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Giochi da maschio e giochi da femmina? Non esistono

di Zelia Pastore - 02.11.2023 - Scrivici

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Giochi da maschio e giochi da femmina? Non esistono. Come riconoscere (e scardinare) gli stereotipi del marketing sui giocattoli e attività per bambini.

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Giochi da maschio e giochi da femmina? Non esistono

Cosa regalare a Prisca per il suo settimo compleanno? Chissà cosa potrebbe piacere a Manuel per Natale… Se mi trovo in dubbio e voglio trovare qualche buon consiglio su qualunque ecommerce, la mia ricerca sarà facilitata perché nelle categorie giochi da maschio e giochi da femmina potrò selezionare nel mare magnum dei giocattoli per i più piccoli un articolo adatto a Prisca o Manuel perché maschi e femmine sono diversi. Ma davvero la distinzione tra prodotti per bambini e prodotti per bambine è esaustiva degli interessi e delle aspirazioni che, attraverso il gioco, attirano i più piccoli sin dalla tenerissima età? Ne abbiamo parlato con la psicologa Alessandra Bocchio Chiavetto. 

 

Perché si parla di giochi per maschi e giochi per femmine?

"Ancora oggi si sente parlare di giochi per maschi e giochi per femmine, questo probabilmente è dovuto al fatto che nelle società occidentali, la distinzione fra maschile e femminile si fonda su una serie di opposizioni, dove le prime sarebbero corrispondenti a tratti femminili e le seconde a quelli maschili - premette l'esperta -, come ad esempio: dipendenza/indipendenza, irrazionalità-razionalità, emotività/logica, gentilezza/rudezza, passività/attivismo, indecisione/decisione, cooperazione/competizione  tratti che la cultura, le narrazioni hanno contribuito a mantenere negli anni. Questo tipo di rappresentazioni sociali è stato mantenuto anche dai media, che sono una fonte privilegiata di rappresentazioni sociali, di modelli semplificati e facilmente reperibili a cui i bambini possono attingere, contribuendo anche a mantenere stereotipi di genere". 

Qual è il valore del gioco nella crescita del bambino?

"Il gioco è l'attività principale del bambino - chiarisce Bocchio Chiavetto -. Il gioco è un importante fattore di sviluppo perché permette al bambino di sperimentare prima e di consolidare poi nuove competenze sia cognitive, sia socioaffettive. Il gioco è fondamentale per lo sviluppo del sé corporeo, del sé relazionale perché permette al bambino di sperimentare le emozioni e poi di riconoscerle nell'altro.

Giocare permette di fare esperienze di conoscenza e sviluppare il proprio quoziente intellettivo, di misurarsi con gli altri e con se stessi, di sperimentare situazioni e ruoli "facendo finta di" (gioco simbolico) senza dover impersonarlo realmente. Ancora, favorisce l'apprendimento di modelli comportamentali, permette di liberare energie in eccesso, ha una funzione di rilassamento, di piacere, e permette di esplorare il mondo esterno così come di esprimere i propri vissuti interiori. Alla luce di ciò, incanalare le attività ludiche dentro ai concetti tradizionali di mascolinità e femminilità limita la libertà e le possibilità della persona nella sua evoluzione". 

Che valore hanno per lo sviluppo sereno del bambino queste categorie commerciali?

"Ricerche recenti e studi meno recenti hanno evidenziato come le pubblicità di giocattoli diretta all'infanzia sostengano e rafforzino gli stereotipi più tradizionali - aggiunge la psicologa attiva a Padova -.

  • Gli spot pubblicitari dei giochi per femmine: negli spot rivolti al pubblico femminile prevalgono temi e valori quali la bellezza, la fiaba, la relazione e le emozioni, il glamour, il prendersi cura degli altri. Ancora, anche gli spazi dell'azione negli spot rivolti al "femminile" propongono tipicamente ambienti chiusi come la casa o un negozio. Potremmo definirli anche come luoghi dell'apparenza dove giocare a fare shopping, fare vacanze esotiche, in cui la natura è innocua come in un parco o nei giardini a tinte pastello. Ritmi allegri e melodici accompagnano graziosamente lo spot.
  • Gli spot pubblicitari dei giochi per maschi: molto differenti sono i concetti che emergono negli spot rivolti al pubblico maschile in cui prevalgono temi e valori quali l'avventura, la forza-aggressività, la competizione, la velocità. Le ambientazioni per promuovere i giochi a bambino sono spesso all'aperto, in stanze vuote o garage del contesto urbano, setting in cui sono proposti combattimenti, spesso, in una natura pericolosa. Anche lo sfondo musicale tratteggia accompagnamenti frenetici e talvolta sincopati. 

A essere esposti a modelli culturali e a modelli stereotipizzati che costituiscono un "fardello" faticoso da controbilanciare non sono soltanto i bambini, ma gli adulti, genitori in primis, che poi effettuano i propri acquisti anche sulla base dello spot più convincente.

Divenirne consapevoli di come le strategie di marketing incidano sui gusti dovrebbe farci riconsiderare se sia effettivamente vero o no che i giochi debbano essere per forza da maschio o da femmina. Queste sollecitazioni provengono dall'esterno inducendo i bambini a divenire 'consumatori' contribuendo a mantenere ruoli tradizionali".

 

Bambini maschi giocano con le bambole. Cosa significa? Semplicemente potrebbe voler dire che questi bambini stanno sperimentando un ruolo di care-giving, e che forse un giorno saranno dei fratelli amorevoli e dei padri capaci di prendersi cura di coloro che ne avranno bisogno! 

 

Bambine femmine che giocano con le macchinine. Cosa significa? Semplicemente potrebbe essere una sperimentazione della competizione sana in un "terreno protetto" che è quello del tappetone su cui si gioca evitando di incappare in sfide reali e alquanto più pericolose in fase adolescenziale. Oppure che stanno, attraverso il gioco di imitazione, cercando di sviluppare competenze scientifiche (interesse per la velocità, piani inclinati,  etc) e immaginando mondi possibili come essere campionesse di formula 1!

In che modo noi adulti condizioniamo le preferenze dei bambini nella scelta dei giochi?

"Ai genitori mi piace suggerire di non intervenire subito per offrire un'indicazione ritenuta corretta dall'adulto quando un bambino sta usando dei giochi in modo diverso dalla funzione per cui sono stati costruiti (purché il bambino non faccia male né a se stesso né agli altri), perché i ragionamenti e le riflessioni scaturiti dal gioco libero potrebbero stupire offrendo chiavi di lettura, informazioni importanti sul mondo interno del bambino, su ciò che sta vivendo e su suoi desideri e passioni - commenta Bocchio Chiavetto -. Sedetevi vicino a loro, incoraggiateli all'uso in sicurezza dei giocattoli e mettetevi in ascolto in un dialogo aperto e adatto alla loro età, si impara insieme e spesso reciprocamente! Al mondo della sfera pubblicitaria, espressione di creatività e fantasia, sarebbe bello poter suggerire di portare il proprio contributo 'al cambio di atteggiamenti nella società, riflettendo la diversità delle funzioni e della potenzialità delle donne e degli uomini, la loro partecipazione a tutti gli aspetti della vita sociale, così come la ripartizione più equilibrata delle responsabilità famigliari, professionali e sociali' (Risoluzione del Consiglio D'Europa 1995).

Fin dall'antichità, del resto sappiamo che il gioco è gioco ed è… una cosa seria!". 

Si sbaglia se nella scelta dei giochi si fa riferimento ai giochi tradizionalmente per maschi e tradizionalmente per femmine?

Ci sono giochi e giocattoli che attirano maggiormente l'interesse delle bambine e altri che vengono scelti con più frequenza dai bambini, in questo senso l'identità di genere biologica viene rafforzata da queste scelte di genere, ma è altrettanto importante, se vi è il desiderio, di consentire ai maschi così come alle femmine di dedicarsi, ad attività di gioco che vengono considerate dalla comunità più aderenti a uno dei due sessi. Si "sbaglia" per così dire solo se si è estremamente rigidi nei consigli e nelle proposte sia in una direzione sia nell'altra, forse il dubbio a oggi è lecito se pensiamo alla famiglia media contemporanea che sempre più spesso vede la presenza di un unico figlio/a, viceversa la sperimentazione avviene con naturalezza condividendo i giocattoli e i giochi tra fratelli e sorelle se pensiamo alle famiglie più numerose o nei contesti educativi come l'asilo nido o la scuola d'infanzia".

L'intervistata è Alessandra Bocchio Chiavetto, psicologa, libera professionista, si occupa di supporto alla Genitorialità è consulente per scuole e famiglie, Coordinatrice di Progettualità Psico-Educative ed Intergenerazionali presso Fondazione O.I.C. di Padova.

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