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Rischi dei social per bambini e adolescenti, come comportarsi

di Sara De Giorgi - 26.01.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
I rischi e i pericoli di Internet sono molti per bambini e adolescenti. Fondamentale è la guida dei genitori. Abbiamo intervistato Alberto Pellai

I rischi di Internet e dei social network sono vari per i più giovani: se bambini e ragazzi non sono guidati da gentitori ed educatori nel modo giusto, possono andare incontro a numerosi pericoli. Lo dimostra il recente e triste fatto di cronaca relativo alla bambina di 10 anni che si è legata la cintura alla gola per partecipare su TikTok a una sfida, trasformatasi però in una tragedia.

Nel libro Tutto troppo presto. L'educazione sessuale dei nostri figli nell'era di Internet (De Agostini), nuova edizione rivista e aggiornata del bestseller di sei anni fa, Alberto Pellai si occupa di nuovo di una delle sfide più spinose che i genitori e gli educatori di oggi si trovano ad affrontare: il rapporto tra sessualità e nuove tecnologie, e le competenze necessarie agli adulti per prendersi cura del benessere digitale dei ragazzi. Altro tema trattato è quello dei problemi dati dall'abuso di videogiochi, ormai diffusissimo tra i giovani.

Preadolescenti e adolescenti sono sottoposti a continue e pressanti sollecitazioni che li spingono a volere tutto e subito, a fare tutto troppo presto e a esporsi a pericoli di cui non comprendono la portata. Immersi nel flusso dei social network, sono indotti a combattere contro il proprio corpo (convincendosi di dover essere sempre belli e sexy), contro gli amici (per sembrare più grandi e migliori), contro se stessi (entrando in una spirale di comportamenti promiscui e rischiosi).

Il volume ha lo scopo di aiutare le famiglie ad affrontare e a prevenire questi problemi, senza reticenze e tabù, in un'atmosfera di dialogo aperto e costruttivo in cui gli adulti sappiano riconquistare un ruolo educativo.

Abbiamo intervistato Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva, ricercatore presso il dipartimento di Scienze biomediche dell'Università degli Studi di Milano, dove si occupa di prevenzione in età evolutiva. Nel 2004 il ministero della Salute gli ha conferito la medaglia d'argento al merito della Sanità pubblica.

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"Tutto troppo presto", i rischi di Internet e dei social

«Sempre più specialisti dell'età evolutiva e genitori si accorgono che i figli hanno in mano strumenti che permettono loro di vivere esperienze per le quali non sono pronti: è come se tutto entrasse troppo presto nella loro vita. Loro non sanno però mettere i giusti filtri: poiché arriva tutto, loro si immergono in tutto, ma siccome è troppo presto, questo può essere un rischio grosso per la loro crescita», spiega il prof. Pellai.  

Tiktok, le challenge e la cronaca

«Il recente fatto di cronaca di Palermo è una tragedia che ci dice che non tanto che il social non è adatto ai bambini, ma che non c'è un bambino al mondo che sia adatto ai social, per caratteristiche di funzionamento mentale. Un social richiede competenze complesse, dal punto di vista emotivo, dal punto di vista cognitivo e da quello relazionale: il bambino le sta apprendendo, dunque è ancora immaturo.

Tiktok, spazio nel quale si è consumata la tragedia, non è un cortile dove un bambino può mettersi a fare cose divertenti. Lo stesso social vieta di entrare se non si hanno 13 anni. Questo fatto tragicamente mostra che la capacità del sistema di regolare le interazioni di chi non potrebbe interagire con esso è praticamente nulla». 

Quali sono gli ambiti in cui i ragazzi risentono di più dell'uso smodato dei social?

«Socializzare dentro un social è molto diverso dal socializzare dentro la vita reale. I compiti di socializzazione sono compiti importantissimi in età evolutiva e i nostri figli si devono allenare nelle esperienze di socializzazione per acquisire le competenze prosociali che serviranno per tutta la vita.

I più piccoli spesso vivono più socializzazione nel virtuale e nei social, che sono spazi in cui tutti possono entrare in contatto con il minore, che non ha ancora le competenze per orientarsi nelle relazioni sociali e per capire se una relazione è supportiva o pericolosa. 

Nei social si crea un caos incredibile e più si è piccoli, più si è vulnerabili a tutti i rischi connessi». 

I social e la sessualità, cosa avviene?

«Tra gli 11 e i 14 anni uno degli ambiti in cui i ragazzi fanno più pasticci ed entrano di più nei comportamenti a rischio è quello della sessualità. È un ambito delicatissimo, che risponde in modo molto preciso ai principi della fase specifica, e che cioè non può essere accelerato, ma deve essere avvicinato con interventi educativi a misura della capacità della bambina o del bambino di poter elaborare le indicazioni e le suggestioni, potendole così integrare. 

È un lavoro delicatissimo e dovrebbe essere fatto dalle agenzie educative, ma purtroppo scuola e famiglia spesso propongono un deserto educativo intorno a ciò. E bambini e ragazzi spostano la loro ricerca di informazioni e di eccitazione nel territorio dell'on line.

Ed è proprio la combinazione di un mondo adulto assente e di un mondo on line ipersessualizzato che rende la crescita rischiosa. L'abuso di pornografia da parte di tanti adolescenti maschi, l'uso della seduttività, del sexting, dell'esposizione di sé che fanno molte ragazze, ecc.: tutto ciò produce molti rischi», specifica il prof. Pellai.

Uso improprio della tecnologia, le cause

La cause dell'uso smodato dei social sono due secondo il prof. Pellai. «Da una parte c'è l'iperaccessibilità: non ci sono cancelli che devono essere oltrepassati. È tutto aperto, non ci sono supervisioni educative, non c'è monitoraggio dell'utente, del fruitore. Internet è uno spazio iperaccessibile, una sorta di paese dei balocchi dove non si deve neanche fare un percorso per arrivarci. 

Dall'altro lato la natura del funzionamento mentale tra i 9/10 e i 13/14 anni è vulnerabile, attratta dalla modalità iperstimolante e ipereccitatoria, dalla modalità con cui la gratificazione è immediata e raggiungibile attraverso pochi click. C'è una grande offerta e il cervello del giovanissimo ha una grande fame di stimolazioni: questa è una miscela esplosiva che sposta sempre più le esperienze della crescita e che innesca anche meccanisimi associati ai processi di dipendenza».

Consigli per genitori, come comportarsi

Secondo il professore Pellai, i genitori devono avere un progetto chiaro rispetto alla vita on line dei propri figli. Non può essere improvvisata ed estemporanea, né seguire il copione dell'impulsività.

  • Perciò importante è dare regole sulla quantità di utilizzo dell'on line e sulla qualità dell'utilizzo. Più un figlio è piccolo, più quest'idea deve essere chiara nella mente dei genitori. Più il bambino cresce, più questo aspetto entra invece in una negoziazione tra genitori e figli, che però avendo approfittato in una prima fase dell'allenamento al buon uso dell'on lne, sapranno di avere davanti a sé figli che hanno delle cornici e sanno autoregolarsi. Attualmente il problema è enorme, perché i bambini entrano prestissimo nell'on line e gli adulti non propongono un contratto educativo ai figli. 
  • Se c'è un problema e il figlio si demotiva sempre di più rispetto alle esperienze del reale, adoperando sempre più l'on line, il consiglio è quello di confrontarsi con uno specialista dell'età evolutiva, a partire dal pediatra di riferimento, capendo se ciò che è preoccupante per noi è oggettivamente rilevante anche per lo specialista. 
  • Altro aspetto è dotarsi, come genitori, di molte competenze, capire che il territorio esplorato dai figli deve essere anche ben conosciuto dagli adulti. Se gli adulti conoscono i rischi, allora hanno strategie per fare prevenzione. Il libro Tutto troppo presto mette in evidenza proprio tutte le aree di cui il genitore deve essere consapevole». 

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