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10 frasi da NON dire mai ad una figlia per non compromettere il rapporto madre-figlia

di Giulia Foschi - 28.11.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Le parole contano. Non sono solo forma, ma veicolano un contenuto ben preciso. Per questa ragione è importante fermarsi a riflettere prima di dare voce a impulsi irrazionali o a dannosi luoghi comuni

Frasi madre figlia: le 10 da non dire

Non c'è alcun dubbio che la qualità delle relazioni madre-figlia è funzione della somma dei messaggi educativi della madre, ma anche delle reazioni verbali della figlia. Le parole malsane sono dei dispositivi ipnotici materni impiantati nella memoria comportamentale della figlia. Devono essere sradicati per far emergere le potenzialità del dialogo vero e ricostruire un modello di comportamento liberatorio ed equilibrato.

Ecco dieci frasi che una madre non dovrebbe dire mai ad una figlia, tratte dal "Dizionario bilingue madre/figlia figlia/madre" di Joseph e Caroline Messinger, edito da Sonda. Lo stile del libro è molto "duro", perché, come dice l'autore, è facile riprodurre gli errori di cui si è state vittime, inconsapevolmente. "L'obiettivo del nostro dizionario – si legge - è quello di aiutare le donne a prendere coscienza dei danni diretti e collaterali provocati da queste parole malsane. La presa di coscienza - anche se difficoltosa - è essenziale".

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1. «Mi ammalo per causa tua»

Secondo quanto afferma l'autore nel suo Dizionario, "Per causa tua è un comodo ritornello per addossare la responsabilità alla figlia ed evitare di guardare in faccia le proprie incompetenze".

"La figlia è sempre la causa del male di cui soffre la madre. Perché? Perché ne è un prolungamento e la rimpiazza agli occhi del mondo - spiega ancora Messinger nel libro -. In un certo senso, la figlia è la madre più giovane. È al tempo stesso il passato e l'avvenire di quella che l'ha cresciuta". Ma l'avvenire non appartiene più alla madre, ed è questo che può causarle dispiacere e indurla a utilizzare, suo malgrado, termini poco opportuni.

Meglio evitare di concludere un dialogo in questo modo, spiegando piuttosto quali sono le cause dell'eventuale malessere che si percepisce per cercare di risolverlo, o semplicemente accettarlo, insieme. Sarebbe poi opportuno evitare esternazioni che possono generare sensi di colpa nelle figlie. Una competenza fondamentale del genitore è sviluppare autocontrollo: dare delle regole chiare, descrivere i punti di forza dei figli, spiegare cosa succede se scelgono di disobbedire.

2. «Come sei magra… sei veramente scheletrica»

"La magrezza dei figli e la tendenza all'anoressia potrebbe essere sinonimo di disequilibrio affettivo familiare, così come l'obesità precoce - afferma Messinger -. Non è accorgendovi che vostra figlia sta dimagrendo che risolverete il problema. Dovrete riconoscere i vostri eventuali torti, chiedere scusa per averla ignorata quando aveva bisogno di voi. Continuerà a dimagrire finché non troverete le parole giuste o non saprete esprimere i vostri sentimenti reali e non quell'amore verbalizzato che, se mal espresso, potrebbe suonare falso".

Imparare ad esprimere i vostri sentimenti di affetto per lei sarà utile anche a vostra figlia per capire come elaborare i suoi e prevenire i disturbi alimentari. "Può sembrare una cosa scontata, ma insegnare al bambino a dare un nome ai vari stati emotivi, e insegnargli a metterli in relazione con quanto gli sta capitando, è un modo importante per fargli sviluppare un senso di auto-efficacia che gli consentirà progressivamente di riconoscere autonomamente i suoi bisogni ed emozioni, e provare a soddisfarli lui stesso, se possibile, oppure chiedendo aiuto a qualche adulto", ci ha spiegato lo psicoterapeuta Giovanni Porta in questo articolo.

3. «Ti rendi conto che non ho più nulla e pretendi ancora che ti compri delle cose?»

"I bambini sono le prime vittime delle restrizioni domestiche nelle famiglie precarizzate. Data la loro giovane età, non capiscono i problemi economici se i genitori non glieli spiegano", si legge nel dizionario di Messinger.

Vanno sempre informati delle nostre fluttuazioni finanziarie e delle scelte che ne conseguono, con parole adatte al loro grado di sviluppo e senza spaventarli. Invece di sottolineare le ristrettezze, provate a far nascere in loro un sentimento positivo di attenzione verso il denaro: già dai 4 anni si possono fare i primi passi, spiegando che è uno strumento di scambio, dando soluzioni pratiche e concrete, e soprattutto senza mai legare il denaro al senso di colpa: evitate di ricompensare i figli con una paghetta se prendono un buon voto a scuola.

4. «Gli uomini non valgono niente»

"La minusvalenza degli uomini accresce la plusvalenza della madre agli occhi della figlia – afferma lo psicologo -. Svalutare l'altro per valorizzarsi e vendersi a un prezzo superiore a quello di mercato è un sistema che, nel mondo degli affari, funziona sempre. Ma quando una madre cerca di svalutare gli uomini agli occhi della figlia per tenerla al calduccio con lei, riduce l'uomo al piacere che se ne può trarre, eliminando completamente il concetto di amore e di coppia". Cercate invece per come e quanto possibile di creare un'immagine positiva del padre e del nonno nella bambina, fin da piccola. Il padre ha un ruolo fondamentale nella sua vita, durante la quale cercherà sempre, in campo affettivo, persone simili alla figura maschile che l'ha cresciuta.

5. «Con tuo marito non sei felice»

Secondo Messinger, ecco come suona la traduzione di questa frase: "Vorrei che tu non fossi felice con tuo marito, così potresti ritornare da me e staremmo insieme come prima". Dicendo così, potrebbe passare il messaggio che le madri ne sanno di più delle figlie, soprattutto per quello che riguarda la felicità coniugale. "I mariti non c'entrano – continua l'autore -: troppo lontani dall'ideale materno, in questo contesto espressivo sembrano passare più che altro per rapitori di figlie, spezzando la coppia simbiotica madre-figlia".

6. «Per te mi sono rovinata la vita!»

"Ed ecco come mi ringrazi", potrebbe essere il seguito. Crescere un bimbo non è uno scherzo e le delusioni sono spesso all'ordine del giorno. In ultima analisi, i figli non si fanno per sé ma per loro", commenta l'autore.

Le madri che si lasciano sfuggire questa frase potrebbero avere a loro volta un conflitto irrisolto con la propria madre che potrebbe in qualche modo aver ostacolato la realizzazione dei loro sogni. Di conseguenza potrebbero aver sovrainvestito, seppure in buona fede, sulle proprie figlie. Ma nel momento in cui le figlie non rispondono più alle loro ambizioni, le madri, involontariamente, le respingono. Può capitare di pronunciare una frase simile in un momento di stanchezza, ma rendendosene conto si può sempre tornare sui propri passi.

7. «Faccio tutto per la mia piccola!»

"L'avvenire di questa bambina è già segnato. Non potrà mai superare i famosi problemi con una madre che si crede responsabile del suo destino", arriva ad affermare Messinger. Le madri che si esprimono così, possono tradire una visione della maternità di cui potrebbero non essere pienamente consapevoli: può quasi sembrare che la vita delle figlie appartenga loro a pieno titolo. "L'amore fusionale che una madre trasmette involontariamente alla figlia è un amore che soffocherà anche tutti i progressi che quest'ultima potrebbe fare per evolvere in meglio e, forse, riuscire ad assumersi le proprie responsabilità", conclude l'autore.

Dunque, è necessario iniziare gradualmente a vedere la propria figlia come una persona autonoma, unica e differente, anche lasciandola sbagliare. In questo modo anche il linguaggio si modellerà di conseguenza.

8. «È per il tuo bene!»

Secondo lo piscologo Joseph Messinger, questo è l'Argomento principe della "madre disorientata": "Un sotterfugio verbale che tronca di netto il dialogo. Un'argomentazione che annuncia la chiusura. Perché non è tanto l'opposizione materna che genera il conflitto ma il carattere dell'argomento materno: È per il tuo bene!, si afferma. Ma se fosse veramente così, la madre non avrebbe bisogno di sottolinearlo".

Il rispetto attraverso il dialogo sarebbe la prova tangibile che vuole veramente agire per il suo bene, quindi la soluzione ancora una volta è aprirsi all'ascolto e instaurare una comunicazione positiva, spiegando chiaramente le proprie ragioni e accettando anche il disappunto che può derivarne dall'altra parte.

9. «Sei tu che paghi l’affitto? No! Sei a casa mia e farai quello che ti dico io»

"Si può capire che la madre sia esasperata dal comportamento della figlia, ma ci si può ugualmente chiedere se la figlia venga considerata dalla propria madre come un'invitata che non ha un proprio territorio presso i genitori. Perché questa affermazione è tipicamente legata al rifiuto di accordare uno spazio di libertà alla figlia. Il rifiuto di accordare tale territorio alla figlia può generare in quest'ultima un'incapacità futura a gestirsi".

Una soluzione può essere quella di insegnare a comportarsi nel modo corretto, senza imporlo e pretenderlo a priori. Ad esempio, con le bambine più piccole, spiegando come tenere in ordine la cameretta e perché ha senso farlo. E' importante che le figlie capiscano che c'è una ragione motivata dietro alle richieste che ricevono.

10. «Capirai quando sarai madre…»

Simile alla famigerata: "Capirai quando sarai grande". Questa frase, secondo l'autore, "insinua nella mente della figlia che non è abbastanza cresciuta per condividere i suoi segreti". Da un altro punto di vista, "la frase tradisce il rifiuto di "iniziare"la figlia, forse per evitare di essere scavalcata".

In base alla teoria esposta nel Dizionario, questa frase potrebbe tradire il fatto che la madre si senta forse un gradino al di sotto della situazione, magari in un momento di difficoltà, e senta quindi la necessità di riaffermarsi con un'affermazione che suona però molto lapidaria. Meglio riflettere su come ci si sente e condividere, per quanto possibile, i propri pensieri anche con le figlie.

Gli autori del libro

Joseph Messinger, nato a Etterbeek (Belgio) nel 1945, è uno scrittore, psicoterapeuta, ipnoterapeuta e profiler che vive a Parigi da anni con la moglie Caroline, anche lei psicologa ed esperta in

decriptazione verbale. Autore di oltre una ventina di opere di successo sul linguaggio dei gesti, con la moglie da alcuni anni ha iniziato una collana incentrata sulla contaminazione verbale nel dialogo tra i componenti della famiglia.

Le frasi scritte sopra sono tratte dal libro "Dizionario bilingue madre/figlia figlia/madre"

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