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Le scelte casuali dei bebè gettano le basi dei loro gusti futuri

di Elena Cioppi - 25.10.2020 - Scrivici

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Preferenze e gusti nei bambini, quando cominciano a formarsi? Uno studio rivela che anche le scelte casuali che fanno da piccoli non sono così random.

L'importanza del gioco per i bambini è un cardine fondamentale della crescita anche se parliamo di bebè: un nuovo studio ha rivelato che non solo l'atto del giocare ma anche il gioco in sé che viene scelto dai piccoli (entro i due anni di età) è un indicatore precoce di preferenze e gusti nei bambini, soprattutto se fatto... a caso. In pratica anche se agli occhi dei genitori la scelta appare totalmente random, legata a fattori estetici o magari a una caratteristica cromatica, in realtà i ricercatori sono concordi nel dire che in quella decisione presa dal bambino c'è il barlume dei gusti che avrà in futuro e che quella scelta legata all'ispirazione del momento getta le basi di uno dei bias cognitivi fondanti della psicologia umana.

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Preferenze e gusti nei bambini, come nascono?

Lo studio pubblicato dai ricercatori della Johns Hopkins University sul magazine Psychologycal Science ha messo in evidenza di come certe scelte randomiche dei bambini tra i 10 e i 20 mesi abbiano un grande valore. E che anzi, pur se compiute nella più totale casualità - quel pupazzetto ha un colore più acceso, è più grande, più vistoso - sono proprio quelle scelte che tendono a cristallizzarsi in vere e proprie preferenze nella vita quotidiana del bambino quando sarà più grande. Tra i giochi per bebè di 10 mesi il piccolo scova un peluche verde, anche se inizialmente stava cercandone uno rosa: capita perché a volte la sua mano è guidata da diversi fattori come la comodità nel reperire il giocattolo, la nuance del gioco in sé più o meno invadente. Insomma, a quell'età psicologica i bambini fanno scelte per lo più casuali che però i ricercatori hanno usato come spunto per capire se anche da adulti scegliamo solo cose che ci piacciono, oppure tendiamo a farci piacere cose solo dopo averle scelte.

Il bias cognitivo che regola gusti, scelte e preferenze

Secondo i ricercatori c'è un bias cognitivo a governare l'idea che le scelte randomiche dei bambini non abbiano alcun valore nella loro crescita psicologica. Gli adulti infatti tengono a credere che si scelgono solo cose che si amano, o che piacciono. E che di conseguenza non scelgono cose che credono di non amare. Ma questo è solo uno schema mentale, perché spesso facciamo delle scelte arbitrarie che ci spingono a provare cose nuove e di cui non abbiamo esperienza che alla fine rientrano nei nostri gusti e preferenze "ufficiali". 

Gli studiosi stanno cercando di capire a che età evolutiva devono tornare per cogliere le origini di questo bias e hanno individuato proprio nella fascia d'età che va tra i 10 e i 20 mesi e comunque nei bambini di due o tre anni massimo. Ma come hanno fatto i ricercatori a capirlo con bambini così piccoli? L'esperimento ha coinvolto i piccoli dentro un laboratorio, dove gli esperti li hanno messi davanti a due scelte di pari entità ai loro occhi, due set di costruzioni morbide. I bambini potevano gattonare per andare incontro al gioco scelto, un'azione del tutto casuale vista la loro età. Dopo la scelta dell'uno o dell'altro set, i ricercatori hanno aggiunto un nuovo gioco al quadro, per aumentare il grado di difficoltà decisionale dei bambini.

La scelta dei piccoli si è orientata sistematicamente sul nuovo oggetto, e non sullo scarto dei due precedenti. Non hanno pensato di dargli una seconda possibilità, avendolo escluso già in precedenza. E proprio qui ritorna il bias che li accompagnerà da adulti e che spinge i grandi a non amare le cose che non scelgono, anche se non hanno mai pensato veramente se quella cosa gli piace o no. 

Per i ricercatori, i bambini messi davanti a una situazione di facile gestione (due giochi di pari entità) tendono a scegliere casualmente e a ritornare su quel gioco anche in un secondo momento. Ma se il quadro viene complicato, non tornano sui loro passi e non tendono a opzionare ciò che in un primo momento avevano scartato. Questo è bias cognitivo che muove molte delle nostre azioni da adulti e che diventa significativo e archetipico anche in bambini così piccoli.

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