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I pensieri suicidi degli adolescenti: come riconoscerli e affrontarli

di Stefano Padoan - 27.07.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Con il Covid sono sempre più frequenti i pensieri suicidi degli adolescenti, che talvolta può sfociare in atti gravi. La parola agli psicologi.

I pensieri suicidi degli adolescenti: come riconoscerli e affrontarli

Le reali conseguenze della pandemia sulla psiche dei nostri ragazzi sono ancora tutte da scoprire, ma gli psicologi osservano già l'aumento dell'accesso ai loro servizi da parte di preadolescenti e adolescenti. Un'età delicata che nell'ultimo anno è andata ancora più in sofferenza, suscitando talvolta grande preoccupazione in famiglia a causa di comportamenti autolesionistici e pensieri suicidi. Abbiamo chiesto a Luca Massironi e Federica Ferrari, psicologi dell'età evolutiva di Anagramma Psicologi, come i genitori possono riconoscere e affrontare questi momenti di crisi dei figli.

In questo articolo

Gli effetti psicologici del Covid su preadolescenti e adolescenti

«L'adolescenza è una fase cruciale della vita - esordiscono gli esperti - in cui prendono avvio una serie di processi evolutivi significativi come lo sviluppo corporeo, la socializzazione secondaria (ovvero la costruzione di legami significativi con i pari esterni alla famiglia) e la progressiva separazione dalle figure genitoriali. Questa ricerca di identità e di autonomia, questo distacco dall'immagine di sé infantile talvolta sono difficoltosi e possono causare fragilità e disagi». Non è ancora possibile rilevare in modo esaustivo come il Covid abbia impattato su questi processi, ma le ricerche sottolineano che, specialmente dopo il primo lockdown di marzo 2020, «si è verificato un indebolimento psichico trasversale a tutte le fasce di età, sia in soggetti che all'epoca presentavano un quadro clinico rilevante, sia in soggetti che invece, prima di questa esperienza, non manifestavano particolari bisogni di supporto psicologico. I nostri sportelli psicologici hanno registrato come nell'ultimo anno la sofferenza nel contesto familiare, a partire dalle fasce preadolescenziali e adolescenziali, sia davvero emersa in maniera significativa».

La salute mentale degli adolescenti: le responsabilità del mondo adulto

I due psicologi però ci sottopongono anche un'altra domanda: davvero, prima del Covid, la sofferenza tra gli adolescenti non era presente? «In questo momento dovremmo domandarci se la spiegazione che vede il disagio psichico direttamente causato dal Covid, o dalla "cattiva influenza" di internet e dei social, non sia un modo per silenziare le responsabilità del mondo adulto di fronte a un dolore profondo che necessita invece di essere colto, accolto, ascoltato e compreso. Durante la pandemia ci siamo tutti percepiti per quello che siamo, ovvero estremamente fragili. Nei nostri percorsi con figli e genitori insieme, ci rendiamo invece conto di come spesso gli adulti temano di mostrarsi in difficoltà e provino a proporsi come forti e "potenti". Come figure adulte stiamo perdendo l'occasione di dimostrare alle nuove generazioni che la sofferenza è un elemento della vita che può essere sperimentato in maniera adattiva, che può essere gestito in modo funzionale e che da questa possa nascere un'occasione di resilienza e di crescita».

Quando un adolescente può avere pensieri suicidi

Secondo le ricerche, il pensiero della morte è presente nella mente di molti adolescenti ma il più delle volte viene tenuto ben custodito nell'intimità e lontano dallo sguardo degli adulti. «Questo pensiero non è indice di una patologia grave, anzi viene spesso sollecitato dalla crescita: ad esempio, ogni ragazzo o ragazza fa i conti con i cambiamenti corporei e dunque con la mortalità del proprio corpo. Dobbiamo però ricordarci che c'è una profonda differenza tra il pensare la morte e un'azione o un progetto suicidale».

Il passaggio può avvenire quando si manifesta un profondo senso di inadeguatezza: «Quando nel vissuto di un ragazzo subentra il disagio nel percepirsi irrimediabilmente inadeguato nei confronti di un'illusoria aspettativa di successo (sociale, relazionale, scolastico) o di alcuni ostacoli percepiti come insormontabili».

Il suicidio dunque può assolvere due funzioni, spesso intrecciate:

  • Sparire dalla scena. Il suicidio interrompe un dolore e una mortificazione personale vissuti come ingestibili e intollerabili.
  • Vendetta. Il suicidio può diventare il mezzo per esercitare una vendetta rabbiosa nei confronti di un ambiente percepito come non accogliente e mortificante.

Perché il Covid ha aumentato i tentativi di suicidio

Come mai, in questo momento storico, sono più numerosi i tentativi suicidari? «È sempre bene evitare generalizzazioni semplicistiche perché ogni adolescente è portatore di un vissuto unico e irripetibile. Tuttavia possiamo rilevare un fattore di rischio nel ritorno alla socialità dopo lunghi mesi di isolamento: dopo essere stati per lungo tempo lontani dagli altri significativi (i coetanei, i compagni di classe, i docenti, i compagni di squadra) e ben celati dietro le webcam (spesso spente), oggi i ragazzi tornano a fare i conti con lo sguardo di ritorno degli altri, che può rimandare una percezione di sé come non all'altezza delle aspettative quando invece, fisiologicamente, il bisogno di questi ragazzi è di riconoscimento, approvazione e accettazione. Spesso i ragazzi che incontriamo, in studio o a scuola, riportano che uno degli aspetti positivi della DAD sia stato il fatto di essere più tranquilli e a proprio agio, senza doversi preoccupare di cosa potessero pensare gli altri di loro. Questi casi sembrano perfettamente in linea con quanto dice Roy Baumeister: un adolescente, nel pensiero di darsi la morte, può sfuggire alla vergogna di vedersi smascherato nelle sue inadeguatezze e fragilità. È insomma un po' come mettersi in costume dopo un lungo inverno: come la pelle chiara e delicata è particolarmente suscettibile ai raggi solari, così sui nostri figli gli sguardi altrui possono bruciare».

Come accorgersi del disagio del proprio figlio

I principali contributi scientifici sono concordi nel dire che sia molto raro che un gesto suicidario si presenti improvvisamente e in modo inaspettato e impulsivo. «Piuttosto, nella propria intimità, è possibile che i ragazzi che attraversano una fase di intensa sofferenza coltivino un'ideazione suicidale: affinando lo sguardo, possiamo scorgere che spesso vi sono segnali precedenti». Capita che i genitori non riescano a riconoscere questi elementi per due motivi:

  1. Gli adolescenti nascondono il loro mondo interiore agli adulti. In una stagione della vita che prevede il distacco dalla dipendenza e dalla protezione degli adulti, gli adolescenti sono esperti nel celare la propria intimità.
  2. Gli adulti hanno paura della sofferenza. «Il disagio dice una grande verità che i genitori spesso hanno bisogno di negare: che i propri figli sperimentano la sofferenza, stanno male. Questa pare una cosa inammissibile nella nostra società, e in più potrebbe suggerire di aver fallito come genitori. Il nostro lavoro spesso consiste nel presentare un'immagine diversa del figlio, non polarizzata negativamente, ma forse più autentica e completa, facendo luce su quelle aree grigie che i genitori faticano a vedere».

È dunque fondamentale dare voce a questi vissuti di dolore senza lasciare che questo diventi un tabù, un segreto inammissibile, un "non detto". Ecco alcuni consigli:

  • Siate presenti. Non basta vivere nella stessa casa per avere una relazione: anche in un'età in cui mette tutto in discussione, è possibile mantenere aperto un canale di fiducia e ascolto con vostro figlio. Siate voi i primi a condividere com'è andata la vostra giornata, chiedete sempre come sta: sarà più facile che, in caso di bisogno, romperà il silenzio con voi.
  • Non forzateli a parlare. Mostrate la vostra disponibilità al dialogo ma non imponetelo: siate pronti anche a sostenere semplicemente il mutismo dei vostri figli.
  • Ascoltate e accogliete. «Mettetevi in ascolto senza giudicare e senza minimizzare, ovvero senza pensare che si tratti di una mera esagerazione o drammatizzazione provocata da un bisogno di attenzione. Questo potrebbe portare gli adolescenti a tenere ancora più celati questi pensieri».

Come intervenire e farsi aiutare

Se un ragazzo o una ragazza riesce a condividere o a far giungere indirettamente questi pensieri ai genitori, è importante che essi riescano a supportarlo.

  • Niente panico. «Non mostratevi eccessivamente spaventati e sconvolti (per quanto siano reazioni legittime) ma concentratevi sul suo disagio con la giusta dose di autentica preoccupazione per una questione assai critica».
  • Non minimizzate. «"Non è possibile che tu soffra con tutto l'amore che ti ho dato"; "Saranno gli ormoni"; "Sarà la DAD"; "Sarà il Covid" sono frasi che rifiutano il loro stato d'animo e non entrano in empatia con loro. Piuttosto manifestate comprensione per il disagio che il minore sta vivendo e date importanza a questa problematica».
  • Rivolgetevi a dei professionisti. «Orientatevi verso un supporto psicologico clinico in grado di dare voce, in uno spazio protetto e sicuro, a questi sentimenti. Nella nostra equipe siamo consapevoli del privilegio che abbiamo nel poter condividere questi vissuti sperimentati dagli adolescenti e della responsabilità del nostro ruolo. Allo stesso tempo rimaniamo piacevolmente stupiti di come, persino questi pensieri certamente faticosi, se valorizzati possano indicare nuovi orizzonti di crescita e di cambiamento per i ragazzi e le ragazze».

Gli intervistati

Luca Massironi e Federica Ferrari sono psicologi dell'età evolutiva presso Anagramma Psicologi, Centro Polispecialistico che conta più di 30 professionisti. Tra i servizi psicologici, oltre all'attività clinica in studio il Centro ha vari progetti sul territorio proponendo interventi di prevenzione, di promozione del benessere psicologico e di ascolto mediante sportelli nelle scuole e nei municipi di Milano.

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