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Genitori svalutanti: che effetti provocano sui figli?

di Giulia Foschi - 07.07.2022 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
I genitori svalutanti non sanno riconoscere i figli come soggetti autonomi, né di rispondere ai loro bisogni: si comportano in modo critico e causano loro problemi

Genitori svalutanti: che effetti provocano sui figli

Purtroppo, anche se in buona fede, i genitori possono causare problemi gravi ai figli, incidendo in modo importante sul loro sviluppo, fino all'età adulta. È il caso dei genitori svalutanti, persone che non sono in grado di riconoscere i bisogni dei propri figli, sui quali invece proiettano le proprie necessità inespresse o insoddisfatte.

Come riconoscerli e quali conseguenze comportano sulla loro autostima? Ne parliamo con Rosa Maria Quatraro, psicologa, psicoterapeuta, specialista in psicologia clinica.

In questo articolo

Genitori svalutanti: chi sono e come riconoscerli?

Genitori svalutanti: chi sono e come riconoscerli?

Aspettative elevate. "Sono genitori che hanno bisogno di vivere attraverso il figlio aspetti dei propri bisogni infantili non elaborati. Madri e padri che hanno aspettative elevate rispetto ai figli, hanno il compito arduo di colmare i loro vuoti, risarcendoli di ciò che loro non hanno avuto. Spesso sono preoccupati eccessivamente per punti focali che sono stati importanti nella loro infanzia, come ad esempio la riuscita scolastica, l'accettazione nel gruppo sociale o la riuscita nello sport. Questi aspetti in realtà non corrispondono ai bisogni del figlio, che spesso avrebbe solo necessità di essere visto nella sua individualità. Ciononostante, il genitore ritiene di fare il suo bene chiedendogli di essere e di fare quello che avrebbe voluto per se stesso".

Paragoni continui. "I genitori svalutanti sono spesso esigenti e perfezionisti, talvolta permissivi e iperprotettivi, ma altre volte possono essere autoritari, giudicanti e critici. Sono comunque controllanti, dato che vivono il figlio come un loro prolungamento narcisistico. Spesso passano dall'idealizzazione del figlio alla sua svalutazione che si esprime con rimproveri, affermazioni denigranti, paragoni continui che lo fanno sentire inadeguato"

Le frasi - tipo di un genitore tossico

Quali sono le frasi - tipo, le frasi "campanello d'allarme" del fatto che siamo di fronte ad un genitore tossico?

"Non sono solo le aspre sgridate o urla o punizioni a ferire i bambini e a costituire un eventuale veicolo di svalutazione ed insicurezza.

Può capitare di svalutare i figli o banalizzare i loro problemi, fare delle battute su aspetti in realtà delicati. Svalutare le loro difficoltà e le loro emozioni significa giudicarli e criticarli senza aiutarli a riconoscere le parti positive di sé. Parliamo di frasi che esprimono sfiducia, dal contenuto umiliante, denigratorio o di derisione, che colpiscono l'autostima e la fiducia in se stessi. Ad esempio:

  • Guarda cosa facciamo per te e tu ci ripaghi così.

  • Lo dico solo per il tuo bene.

  • Dopo tutto quello che abbiamo fatto per te.

  • Avresti potuto fare di più (anche quando si è impegnato).

  • Quando io avevo la tua età facevo ben altro che questo.

  • Guarda che tua sorella/fratello/amico alla tua età (o nella stessa situazione) che ha fatto… (meglio o di più).

  • Non ne fai una giusta.

  • Come fai a non renderti conto che….

Come i genitori "distruggono" i figli

Come i genitori "distruggono" i figli: quali sono i pensieri negativi e gli automatismi mentali che si possono sviluppare da adulti quando un bambino vive un'infanzia dove gli è mancato il riconoscimento e la stima da parte dei genitori?

Baassa autostima. "Le conseguenze possono essere pesanti: i figli possono diventare persone con una bassa autostima, con la propensione ad attribuirsi la colpa di ciò che accade, ad affidarsi all'opinione altrui per orientarsi rispetto a se stessi e al proprio valore, che si auto-criticano aspramente, e spesso dipendono eccessivamente dall'altro per sentirsi approvati ed amati".

Poco in contatto con se stessi. "In questi contesti l'adulto spesso è poco in contatto con i propri bisogni e desideri, è ansioso, insicuro, rischia di non sentirsi mai all'altezza. È possibile che sviluppi a sua volta aspetti narcisistici e che riperpetui con i propri figli ciò che ha subito da parte dei suoi genitori".

Possibilità di sviluppare disturbi. "C'è una relazione tra il livello di critica percepita nell'infanzia e lo sviluppo di una tendenza all'autocritica, che può a sua volta generare disturbi come la depressione: in generale, i figli di genitori svalutanti sono persone che possono essere maggiormente soggette a disturbi d'ansia a depressione, disturbi alimentari e al disturbo ossessivo compulsivo".

Genitori che offendono i figli adulti

Genitori che offendono i figli adulti: questo problema prosegue in età adulta?

"Sì, se il figlio non riesce a "liberarsi" del criticismo genitoriale e si identifica con gli aspetti svalutanti che il genitore ha proiettato su di lui. In questi casi si rimane invischiati in una relazione con i propri genitori del tipo vittima-carnefice, dove i genitori continuano a denigrare più o meno apertamente l'operato del figlio anche se oramai è adulto. Talvolta i figli, nonostante siano adulti, non riescono realmente a "separarsi " dai genitori e continuano ad essere molto dipendenti dalle figure genitoriali anche quando hanno una loro famiglia. Spesso assistiamo ad atteggiamenti più o meno apertamente svalutanti da parte dei nonni che criticano aspramente l'operato dei propri figli con la loro prole o nella gestione della loro vita familiare, creando non pochi problemi. Sembra inoltre esserci una trasmissione intergenerazionale del criticismo: chi è stato svalutato e rimproverato aspramente dai propri genitori ha maggiori probabilità di reiterare a sua volta questi comportamenti con i propri figli". In età adulta è possibile intraprendere dei percorsi di psicoterapia per farsi aiutare da un professionista ad uscire da questa relazione problematica: è sempre possibile riprendere in mano la propria vita.

L'intervistata

Rosa Maria Quatraro è psicologa, psicoterapeuta, specialista in psicologia clinica. Da oltre vent'anni svolge attività clinica, di ricerca, formazione e supervisione nell'ambito della psicologia e psicopatologia perinatale. E' Responsabile Clinico di Maternità in difficoltà (www.maternitaindifficolta.it) contenitore di servizi psicologico clinici per la perinatalità la prima infanzia e la genitorialità. Ha lavorato per 21 anni in ambito perinatale presso l'UOS Psicologia Ospedaliera, area ostetrico-ginecologica Ospedale San Bortolo dell'Azienda ULSS 8 Berica-Vicenza. È co-direttore della collana editoriale "Psicologia della Maternità", Edizioni Erickson.

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