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Nag factor, la strategia dei bambini per convincere i genitori a comprare

di Elena Berti - 26.01.2022 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Nag factor, bambini e fattore assillo per convincere i genitore a comprare qualcosa portandoli allo sfinito, tipico di infanzia e adolescenza.

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Nag factor bambini

Avete presente quando vostro figlio vi toglie l'anima perché vuole un determinato oggetto? Quando si butta in terra nel negozio, ve ne parla continuamente, vi propone accordi e scambi? Ecco, questa strategia di sfinimento ha un nome e si chiama nag factor. Bambini grandi e piccoli sanno come usarlo!

Nag factor, ovvero il fattore assillo

La definizione di nag factor esiste orma da più di vent'anni ed è intesa come l'abilità del bambino di tormentare i genitori al fine di ottenere quel che vogliono. Si tratta della loro capacità di assillare fino allo sfinimento, tipica dell'infanzia e della prima adolescenza, in modo da convincere mamma e papà a comprargli quel che vuole. 

Nag factor: bambini e adolescenti

Le tattiche per ottenere quel che si vuole sono molto diverse a seconda dell'età. I bambini più piccoli portano allo sfinimento i genitori attraverso crisi, pianti e scongiuri, giocando soprattutto sull'imbarazzo che si prova quando il proprio figlio fa una scenata in un luogo pubblico: portarlo via tirandolo per un braccio o accontentarlo, magari ancor prima che scatti la crisi?

I ragazzini, invece, giocano sul senso di colpa: ce l'hanno tutti i miei amici, vuoi farmi escludere, ma così resto solo, sarò bullizzato. 

L'obiettivo è però comune: ottenere quello che vogliono!

Questi due diversi approcci hanno anche nomi diversi, secondo gli studiosi: per i bambini si parla di assillo persistente, per cui le richieste sono ripetitive, la voce si fa alta, alla fine i genitori cedono. L'assillo di importanza, invece, è quello appunto che prevede argomentazioni più subdole, spesso imparato dai media, riguardo in particolare all'importanza dell'avere quel determinato oggetto. 

Genitori e nag factor

Come rispondono i genitori a queste richieste assillanti? C'è chi lo fa col dissenso, la risposta più diffusa: il rifiuto deciso, no è no; il dissenso ambiguo, cioè ti dico no ma magari se fai questo cambio idea; il rifiuto debole, c'è il no ma basta un po' di insistenza per far cedere mamma e papà.

C'è invece chi procrastina, sperando che il figlio si dimentichi della richiesta o promettendo di esaudirla in momenti particolari, come il compleanno. Peccato che i bambini capiscano benissimo la strategia e quindi tornino a ricordarsi ancora più spesso dell'accordo. 

Infine ci sono genitori che negoziano, ti compro quel che vuoi se fai questa cosa: i bambini e i ragazzi capiscono che basta poco per ottenere l'oggetto del desiderio e mettono in pratica comportamenti col solo fine di ottenerlo. 

Non è facile uscire da questo circolo vizioso, frutto del consumismo, che rischia di incrinare il rapporto tra genitori e figli. Anche se mamma e papà sono adulti e possono valutare le situazioni caso per caso, la continua mediazione diventa frustrante per tutti gli elementi in gioco. Il consiglio è quindi di scegliere di volta in volta, ma di essere coerenti: no è no, niente ricatti, prima il dovere e poi il piacere. Quindi se siete di quelli che non vogliono cedere, siate fermi nel vostro no e, di tanto in tanto e quando pensate che vostro figlio lo meriti, fategli una sorpresa, prima che metta in atto la strategia di nag factor

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