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La sindrome del primo della classe: cos'è e come possono intervenire i genitori

di Giulia Foschi - 08.03.2022 - Scrivici

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La sindrome del primo della classe nasce da un senso di insicurezza di fondo e può generare ansia nei bambini: ecco come aiutarli 

La sindrome del primo della classe

Alcuni bambini e ragazzi non sono in grado di accettare un voto non solo basso, ma neppure discreto: hanno bisogno di eccellere in ogni materia e in ogni circostanza. Vogliono essere, in poche parole, i primi della classe. Se applicarsi è positivo e stimolante, legare la percezione di sé al voto che si ottiene è dannoso. Può generare ansia, nel presente e nel futuro. Ma da dove deriva la sindrome del primo della classe e come devono comportarsi i genitori? Ne parliamo con Silvia Andrich, psicologa dello sviluppo.

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Voler essere sempre il migliore: che cos'è la sindrome del primo della classe

"Chiariamo innanzitutto che non è una malattia né una categoria diagnostica. La cosiddetta sindrome del primo della classe è una proiezione dell'odierna società, molto competitiva, fondata sull'apparire, sul dover essere sempre e comunque performanti, sull'eccellere. A volte a scapito degli altri, ma il più delle volte a scapito di sé stessi: è un boomerang. Questa sindrome colpisce alunni e studenti di qualsiasi età, dalla scuola d'infanzia all'università. E si basa su una teoria implicita: che il valore di un individuo si misuri in base al suo successo. Chiaramente, succede anche agli adulti in ambito lavorativo. A scuola, ai bambini che manifestano questa attitudine non importa quanto e cosa imparano, ma che voto prendono. Perché il voto è la manifestazione del loro valore. Così, anche prendere 7 non è adeguato alle aspettative: bisogna ottenere il massimo. Si innesta così un circolo vizioso pericoloso: più ho voti alti, più sono bravo, più sono degno di stima, di considerazione e di amore. Ci sono poi bambini molto bravi, ma che lo sono in modo naturale, e che hanno fortunatamente sviluppato anche una serie di abilità sociali e relazionali. In questo caso, non c'è da preoccuparsi".

Atteggiamento da prima della classe: c'è differenza tra maschi e femmine?

"In ambito clinico il sesso femminile è più soggetto ad avere problemi con la dimensione dell'ansia, quindi possiamo affermare che ci sono più bambine che tendono a voler essere le prime della classe. Anche perché le bambine devono dimostrare di essere non solo le più brave, ma anche le più belle, le più carine, le migliori in tutto. Per i maschi la cosiddetta sindrome del primo della classe si esprime spesso anche al di fuori del contesto scolastico, soprattutto nel gioco e in ambito sportivo, dove domina un forte senso di competizione. In questo caso capita che i bambini non accettino di arrivare secondi e terzi, figuriamoci ultimi".

Come comportarsi con chi vuole primeggiare: i consigli della psicologa ai genitori, le cose da fare e quelle da non fare

Come comportarsi con chi vuole primeggiare? Cosa devono fare i genitori in questa circostanza?

Attenzione alla proiezione dei genitori. "Prima di tutto l'adulto dovrebbe fermarsi e pensare a che adulto è, e se per caso non fa la stessa cosa nella sua vita, sul lavoro o in altri contesti. O se si comportava allo stesso modo quando andava a scuola. Se così fosse, dovrebbe cercare di cambiare prospettiva e rendersi conto che non sempre i bambini che vanno molto bene a scuola poi trovano pari collocazione all'interno della società una volta terminati gli studi. Perché oltre a non saper accettare i fallimenti, non sono abituati a lavorare in gruppo, a collaborare. Talvolta il brutto voto del figlio è vissuto dal genitore come una proiezione su di sé, come un giudizio al suo ruolo genitoriale: anche in questo caso bisogna ridimensionare questa percezione. Al proprio figlio si deve trasmettere il concetto che gli insuccessi capitano, fanno parte della vita: e va bene così. I bambini devono farsi gli anticorpi per sconfiggere il "virus" del perfezionismo. Facciamo capire loro che anche gli adulti sbagliano. Da un errore si riparte, cercando di fare del proprio meglio".

Cambiare prospettiva sugli errori. "Bisognerebbe cambiare prospettiva sull'errore. Farne un elogio: dagli errori si impara. Inoltre, bisogna spingere i ragazzi a puntare ad obiettivi raggiungibili, non irraggiungibili: ognuno ha dei limiti che vanno rispettati. Non è importante puntare al massimo, ma avere aspettative ragionevoli. Inoltre, non si deve per forza eccellere in ogni materia: aiutiamo i bambini a individuare i campi che prediligono e in cui riescono meglio.

Le responsabilità degli insegnanti. "Una parte delle responsabilità, infine, va attribuita anche agli insegnanti: pensiamo a quando vengono letti i voti a voce alta, generando ansia e competizione. A queste modalità andrebbe prestata molta attenzione. Inoltre spesso gli insegnanti tendono a preoccuparsi solo di chi fa più fatica, senza considerare che i più bravi spesso non riescono neppure a rialzarsi da uno scivolone, incapaci di accettare e superare la caduta".

La sindrome da primo della classe e il bisogno di sentirsi dire bravo: questo atteggiamento potrebbe nascondere un’insicurezza di fondo?

La sindrome da primo della classe e il bisogno di sentirsi dire bravo: questo atteggiamento potrebbe nascondere un'insicurezza di fondo?

"Sicuramente sì. Le nuove generazioni sono poco abituate a sopportare la frustrazione e gli insuccessi, un po' perché le aspettative dei genitori tendono ad essere alte, in parte anche perché vengono iper-protetti. I genitori che cercano di rendere la vita più semplice e priva di ostacoli ai figli a lungo andare non rendono loro un buon servizio. In queste circostanze spesso il livello di autostima non è molto alto, e rischia di innescare un metodo controproducente: non si affronta la vita, non si accettano le sfide perché non si vuole correre il rischio di commettere qualche errore. Meglio affrontare compiti basilari nei quali si è certi di eccellere. Così, però, non si va avanti".

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