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Perché i bambini piangono?

di Sarah Pozzoli - 18.02.2021 - Scrivici

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Fonte: shutterstock
Perché i bambini piangono? Perché il pianto attira l'attenzione anche dei genitori più distratti. I trucchi per evitare inutili circoli viziosi

Il pianto del bambino

Perché piange un bimbo? Per attenzione

Perché i bambini piangono? "Il pianto attira l'attenzione dei genitori. Soprattutto se il volume è alto, l'efficacia del pianto è sicura perché il genitore non può fare a meno di ascoltare," spiega il pediatra Laurel Schultz in un'intervista alla rivista medica americana WebMD. Non si sta parlando di pianto del neonato o del lattante. In questo caso il discorso è diverso.

Leggi l'articolo Come capire il pianto del neonato.

Il pianto dei bambini dopo l'anno

Il pianto di cui si parla in questo articolo è quello dei bambini più grandicelli, da uno-due anni insù. Ebbene, per questi bambini piangere non è una strategia consapevole, bensì un comportamento che hanno imparato – e spesso i genitori hanno una grossa responsabilità. Perché?

Il motivo è presto spiegato, dice la pediatra americana. Prendiamo un bambino e facciamogli chiedere qualcosa a mamma o papà in modo gentile e educato. Se il genitore, magari perché sta pensando ad altro, non risponderà alla sua richiesta né la prima né la seconda volta, il bambino proverà ad alzare il volume.

Il bambino piccolo, in particolare, inizierà a strillare forte per attirare l’attenzione del genitore o a fare un capriccio. Il bambino più grandicello invece, avendo acquistato più autocontrollo, probabilmente inizierà a piangere e a lamentarsi.

Dare attenzione al bambino

Volete evitare questo circolo vizioso? La pediatra americano consiglia ai genitori di non aspettare che i bambini arrivino alla fase 'di stress' prima di dargli attenzione.

"E' importante rispondere subito alla richiesta, se è possibile – dice la pediatra –. E se non è possibile perché siete al telefono o nel mezzo di una conversazione, cercate comunque un contatto con gli occhi di vostro figlio e alzate un dito, così il bambino saprà che tra un minuto avrà la vostra attenzione. Poi date a vostro figlio l'attenzione che richiede il prima possibile". Insomma non state al telefono mezz'ora di fila se non è necessario ...

… e poi fornire un modello di comportamento

Quando il bambino inizia a piangere e lamentarsi, i genitori dovrebbero fare un respiro profondo e ricordarsi che il bambino non ha intenzione di essere irritante, aggiunge Becky Bailey, educatrice e psicologa dello sviluppo. Il bambino, come si è detto anche sopra, sta chiedendo aiuto.

I genitori dovrebbero rispondere alla sua richiesta e poi fornire al bambino un modello di comportamento. Per esempio, potrebbero dire dolcemente al bambino "invece di piangere, spiegami che cosa vuoi" e poi suggerire "Per favore, mamma mi dai il latte?" E' importante insegnare al bambino anche la frase giusta e il tono giusto.

Che cosa fare se il bambino non smette di piangere

Se il bimbo continuasse a piangere e i genitori fossero sicuri che non si tratti di dolore o malattia in arrivo, Bailey suggerisce di guardare oltre il pianto del momento e di farsi un piccolo esame di coscienza:

  • in questo periodo sono stata più impegnato/a?
  • sono stata più nervoso/a?
  • la routine del bambino è cambiata?
  • c'è una ragione per cui il bambino ci sta chiedendo più attenzione?

Spesso il pianto è un segnale, il segnale che è tempo di riconnettersi con nostro figlio.

Come agire? Dando pochi minuti (di qualità) di attenzione al giorno

Come ritrovare il contatto? La psicologa infantile suggerisce di trascorrere più tempo 'di qualità' con il bambino leggendo una fiaba, cucinando insieme o facendo altre attività che piacciono a lui. L'importante è che il genitore non pensi ad altro.

"Pochi minuti di reale attenzione nei confronti dei propri figli, una o due volte al giorno, possono fare un'enorme differenza nella loro crescita," conclude la psicologa.

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