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Limiti: un modo per essere vicini ai figli

di Nostrofiglio Redazione - 01.03.2021 - Scrivici

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L'importanza di limiti e regole ai bambini: perché mettere dei limiti ad un figlio è una scelta altruistica.

L'importanza dei limiti

A cura della Psicologa Eleonora Damiani

 Nel 1999 Asha Phillips pubblica il libro I no che aiutano a crescere tradotto dall'inglese Saying No. L'autrice mette in evidenza l'importanza dei limiti posti ai figli. Quanto però è difficile per un genitore riuscire a dire "no"?

Padre e madre sono esseri umani con vissuti, aspettative, timori e tanto altro che bolle al loro interno. Nella relazione col figlio spesso si desidera di potergli dare tutto quello che non si ha avuto durante l'infanzia, cercando di conciliare questo desiderio con l'educazione ricevuta.

Il limite viene spesso temuto, sia perché molti adulti di oggi erano i bambini di ieri soffocati da una rigida educazione, dove il contenimento poteva tendere a svalutare il bambino ricorrendo a sensi di colpa o vincoli emotivi. Eppure per quanto possa sembrare spaventoso, mettere dei limiti ad un figlio, ricorrendo ad una propria modalità che non sia frutto di copiato, è una scelta altruistica.

Perché non si è cattivi se si danno limiti

L'essere umano nasce, cresce e muore con dei limiti. Fargli credere che il suo potere è illimitato rispetto alla realtà circostante equivale ad illuderlo e tradirlo, perché è come farlo vivere nel mondo delle fiabe, da cui prima o poi inevitabilmente dovrà uscire per trovarsi confuso e privo delle risorse personali per sopravvivere.

Dare un limite al proprio figlio non rende un genitore cattivo, ma occorre che nella coppia vi sia un livello di complicità tale da confrontarsi separatamente e scegliere insieme quali regole porre nella famiglia. Mamma e papà, che vivano insieme o separati, restano sempre una coppia genitoriale e volenti o nolenti mettono le basi per l'autostima, il comportamento e i vissuti interiori del figlio.

Un confronto tra mamma e papà alla pari

È importante, dunque, che vi sia un confronto tra pari affinché non si instaurino dinamiche che espongano il bambino ad una triangolazione, del tipo "poliziotto buono" -"poliziotto cattivo". Se questo dovesse accadere il figlio verrà illuso rispetto alla concezione di limite, credendo che ci sia sempre un modo per aggirarlo. Un bambino o un ragazzo metaforicamente e/o fisicamente in mezzo tra i genitori, per quanto ad un livello superficiale possa beneficiare di alcuni vantaggi, a livello interno verrà salomonicamente diviso.

La frustrazione che il figlio sperimenta davanti ai "no" dei genitori lo preparerà nelle successive relazioni amorose, amicali, lavorative o di altro genere. È fondamentale pertanto che se i genitori sono più di uno scelgano insieme delle regole proprie, coerenti, che vadano bene ad entrambi e che rispettino il figlio in quanto essere umano.

In questo modo il bambino o il ragazzo non si sentirà in balìa dei bisogni inconsci genitoriali di riconoscimento e pur sentendo la frustrazione percepirà i genitori a sé vicini nel suo percorso di crescita. Il limite infatti fa sentire all'essere umano che non è lasciato nella confusione, ma che il genitore è lì presente accanto a lui per aiutarlo a formarsi una propria opinione. Le linee guida genitoriali tracciano la via nella strada della vita che ognuno ha il diritto e la responsabilità rispetto a se stesso di continuare a segnare da solo alla ricerca di una propria modalità.

Sull'autore

La Dottoressa Damiani collabora con il poliambulatorio Altamedica di Roma, dove gestisce percorsi di accompagnamento individuale, di coppia e di gruppo alla genitorialità e alla PMA (programmazione medicalmente assistita).

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