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Il rapporto madre bambino nei primi anni di vita

di Zelia Pastore - 24.05.2021 - Scrivici

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Che cosa aiuta questa relazione fondante e fondamentale? E che cosa invece la ostacola? Facciamoci aiutare a capirlo da Chiara Sacchi, psicologa e assegnista di ricerca per il Babylab dell’Università degli studi di Padova

Il rapporto madre bambino nei primi anni di vita

Nutrirlo, coccolarlo, cambiargli il pannolino, consolare il suo pianto, mettergli deliziose tutine, fargli ascoltare musica classica, abituarlo all'acquaticità: ogni mamma vorrebbe mettere la spunta su ogni punto di questo elenco e possibilmente aggiungere altri punti. Ma cosa è davvero fondamentale per il rapporto madre bambino nei primi anni di vita? Quali sono gli aspetti su cui vale davvero la pena concentrarsi, una volta garantito l'accudimento fisico essenziale ad una buona e sana crescita del piccolo? Lo abbiamo chiesto a Chiara Sacchi, psicologa e assegnista di ricerca del Babylab dell'Università degli Studi di Padova, un laboratorio per la ricerca scientifica impegnato nello studio dello sviluppo dei bambini fin dai primi mesi di vita.

In questo articolo

L'importanza della madre nei primi anni di vita

In cosa la madre è fondamentale per il suo neonato, oltre che nell'accudimento base?

"Siamo abituati a pensare che il neonato abbia principalmente bisogno di risposte immediate ai suoi bisogni fisici: dobbiamo però pensare che tutti i bambini hanno la necessità di stare in una relazione calda e amorevole tanto quanto di essere nutriti, puliti, addormentati, coperti e quant'altro.

Nei primissimi anni di vita, ciò che è estremamente importante per lo sviluppo sano di un bambino è la relazione che si instaura e si costruisce con l'adulto che si prende cura di lui. Nella maggior parte dei casi è la madre, ma potrebbe essere il padre: in alcuni casi ci può essere più di una figura di riferimento.

Questo perché le relazioni rappresentano "l'ambiente" in cui cresce il piccolo. Ambiente in cui fin dai primissimi istanti dopo la nascita il neonato comincia a fare le prime esperienze e inizia a mostrare e allenare le sue competenze (ancora un po' rudimentali) di entrare in relazione con il mondo: pensiamo in quest'ottica al pianto, al riconoscimento della voce materna, all'orientamento dello sguardo verso il volto, al sorriso.

Tutte queste competenze che il neonato ha diventano via via più sofisticate nell'esercizio, proprio grazie all'esperienza che il bambino fa nella relazione con il genitore che lo supporta. Grazie ai nostri studi, sappiamo che queste esperienze sostengono la crescita del suo cervello e quindi il suo sviluppo.

Nella relazione con la mamma, il bambino fa esperienza quotidiana del mondo che lo circonda: si allena a percepire, a muoversi, a comunicare i suoi bisogni, i suoi interessi e piano piano comincia anche a "pensare" la porzione di mondo in cui si trova".

Le competenze socio - emotive

"Durante i primi anni di vita nella relazione con la mamma il bambino costruisce le sue competenze socio-emotive, cioè quelle capacità che gli servono per gestire le proprie emozioni e le relazioni e di cui il piccolo si può servire nelle situazioni progressivamente più elaborate che incontra nello sviluppo. Pensiamo ad occasioni come la separazione dal genitore per l'inserimento al nido, allo stare con i compagni alla scuola materna, al risolvere un conflitto con i fratelli, ai momenti in cui prova paura. Nella relazione con il genitore il bambino sperimenta progressivamente diverse emozioni, anche emozioni negative, e costruisce le sue strategie per gestirle. Potremmo quindi dire che nel corso del primo anno di vita il bambino è in una "palestra di esperienze" con il genitore che gli permettono di scoprire il mondo attorno a sé e progressivamente conoscere sè stesso e le sue abilità nell'esplorarlo".

Il rapporto madre-bambino nei primi mesi di vita: i consigli

Come si può sviluppare al meglio il rapporto madre-bambino nei primi mesi di vita? Ci darebbe qualche consiglio a portata di neomamme?

"Il rapporto tra mamma e bambino si costruisce a partire dall'esperienza dello scambio quotidiano. Al pari dei bisogni di cibo, di sonno, di pulizia, il bambino vuole condividere le sue scoperte, la sua emozione di fronte ai suoi successi. Desidera essere aiutato quando si sente in difficoltà, necessità di sentirsi protetto quando prova a fare da solo, vuole sentirsi al sicuro se si spaventa.

Il genitore può mostrarsi presente e disponibile di fronte ai desideri e ai bisogni di relazione del bambino, cercando di comprendere quali emozioni il piccolo sta esprimendo in quel momento e di sintonizzarsi sul suo stato, come la stanchezza, rabbia, eccitazione. Ad esempio potrà calmarlo e tranquillizzarlo quando è nervoso, potrà sorridergli e complimentarsi con lui quando gli mostra qualcosa, come una torre che ha innalzato da solo: il bambino che prova a fare una costruzione e alzando gli occhi incontra il viso di un adulto entusiasta, sente nello sguardo del genitore un valore di sé.

Quando il bambino vuole provare a fare qualcosa in autonomia, l'ideale è stare in disparte e incoraggiarlo. E quando arriveranno i momenti difficili e le proteste, può essere l'aiuto parlargli in tono tranquillo e rassicurante, pur rimanendo fermi rispetto alle regole.

Queste risposte che la mamma può dare aiutano il bambino non solo a continuare fiducioso nell'esperienza di conoscenza del mondo, ma anche a sentirsi compreso nelle emozioni che prova in momenti diversi. Ad esempio, il genitore che contiene la paura del bambino durante l'addormentamento o che consola il bambino per la frustrazione di dover interrompere il gioco aiuta il bambino a comprendere quali emozioni sta provando e che queste emozioni possono essere gestite. Allo stesso modo, il gioco quotidiano con il genitore e il dialogo favoriscono in lui l'esplorazione, il ragionamento e il pensiero, così come le carezze, gli scambi affettuosi e i toni caldi con cui il genitore parla al bambino lo aiutano a sentirsi sicuro e protetto".

Cosa osservare nella relazione madre-bambino

Cosa dobbiamo tenere a mente nella relazione madre bambino per poterla condurre al meglio?

"Il bambino ha molti canali per comunicare, prima di iniziare ad utilizzare il linguaggio verbale. Ad esempio, i bambini piccoli segnalano come si sentono attraverso il sorriso, il pianto, la ricerca di contatto fisico (come l'essere preso in braccio) oppure riducendo i movimenti quando sono rilassati, ad esempio perché vengono coccolati.

Per il genitore può essere importante pensare il proprio bambino come un individuo con delle sue capacità e una sua esperienza del mondo: può farsi così una conoscenza del proprio figlio osservandolo nelle diverse attività quotidiane, in momenti diversi della giornata.

Può essere utile ad esempio pensare che i bambini molto piccoli hanno tempi di attenzione molto più brevi di quelli degli adulti e possono segnalarci con lo sguardo il loro desiderio di interagire e segnalarci, distogliendo lo sguardo, che possono aver bisogno di una pausa. In questo senso, osservare i comportamenti dei piccoli può aiutare ad adattare i tempi dei grandi e le stimolazioni che offriamo ai nostri figli alla loro esperienza del mondo che stanno costruendo.

Non meno importanti sono le emozioni del genitore: l'ambiente di vita di mamma e bambino, soprattutto nei primissimi mesi, deve favorire per le mamme il potersi sentire rilassate e tranquille nell'essere affettuose e disponibili ai segnali del bambino.

Naturalmente non ci sono consigli validi per tutti e in ogni occasione: si tratta piuttosto di concedersi il tempo di osservare il bambino e conoscerlo.

C'è un detto africano che recita "Per crescere un bambino ci vuole un villaggio": questa pillola di saggezza credo che ci possa aiutare a capire che perché un bambino possa crescere sano, serve che ci si prenda cura anche della sua relazione con il genitore, perché possa costruirsi in un contesto di benessere anche per la mamma, e che si favoriscano contesti per i genitori che agevolino non solo l'accudimento fisico ma anche la relazione".

Disturbo della relazione madre-bambino: a cosa dovremmo stare attenti?

Quali potrebbero essere gli ostacoli nella relazione mamma - bambino? A cosa dovremmo stare attenti?

"Come dicevamo sopra, ci vuole un villaggio. La relazione genitore - bambino si inserisce in un contesto di complessità in cui tanti fattori che magari fino a quel momento hanno sostenuto il benessere della persona ora possono ostacolarne la serenità.

Ogni famiglia è diversa, affronta difficoltà diverse e ha anche proprie risorse per rispondervi diversamente. Dalle ricerche sappiamo che, in generale, possono rendere più fragile questo inizio e possono, talvolta, rendere più faticosa la costruzione di una relazione questi elementi:

  • difficoltà di sviluppo del bambino
  • elevata conflittualità in famiglia
  • forme di malessere nel genitore come estrema solitudine e senso di isolamento
  • un incipit difficile che può derivare da una gravidanza faticosa o da un parto difficile

In questo contesto, la ricerca sui primi anni di vita serve anche a questo. Capire cosa può disturbare la relazione mamma bambino, così come cercare di comprendere sempre di più cosa facilita il benessere di questa diade sono tra gli obiettivi delle ricerche che vengono svolte all'interno del Babylab dell'Università di Padova, in cui spesso cerchiamo di studiare e conoscere da vicino in cosa i neonati e i bimbi piccoli sono precocemente competenti per aiutare anche le mamme a riconoscerlo. Ci occupiamo anche di comprendere di cosa hanno bisogno i bambini nelle tappe significative del loro sviluppo, per aiutare i loro genitori o chi si prende cura a fornire una risposta armonica al bisogno del bambino.

La ricerca fa un po' questo: si interroga, osserva e prende nota per provare a dare delle indicazioni che possono andare bene per tutti ma soprattutto essere di aiuto per i più fragili".

La relazione madre-bambino: i suggerimenti di Winnicott

"Winnicott è sicuramente un autore importante della psicologia che si è occupato dei bambini e delle loro madri. Nei suoi scritti, ci parla di molti concetti che ritroviamo ancora oggi nel lavoro con genitori e bambini. Uno dei più semplici da tenere a mente è questo: per crescere, il bambino ha bisogno di stare in un ambiente sufficientemente buono.

Non è l'assenza totale di difficoltà che possono incontrarsi nei primi anni di vita né la perfezione del genitore a definire lo sviluppo del bambino, piuttosto è una qualità sufficientemente buona delle esperienze che il bambino fa giorno dopo giorno.

Winnicott diceva anche che le madri sono naturalmente capaci di prendersi cura dei loro bambini, hanno questa predisposizione che si attiva subito dopo la nascita nell'incontro con il bambino. Oggi per esempio sappiamo dalla ricerca che il cervello durante la gravidanza si modifica per favorire una maggiore sintonizzazione affettiva con il neonato e per dotare il genitore di strumenti per prendersene cura.

Possiamo dire che anche le madri nascono e crescono insieme ai loro bambini e grazie ai loro bambini".

L'intervistata

Chiara Sacchi è psicologa e assegnista di ricerca del Babylab dell'Università degli Studi di Padova. Il Babylab è un laboratorio per la ricerca scientifica impegnato nello studio dello sviluppo dei bambini fin dai primi mesi di vita.

 

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