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Mio figlio mi risponde sempre male

di Stefano Padoan - 04.01.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
A chi non è capitato di ricevere una rispostaccia dal proprio figlio. Cosa spiega questa reazione dei bambini? E come contrastarla? I consigli dell’esperta

Mio figlio mi risponde sempre male

A volte accade senza nessun preavviso, in altri periodi della vita sembra essere l'unico modo di comunicare; in ogni caso è difficile incontrare genitori a cui non sia mai successo di sentirsi rispondere male dal proprio figlio. Ma come comportarsi di fronte a questi episodi? I consigli di Giovanna Ambrosone, pedagogista e specialista dell'Approccio Touchpoint.

In questo articolo

Perché i vostri figli vi rispondono male

«Prima di entrare nello specifico, mi sembra importante condividere un aspetto fondamentale della crescita di bambini e ragazzi - premette Ambrosone - Essi hanno bisogno, per poter diventare autonomi, di differenziarsi e distanziarsi progressivamente dalle figure genitoriali. Questo aspetto lo incontreremo a più riprese nel nostro percorso di genitori: pensiamo ad esempio ai "terrible two" (i terribili 2 anni di vita), alle bugie improbabili nella scuola dell'infanzia, all'utilizzo di un idioma adolescenziale a noi spesso incomprensibile».

Sono tutte espressioni, proporzionate all'età, di una volontà di affermazione e di opposizione. Sono modalità per sperimentare strade verso l'indipendenza e per manifestare, con azioni e parole, le loro idee e la loro volontà di prendere piccole e grandi decisioni personali. Ogni età con le sue specifiche.

Perché i bambini 4-12 anni rispondono male

Nell'infanzia, frasi come "Papà sei cattivo" , "Mamma sei una strega" possono lasciarci increduli eppure appartengono alle strategie che i bambini mettono in campo nella faticosa fase orientata all'auto-affermazione e quindi a rivendicare la propria individualità separata da quella genitoriale. «Oltre ai "no" e ai comportamenti oppositivi, non è così infrequente che il bambino critichi e attacchi i genitori con frasi che, se prese alla lettera, rischiano di suonare come forti e irricevibili. Il bambino, dicendo "mamma, papà siete cattivi", comunica in quel momento la sua rabbia o il suo dispiacere per qualcosa. Infatti se ci soffermiamo ad osservare, vediamo come certe frasi, come anche determinati comportamenti, non siano mai casuali: è molto probabile che il bambino critichi i genitori o li allontani, se magari è stato rimproverato per qualcosa, se è stato contraddetto o gli è stato negato qualcosa. I bambini rispondono male ai limiti che pongono i genitori, alla crescente capacità di comprendere che il loro pensiero magico non può cambiare le cose».

Come gestire un bambino 4-12 anni che risponde male

Di fronte a questi momenti, fermatevi un momento e mettete in pratica questi 3 suggerimenti:

  1. Non prendeteli alla lettera… Se ci fermiamo un momento, ci apparirà evidente che il bambino non pensa veramente ai genitori come mostri cattivi che non vuole più vicino a sé, come del resto quando siamo noi ad arrabbiarci anche con le persone care, non vogliamo veramente che spariscano dalla nostra vita (anche se in quel momento magari prenderemmo volentieri una pausa).

  2. ... ma prendeteli sul serio. Dietro a una frase del genere, deve essere colta semplicemente la rabbia che il bambino può provare in quel momento e che con molta fatica cerca di esprimere. «Pertanto evitiamo di criticarlo o sgridarlo, oppure di iniziare a collidere con lui chiudendosi o assumendo un atteggiamento offeso, perché in entrambi i casi il rischio è che nostro figlio percepisca la propria rabbia come troppo pericolosa e che quindi possa sentirsi in colpa».

  3. Atteggiamento accogliente. Al contrario, è consigliabile assumere un atteggiamento accogliente e ad accettare il fatto che il bambino possa essere anche arrabbiato. «Una reazione tranquilla e rassicurante, oltre che tollerante, aiuta il bambino a sentirsi compreso e accettato anche quando è arrabbiato, e questo lo aiuterà nel riuscire ad esprimere liberamente le proprie emozioni ed imparare a tradurle in azioni e parole accettabili».

Perché gli adolescenti rispondono male

Quando avviene il passaggio all'adolescenza si fa ancora più evidente la necessità di autoaffermazione e distanziamento, di entrare nel mondo a modo loro. «In questa situazione molte volte il genitore diventa bersaglio facile per i ragazzi che si trovano in una fase di crescita e di molteplici cambiamenti, sono maggiormente irascibili e si arrabbiano di più se l'adulto non risponde alle loro richieste. I ragazzi utilizzano un linguaggio offensivo e espressioni forti per sperimentare una distanza dagli adulti di riferimento, per provare a minare la loro supremazia e guadagnare il loro posto nel mondo». Tante volte questi comportamenti oppositivi rappresentano anche una ricerca di attenzioni e soprattutto di accettazione da parte del figlio: «Quando la madre o il padre sono appesantiti dai continui modi di fare dei ragazzi e gli ripetono spesso di non comportarsi in un certo modo, scatta un meccanismo per cui si sentono rifiutati e tirano ancora di più la corda».

3 modi per gestire un adolescente che risponde male

3 modi per gestire un adolescente che risponde male

Anche qui valgono i consigli di non prenderla sul personale e troppo alla lettera: «Cercate di mantenere la calma, perché se il figlio arriva a dire "Ti odio", "Non ti sopporto più!" spesso lo dice ma non lo pensa: certi comportamenti, che sembrano un attacco verso gli adulti di riferimento, in realtà comunicano un bisogno di affermazione e differenziazione». Pertanto potete mettere in campo queste 3 strategie:

  1. Accogliete le loro emozioni. «Noi adulti abbiamo il compito di accompagnare gli adolescenti nel cammino verso la scoperta della propria individualità: prendete dunque seriamente le loro emozioni, agendo sempre con rispetto nei loro confronti».

  2. Non ponetevi al loro stesso livello. Siete genitori, non amici né coetanei: comportatevi da tali dunque, rimanendo lucidi e «mettendo in campo un sistema di regole chiaro, concreto e adeguato all'età». Ci sta poi perdere le staffe, siamo umani. Ma che non sia la regola e che non ci si giustifichi dando a lui la colpa e dicendo "ormai è grande": è cresciuto rispetto all'infanzia, ma è una persona che sta ancora sviluppando la propria personalità.

  3. Il silenzio attivo. Quando, nonostante la giusta distanza dal vortice emotivo dei nostri figli, la situazione diventa insostenibile, può esserci d'aiuto la strategia ideata da Daniele Novara: il silenzio attivo. «Si tratta di una pausa comunicativa che i genitori mettono in atto in un momento di tensione. Non è la versione 2.0 del "non ti parlo più", ma la decisione presa in momenti significativi (non funziona se lo facciamo tre volte all'ora!!!) di dichiarare che, come gli abbiamo detto più volte, i genitori non si insultano e il rispetto è alla base di ogni comunicazione. Alla fine comunicate con fermezza, senza eccesso di parole, senza urlare, senza minacciare punizioni, che sospendete la comunicazione per un tempo definito, ma non infinito (questa tecnica adattando i tempi del silenzio può essere usata anche nelle altre fasi della crescita)».

I consigli per non litigare in didattica a distanza

Adesso che molti ragazzi non vanno a scuola, ma la scuola arriva a casa attraverso la DAD (didattica a distanza), i momenti di tensione e le rispostacce potrebbero aumentare. Come affrontare questa situazione di semi-lockdown con gli adolescenti? Agli spunti precedenti si può aggiungere:

  1. Non intromettetevi nelle lezioni. Le attività scolastiche fanno parte della loro vita e dunque, se non si stanno verificando particolari problemi contingenti, devono rimanere tali anche se svolte a casa. «Non entrate nella stanza dove stanno facendo DAD, lasciate che vivano la scuola come uno spazio loro come quando erano in presenza».

  2. Prestate ancora più attenzione. Adesso più che mai fate attenzione alle loro parole, alle loro emozioni: «Stanno vivendo con voi genitori un tempo eccessivo: proprio adesso che avrebbero bisogno di stare "fuori", costruire le loro relazioni e staccarsi dal nido si trovano intrappolati in casa. Questo potrebbe aumentare il desiderio di differenziarsi e il linguaggio a volte diventa l'unico mezzo. Ora sapete che dietro quelle parole che vi feriscono c'è una richiesta di aiuto, perché vogliono diventare grandi e autonomi».

  3. Vigilate anche sulle vostre parole. Comprensione emotiva, fermezza ed autorevolezza educativa, regole chiare: a queste strategie bisogna aggiungerne una forse da dare per scontata, ma da sottolineare adesso che voi genitori passate molto più tempo a contatto con i ragazzi e magari riuscite meno a modulare i registri a seconda dei vari ambienti: «Usate un linguaggio appropriato. Se anche voi nei momenti di rabbia usate un linguaggio offensivo, questo può essere preso a prestito dai vostri figli nei loro momenti di opposizione».

L'intervistata

Giovanna Ambrosone è una pedagogista e specialista formata all'Approccio Touchpoint, modello neuro-evolutivo ideato dal pediatra americano T.B. Brazelton per aiutare i genitori a leggere le varie fasi di crescita del bambino.

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