Home Bambino Psicologia

Salute mentale bambini e ragazzi: gli effetti del Covid non possono più essere ignorati

di Francesca De Ruvo - 12.04.2021 - Scrivici

salute-mentale
Fonte: Shutterstock
Aumentano i casi di autolesionismo, disturbi alimentari e crisi d'ansia. La pandemia sta mettendo a serio rischio la salute mentale di bambini e ragazzi

Gli effetti del Covid-19 sui bambini

A distanza di un anno dall'inizio dell'emergenza Covid-19, gli effetti della pandemia sulla salute mentale di bambini e ragazzi stanno emergendo sempre più chiaramente e lo dimostrano i dati provenienti dai reparti di neuropsichiatria infantile degli ospedali italiani, dove i posti letto sono ormai tutti occupati. I nostri ragazzi stanno soffrendo e non possiamo più fare finta di niente!

Autolesionismo, tentati suicidi, disturbi del comportamento alimentare, ma anche crisi d'ansia, fobia sociale e difficoltà nell'addormentamento, sono alcuni dei disagi manifestati dai ragazzi durante la pandemia, con o senza lockdown. Se da un lato i più giovani sono solitamente al riparo dalle conseguenze fisiche del virus, lo stesso non si può dire per quanto riguarda le conseguenze psicologiche.

In questo articolo

Pandemia e salute mentale: aumentano i ricoveri in neuropsichiatria

Già dall'inizio della pandemia molti psicoterapeuti e neuropsichiatri infantili avevano lanciato un appello alle istituzioni affinché bambini e ragazzi, privati di qualsiasi stimolo, non venissero lasciati soli. Anche l'Istituto Superiore di Sanità, in un rapporto pubblicato quasi un anno fa, aveva fatto notare che fattori "stressogeni" come l'isolamento in ambiente domestico, la chiusura prolungata delle scuole e la mancanza di contatto fisico con i pari avrebbero potuto produrre effetti negativi sulla salute fisica e mentale dei bambini e degli adolescenti. Ma le istituzioni sembrano non aver recepito il messaggio, ed ecco che, a un anno di distanza, medici ed esperti si trovano costretti a lanciare nuovamente l'allarme sulle conseguenze psicologiche della pandemia.

Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, in un articolo del quotidiano La Repubblica ha affermato che per settimane tutti i posti letto del suo reparto erano occupati da ragazzi che avevano tentato il suicidio, una cosa che non gli era mai capitata prima d'ora.

E purtroppo non si tratta di un caso isolato. Sempre a Roma, circa un mese fa, la Neuropsichiatria infantile del Policlinico Umberto I non aveva un solo posto letto libero, così che un ragazzo di 16 anni con un disturbo psichico ha dovuto aspettare due giorni in un pronto soccorso prima di essere ricoverato. Nel resto d'Italia la situazione non è di certo migliore, anche perché nel nostro paese i posti letto totali dedicati alla psichiatria infantile sono solo 92, ben pochi se si pensa che l'Organizzazione Mondiale della Sanità stimi che il 20% degli adolescenti soffra di un disturbo mentale.

"Durante la pandemia i tentativi di suicidio e i casi di autolesionismo sono aumentati del 30% rispetto agli anni precedenti", spiega la dott.ssa Maria Pontillo, psicoterapeuta, che lavora nell'Unità di Neuropsichiatria del Prof. Vicari. "La colpa non è della pandemia in sé, ma piuttosto delle limitazioni che i più giovani hanno subito a causa della situazione d'emergenza".

Il peso delle restrizioni per bambini e ragazzi

"Le limitazioni imposte hanno fatto sì che aumentasse la fragilità di bambini e ragazzi, soprattutto di quelli che anche prima della pandemia si trovavano già in una situazione di disagio psicologico e per cui il Covid-19 è stato proprio la goccia che ha fatto traboccare il vaso", afferma la dott.ssa Pontillo.

Ci sono poi ragazzi che prima dell'emergenza non presentavano alcun disturbo psicologico e che durante l'ultimo anno, privati degli stimoli cognitivi ed emotivo-affettivi, hanno iniziato a sviluppare e a manifestare un disagio. Bambini e adolescenti da un momento all'altro si sono ritrovati isolati, chiusi nella propria cameretta che, per alcuni, è diventata un vero e proprio rifugio. La didattica a distanza che doveva avere lo scopo di dare agli studenti una parvenza di normalità, si è di fatto rivelata un'esperienza tutt'altro che piacevole per molti ragazzi.

Il ruolo della scuola nella crescita e nel benessere dei bambini

"Una delle cose che ha fatto male ai bambini è stata l'adozione, almeno in un primo momento, di una didattica a distanza impostata nel modo sbagliato, cioè come una semplice trasposizione dell'intera lezione in presenza, senza però il coinvolgimento tipico che si crea in un'aula" spiega la psicoterapeuta. Ma la scuola non è solo didattica, anzi, è un'esperienza insostituibile per bambini e ragazzi che possono condividere del tempo con i propri coetanei, sviluppando così delle relazioni positive e controllando le proprie ansie e paure. Senza la scuola vengono a mancare i momenti di socialità, un pilastro fondamentale per il benessere psicologico.

"Certo, siamo consapevoli che la pandemia non faccia sconti e che quindi quando i contagi iniziano ad aumentare la scuola sia uno dei primi contesti a essere posto sotto giudizio, e tutti lo comprendiamo – afferma la dott.ssa Pontillo – però il risultato è che i nostri ragazzi si stanno smarrendo e iniziano a manifestare sintomi davanti ai quali non possiamo fare finta di niente".

Irritabilità, ansia e disturbi del sonno

Le misure adottate per il contenimento della pandemia hanno prodotto delle condizioni di disagio sia nei bambini che negli adolescenti. Condizioni che tendono a manifestarsi con disturbi o crisi d'ansia, attacchi di panico e difficoltà nell'addormentamento, ma non solo. "Abbiamo avuto modo di visitare bambini che hanno invertito completamente il ritmo sonno-veglia e che quindi la mattina faticano a collegarsi in DAD. Alcuni ragazzi hanno una tendenza all'umore depresso, sono spesso tristi e hanno scarsa voglia di fare e di reagire, mentre altri mostrano una maggiore irritabilità" spiega Pontillo. E poi ci sono anche quei bambini che si sono "chiusi a riccio", isolandosi sempre di più e che hanno sviluppato una vera e propria fobia sociale. Può capitare a quei bambini che hanno vissuto il Covid in prima persona, oppure lo hanno avuto i loro parenti e famigliari, o ancora ragazzini che hanno un genitore malato e quindi fragile. In loro si è creata un'ansia elevata rispetto all'uscita e all'incontro con l'altro. "Molti ragazzini ci confidano di aver preso l'abitudine a non uscire più come se avessero trovato all'interno della propria camera uno spazio sicuro" racconta la psicoterapeuta del Bambino Gesù.

A queste problematiche vanno aggiunti anche i numerosi casi di disturbi del comportamento alimentare, di tentato suicidio e di autolesionismo. Per i genitori è quindi fondamentale saper cogliere tutti i possibili campanelli d'allarme, senza sminuire l'eventuale problema.

Non sottovalutate i cambiamenti emotivi e comportamentali

Anche piccoli cambiamenti del comportamento o dell'umore potrebbero essere espressione di sofferenza. "Crisi di rabbia improvvise, cambiamenti repentini dell'umore e difficoltà nell'addormentamento sono tutti segnali che bambini e ragazzi possono manifestare in caso di disagio – spiega Pontillo – ma non sono da sottovalutare anche improvvisi mal di testa e mal di pancia perché i bambini tendono spesso a somatizzare il proprio dolore".

Tra i campanelli d'allarme, vi è anche l'aumento del tempo trascorso davanti a pc e videogiochi, i quali, a volte, diventano quasi una dipendenza per i più giovani. "Pochi giorni fa ho incontrato un piccolo paziente che mi ha detto che la sua forma di gratificazione maggiore in questo periodo è il superamento dei livelli dei videogiochi. Questa cosa dovrebbe farci riflettere".

“Nemmeno stessero combattendo una guerra”

C'è ancora, però, chi tende a sottostimare o addirittura a banalizzare il disagio dei più piccoli, sostenendo che in fin dei conti "non stanno mica combattendo una guerra", ma un pensiero di questo tipo è totalmente inappropriato. "I nostri ragazzi sono stati abituati fin da piccoli a una molteplicità di stimoli e tutto d'un tratto gli abbiamo chiesto di fare uno sforzo enorme: allontanarsi dalla scuola e dagli amici, insomma dalla loro routine, e questo ha avuto un impatto molto importante sulla loro salute mentale". Infatti, come indicato anche in un recente studio italiano pubblicato sulla rivista Frontiers in Psychiatry, si stima che oltre il 30% dei bambini siano ad alto rischio di disordine post-traumatico a causa della pandemia.

Anche il Direttore generale dell'UNICEF Henrietta Fore ha dichiarato che "con i lockdown nazionali e le restrizioni di movimento legate alla pandemia è stato un anno lungo per tutti noi, ma soprattutto per i bambini. […] Molti bambini hanno paura, si sentono soli, in ansia e preoccupati per il loro futuro. Dobbiamo uscire da questa pandemia con un migliore approccio alla salute mentale di bambini e adolescenti e dobbiamo cominciare dando a questa tematica l'attenzione che merita".

Ed è proprio questo che dobbiamo fare: riconoscere che il tema della salute mentale non è un tabù e che il disagio psichico non è qualcosa di cui vergognarsi. "Anche quando l'emergenza sanitaria terminerà, sarà necessario seguire bambini e ragazzi – precisa la psicoterapeuta - magari pensando a degli interventi di promozione del benessere psicologico da attuare nelle scuole, così che questo periodo non abbia effetti deleteri a lungo termine sulla salute mentale dei ragazzi".

I genitori non devono vergognarsi a chiedere aiuto

E infine, è necessario lanciare un ultimo importante messaggio ai genitori: "se avete dei dubbi sui comportamenti e gli atteggiamenti dei vostri figli rivolgetevi a uno psicoterapeuta o a un neuropsichiatra infantile per un consulto. Non vergognatevi e non abbiate paura – dice la dott.ssa Pontillo – perché prima si interviene e minore sarà il rischio che il disturbo si cronicizzi e diventi grave". Se non volete approcciarvi direttamente a queste figure potete anche parlarne con il pediatra che potrà fare uno screening rapido e in caso vi consiglierà di contattare uno specialista. L'importante è che il problema non venga mai sminuito perché con la salute, anche con quella mentale, non si scherza.

Fonti utilizzate:

  • Consuleza della dott.ssa Maria Pontillo, psicoterapeuta dell'Unità di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma
  • Istituto Superiore di Sanità, Indicazioni ad interim per un appropriato sostegno della salute mentale nei minori di età durante la pandemia COVID 19, (2020)
  • Psychological Impact of the COVID-19 Pandemic on Adults and Their Children in Italy, Frontiers in Psychiatry, (2021)
  • UNICEF, Salute mentale e benessere dei bambini dopo quasi un anno di restrizioni per il COVID-19, (2021)

TI POTREBBE INTERESSARE

ultimi articoli