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Parental burnout covid: che cos'è e come prevenirlo

di Elena Berti - 28.03.2022 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Questo momento di pandemia e continuo lockdown ha portato ad un aumento di parental burnout covid. Ma che cos'è e come si può prevenire?

Ilaria, da quanto suo figlio Teo è stato male nella prima ondata di Covid per il sistema immunitario, ha deciso di ritirarlo e di procedere con l'home schooling. È così che da più di un anno la loro famiglia si è chiusa in se stessa per non incorrere nel virus e non vedono nessuno. Il marito lavora chiuso in camera, lei ha smesso di lavorare per seguire il figlio. Sono tante le famiglie che si sono ritrovate così a far fronte al parental burnoutuna sindrome da esaurimento. A causa di questo alcuni genitori possono essere portati a provare una sorta di distacco nei confronti dei loro figli e a provare insicurezza circa le loro capacità genitoriali.

In questo articolo

Che cos'è il parental burnout covid

Sebbene ci siano buone notizie tra vaccini e una fine del lockdown, abbiamo ancora molta strada da fare prima che riprenda una vita normale. E per molti, la vita sotto pandemia è già costata tanto. Gli psicologi riferiscono di un aumento della "stanchezza pandemica" e del parental burnout poiché molte persone trovano l'attuale fase di restrizioni più difficile, con più persone che si sentono esauste, stressate e incapaci di far fronte a tutto questo in famiglia.

Il termine inglese Burnout fa riferimento a quello che chiamiamo esaurimento: in pratica, chi soffre di burnout si consuma, si esaurisce, si brucia a causa del forte stress dovuto, solitamente, al lavoro. Quando gli impegni e soprattutto le responsabilità sono troppo pesanti, alcune persone semplicemente si esauriscono e non hanno più l'energia per continuare a fare quel che devono fare. Sul lavoro, le cause possono essere varie, dipendere dall'organizzazione, dal carico personale o ancora dai colleghi e dai capi.

Si deve però, appunto, distinguere tra burnout professionale e genitoriale, anche se i due possono benissimo accavallarsi.

Burnout professionale

Il burnout professionale esiste ed è riconosciuto già da alcuni anni, prima dell'arrivo della pandemia da Covid-19. Sebbene però lo sia a livello psicologico, è più difficile trovare un riconoscimento reale in ambito lavorativo, così chi soffre di burnout spesso ha problemi a ottenere per esempio la malattia. 

Ma come si riconosce il burnout da lavoro?

In linea generale, si potrebbe dire che si arriva al punto in cui "non ce la si fa più": chi soffre di burnout trova esagerato il carico di lavoro, fatica a raggiungere gli obiettivi più semplici, non ha più nessuna motivazione, ma soprattutto ha conseguenze non solo professionali, ma anche personali, come insonnia, depressione, angoscia, addirittura pensieri suicidi. 

Burnout genitoriale

Il parental burnout ha caratteristiche diverse ma conseguenze simili. I figli non sono un lavoro, anche se molti lo sostengono: lo sono dal punto di vista dell'impegno, ma da loro non si può staccare mai, non si possono prendere ferie o cambiare figli perché quelli che abbiamo non ci vanno più bene o ci stressano troppo. Non c'è malattia né cambio che possa venire incontro ai genitori. 

Il burnout dei genitori ha quindi radici ancora più insidiose, e si caratterizza con la perdita totale di energie, la mancanza assoluta di pazienza, la voglia di scappare, maggiore propensione alle urla e, dopo tutto questo, la sensazione di inadeguatezza, di non essere capaci di fare i genitori, ma al tempo stesso la volontà di allontanarsene per respirare. Questo innesca un senso di colpa che si ripete ogni giorno. 

Le conseguenze del parental burnout

Se il burnout è stato riconosciuto a livello internazionale come forte stress legato soprattutto all'ambito lavorativo già prima della pandemia, sono diversi gli studi che riportano la maggiore incidenza di burnout tra i genitori a causa del Covid. Allo stress professionale si è aggiunto infatti quello familiare, in particolare quando i due campi si sono mescolati, per esempio nei genitori che hanno dovuto lavorare da casa e al tempo stesso seguire i figli.

Secondo alcuni studi, i genitori con burnout dovuto alla situazione pandemica tendono poi ad allontanarsi dai figli, a occuparsene sempre mene per non esaurirsi, e la genitorialità perde qualsiasi appeal, diventando soltanto un peso. Quante volte avete sentito dire, o vi è capitato di dire, "non sopporto più i miei figli"?

Altra conseguenza del burnout genitoriale dovuto al Covid è il senso di colpa: mentre prima, tutto sommato, molti avevano trovato un equilibrio stabile, con questa situazione hanno visto crollare le proprie certezze e si ritengono dei genitori falliti, molto diversi da quelli che erano prima e da quelli che vorrebbero essere, e questo causa ancora più stress e angoscia. 

Ma proprio perché è impossibile staccarsi dai figli (a differenza del lavoro, non ci si può licenziare, non si possono prendere ferie o aspettative), questo burnout è solo destinato a inasprirsi. I genitori che ne soffrono dimostrano meno pazienza, crisi depressive, abuso di alcol e in alcuni casi di sostanze stupefacenti, minore rendimento sul lavoro. 

Per esempio, uno studio effettuato nel 2020 da una professoressa di psicologia alla Chicago School of Professional Psychology, sottolinea come i genitori affetti da burnout pandemico fossero più inclini ad avere comportamenti fisicamente e verbalmente violenti nei confronti dei figli, a usare la coercizione e le punizioni, con un rischio altissimo di maltrattamento sui minori.

La cura di sé

La cura di sé è diversa per ogni persona, afferma Kirsty Lilley, specialista in salute mentale presso l'ente benefico CABA, ma potrebbe comportare il tempo per se stessi durante il giorno, fare esercizio all'ora di pranzo, dire "no" più spesso e assicurarsi che il carico di lavoro sia gestibile. In sostanza, la cura di sé riguarda anche la protezione di noi stessi e la definizione dei confini. "Mentre il mondo affronta l'incerto e l'ignoto, è importante avere qualcosa di prevedibile e di routine per te stesso", dice la psicoterapeuta inglese Yuko Nippoda "Sono sufficienti cose semplici come ascoltare la radio, leggere un libro o annaffiare le piante. Hai solo bisogno di sentire il controllo per potenziare te stesso".

Aggiornato il 25.02.2021

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