quella pandemica, questa capacità di affrontare le situazioni difficili traendone del buono è un vero super potere. Rispondere alla domanda "Ma essere resilienti, che cosa significa sul serio?" implica spesso approfondire non solo la situazione ambientale in cui ci troviamo immersi ma anche quella personale: l'asticella della resilienza cambia da persona a persona e spesso un concetto universale non riesce a spiegare il significato profondo di questa capacità. Partiamo quindi dall'inizio: cos'è la resilienza, chi è stato il primo a teorizzarla e come si apprende (se si apprende, ovviamente)? Nasciamo resilienti o ci alleniamo a esserlo? 

In questo articolo

Essere resilienti, che cosa significa in psicologia

  • processo di adattamento a fatti traumatici
  • capacità di richiamare alla mente comportamenti e reazioni passate e di affinarle
  • capacità di essere efficienti in situazioni difficili di stress
  • applicazione dell'evoluzione e dell'adattamento a situazioni difficili

La psicologia intende la resilienza come il processo di adattamento in positivo rispetto a fatti traumatici, ansia, tragedie o altre significative situazioni di stress in cui vengono inseriti anche problemi familiari, malattie, questioni professionali o finanziarie (secondo la definizione del American Psychological Association). Lo studio "Resilience definitions, theory, and challenges: interdisciplinary perspectives" è forse il più completo in merito perché raccoglie i punti di vista salienti di molti ricercatori, psicologi e pedagogisiti in merito a cos'è davvero la resilienza non solo da un punto di vista pratico ma anche concettuale e biologico. Un approccio multidisciplinare, insomma, che permette una visione più ampia di un termine che è entrato prepotente nella vita quotidiana ma di cui spesso si ignorano i contorni.

In generale gli studi sulla resilienza sono nati come risposta agli approfondimenti della capacità umana di gestire lo stress. Persino i bambini possono vivere periodi più complicati (e stressati) di altri e dunque è considerabile una situazione universale, di cui tutti, con intensità variabile, hanno avuto esperienza almeno una volta nella vità. La psicologia ha quindi cercato per decenni risposte a come il corpo reagisce a stati di stress, quali sono le sue conseguenze e quali livelli tenere d'occhio per evitare di peggiorare le cose. Il presupposto è che lo stress fa parte della vita di tutti ed è impossibile da ignorare. 

Secondo il dottor Steven Southwick, che ha parlato di resilienza durante un panel nell'Annual International Society for Traumatic Stress del 2013, la definizione di questo concetto data dall' American Psychological Association è utile, ma non sufficiente a spiegarne la complessità. La resilienza è un mix di questioni non solo psicologiche ma anche biologiche, sociali e culturali e muta nel tempo così come cambia una persona nel corso della vita. Secondo l'esperto è fondamentale specificare che la resilienza è un processo, non una cosa che è assente o presente nel corpo umano. E questo processo si adatta alle cose della vita in modo diverso: in pratica, una persona resiliente lo sarà in un modo sul lavoro, in un altro a casa e così via.

La resilienza, secondo Southwick, cambia perchè è l'ambiente a cambiare. E non bisogna mai sottovalutare il potere delle altre persone, che spesso possono essere coinvolti nei traumi della vita di un altro e intervenire, con il loro carico mentale e sociale, cambiando le dinamiche.

Persona resiliente, come ha imparato a esserlo?

Un altro punto sul quale si sono focalizzati i ricercatori è la capacità di alcune persone di essere più resilienti e dunque capaci di interfacciarsi con i traumi e lo stresso in modo più efficiente. Quali motivazioni biologiche e psicologiche ci sono alla base di questa competenza così affinata? Lo studio "Loss, trauma, and human resilience: have we underestimated the human capacity to thrive after extremely aversive events?" del dottor George Bonanno fa il punto proprio su questo e ha dato una risposta molto precisa: quando si parla di resilienza spesso si tende a dare una risposta vaga, troppo poco calata nella realtà. Ma la resilienza non è solo una sensazione, è un'effettiva capacità umana. E, secondo un altro studio molto importante sul tema, ovvero "Global perspectives on resilience in children and youth" della dottoressa Ann Masten pubblicato su Child Development, la resilienza è la capacità di sistemi dinamici di adattarsi con successo: in questo senso si può adattare la definizione anche alle molecole, al comportamento umano e ai vari livelli ambientali in cui si muove una persona: familiare, professionale, economico.

Perché dunque alcune persone sono più in grado di reagire e trarre il massimo da un'esperienza anche tragica rispetto ad altre? Ancora una volta il punto di vista deve per forza essere multidisciplinare. Sempre secondo lo studio della dottoressa Masten, l'unica ragione può trovarsi nel fatto che siamo esseri umani, adattivi per natura anche alle situazioni più complicate grazie all'evoluzione biologica e culturare di cui siamo continuamente oggetto. Un processo che, nei bambini, si disvela più facilmente: anche loro sono prodotti dell'evoluzione e ancora più adattivi degli adulti, in quanto spesso senza filtri sociali o pregiudizi che impongono loro determinati comportamenti. Secondo l'esperta anche la skill di essere un esempio di resilienza favorisce nei bambini una maggiore competenza nello gestire i traumi della vita, nell'infanzia e nella vita adulta. Per questo una madre e un padre che lo educano all'autonomia ma allo stesso tempo sono una presenza costante nella sua vita sono la maggiore fonte di resilienza possibile: perché appunto, gli permettono di venire a contatto con esperienze diversificate che allenano la sua compentenza nel gestirle.

Dalla nostra infatti abbiamo la memoria: è intesa dalla Masten non solo come capacità di ricordare a breve o a lungo termine ma anche di far tornare alla mente il modo in cui abbiamo reagito in una determinata situazione difficile, affinando ogni volta quel comportamento fino a farlo diventare efficiente. Le relazioni con gli altri influenzano in modo inequivocabile la nostra capacità di resilienza, nel bene e nel male: ed ecco perché spesso alcune persone sembrano "più forti di altri".

Fonti per l'articolo: American Psychological Association, "The road to resilience"; George A. Bonanno,  "Loss, trauma, and human resilience: have we underestimated the human capacity to thrive after extremely aversive events?"; Child Development, "Global perspectives on resilience in children and youth"; Panel - "29th Annual International Society for Traumatic Stress"

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