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Smartwatch per bambini, guida a un uso consapevole

di Stefano Padoan - 27.03.2023 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Gli smartwatch per bambini possono essere un'alternativa agli smartphone? E che accorgimenti comportano? I consigli dell'esperto.

In questo articolo

Smartwatch per bambini e uso consapevole

Le tecnologie e i dispositivi digitali fanno parte delle nostre vite. Anche di quelle dei bambini. Ma quali significati vi attribuiscono e quali conseguenze hanno sulle loro relazioni e il loro sviluppo? Solo conoscendo questo gli adulti – genitori, insegnanti, educatori – possono adempiere al proprio compito: porre limiti e regole chiare.

I device, poi, non sono tutti uguali: come gestire allora uno strumento come lo smartwatch? Ce ne parla lo psicoterapeuta Alberto Rossetti nel suo nuovo libro "La vita dei bambini negli ambienti digitali" (Edizioni Gruppo Abele, 2023).

Come i bambini usano il digitale

I bambini sono immersi in ambiente digitali anche se non posseggono dei device. È l'ecosistema creato dalla società e dai genitori. Per questo non dobbiamo chiederci "se" i bambini debbano accedervi, ma "come" già vi accedono. «E va bene così - premette l'esperto - L'utilizzo della rete e delle sue opportunità di conoscenza sono diritti a cui tutti i bambini e le bambine dovrebbero accedere. Si tratta insomma di capire che sono già immersi in questo mondo, ma a noi sta renderlo più sano e decidere in che modalità».

  • 0-2 anni. Per le sfide evolutive (motorie, cognitive e relazionali) che devono affrontare, i bambini di questa età sono naturalmente attratti dalle cose concrete, dagli oggetti del mondo reale. «Non c'è dunque nessun motivo o beneficio evolutivo nel far utilizzare loro dispositivi digitali. Anzi, essi avrebbero bisogno di sostare su immagini più lente o statiche e non ripetute. Ecco perché i video hanno un effetto ipnotizzante che per i genitori svolge una funzione unicamente distraente e calmante.».

  • 2 anni - scuola primaria. Crescendo le competenze aumentano e con esse anche le potenzialità concrete dell'ambiente digitale. «Leggere, giocare, guardare video, dialogare con un assistente vocale, fare le prime ricerche su internet per la scuola sono azioni che aprono l'orizzonte dei bambini.

    Attenzione però: anche dopo i 2 anni, la visione continuativa di un video dopo l'altro sottrae ai bambini la possibilità di far sedimentare e comprendere ciò che vedono. Non solo non ha senso, ma non sviluppa la loro capacità di concentrazione. Riduciamo dunque il numero di video da vedere alla volta».

  • Scuola secondaria. Da questa età in poi crescono i bisogni di relazione tra pari e le spinte all'autonomia. «Anche la richiesta di possedere uno smartphone personale va in questa direzione, ma ricordiamoci che i preadolescenti non hanno ancora tutte le competenze per gestire autonomamente la loro vita digitale e soprattutto i social network, che da qui in poi saranno l'attrazione principale».

Smartwatch per bambini: alternativa allo smartphone?

Nel valutare la dotazione o l'utilizzo da parte di un bambino o una bambina di un nuovo strumento digitale, la domanda da porsi è sempre "Perché? A cosa gli servono quelle funzioni? Cosa gli sto dando in più?". «Il possesso di uno smartwatch in età prescolare e nei primi anni di elementari non aggiunge nulla alla loro esperienza del mondo. Tra i 7 e i 10 anni gli interessi possono cambiare e alcune funzionalità come contapassi, GPS, cronometro o bussola possono incuriosire, anche se spesso solo nei primi momenti». Sicuramente gli smartwatch non sono paragonabili a uno smartphone ma non vanno acquistati acriticamente. «Chiedetevi a cosa potrebbe servirgli, considerando che almeno fino agli 8 anni non riuscirà a sfruttare in autonomia le potenzialità del mezzo».

Smartwatch con SIM

«Quello dello smartwatch non è certo un bisogno forte. Anzi, soprattutto quelli dotati di SIM che possono effettuare e ricevere telefonate vengono acquistati più per rispondere al bisogno dei genitori di poter rintracciare il bambino. Ennesima modalità di uso del digitale per l'adulto e non per il bambino.

Per occasioni rare come una gita, potreste dargli il vostro cronografo. Se invece vostro figlio è da tempo attratto da alcune funzioni del vostro smartwatch, il regalo già acquista più senso».

Cos'è un ambiente digitale protetto

Per ambiente digitale protetto si intende la possibilità di dotare i device utilizzati dai bambini di limitazioni. «Liste di contatti fidati, filtri che impediscono la navigazione su Google e i social, blocco dei download e permessi a utilizzare solo determinate applicazioni. Consiglio l'uso di Youtube Kids e dei filtri che impediscono di fare ricerche e lanciare qualsiasi tipo di video. Chi fa prodotti digitali per bambini dovrebbe, per legge, essere sensibilizzato alla creazione di spazi più delimitati». Utile, in questo senso, rimandare il più possibile l'utilizzo di uno strumento personale, i cui tempi e modalità possono sfuggire al monitoraggio dei genitori. «Un tablet, smartphone o smartwatch di casa o di famiglia, settato per l'utilizzo dei bambini, è una buona soluzione. La loro percezione, così, è che quel device sia uno strumento di scoperta a disposizione, ma da utilizzare in modo contingentato e negoziato. Non ad accesso libero e sregolato».

Come porre limiti all'uso dello smartphone

Tutti gli strumenti digitali possono assorbire i bambini e creare dipendenza. Ecco perché, anche nell'utilizzo di ciò che può apparire solo come un orologio un po' più evoluto, vanno seguiti alcuni accorgimenti.

  • Proponiamo alternative. Quello digitale non è l'unico ambiente frequentato dai bambini e non deve diventare il principale. «Gustare il momento della scuola, il parco, gli amici, lo sport "reali" ridimensionano la necessità di ricorrere a uno schermo appena possibile».

  • Insegniamo l'autoregolazione. Portare il bambino, fin da piccolo, a darsi dei tempi e riconoscere quanto passa veloce il tempo quando si è assorti su uno schermo. «Fatelo insieme, non limitatevi a piombare nella stanza all'ora stabilita per sottrarre il dispositivo.

    Mettete un orologio vicino e mostratelo, deve essere vostro figlio ad accorgersi e apprendere, pian piano, la capacità di dire basta».

  • Concediamo autonomia graduale. Tra i 12 e i 14 anni le competenze crescono e lo stadio evolutivo raggiunge una diversa - per quanto non completa - fase di maturazione. «A questa età è possibile dotare i ragazzi di un dispositivo personale, ma non può avvenire un "liberi tutti" improvviso. Se prima la presenza genitoriale è stata assidua durante il loro uso del digitale, ora dovremo ridurre l'ingerenza per assecondare il sano bisogno evolutivo tipico dell'adolescenza di affrancarsi dagli adulti. Ma farlo gradualmente, perché a 12 o 14 anni non sono già in grado di fare tutto da soli, pur volendo. Poi se li avremo seguiti bene da piccoli, le loro competenze di autoregolazione saranno migliori».

L'intervistato

Alberto Rossetti, psicoterapeuta, si occupa di adolescenti e adulti, e cura progetti rivolti ai ragazzi. Ha scritto "I giovani non sono una minaccia. Anche se fanno di tutto per sembrarlo" (Città Nuova, 2019) ed è coautore di "Cyberbullismo" (2018) e di "Nasci, cresci e posta. I social network sono pieni di bambini: chi li protegge?" (2017). Dopo "Le persone non nascono tutte uguali. Perché manga e serie tv contribuiscono a definire l'identità dell'adolescente" (Città Nuova, 2022), il suo ultimo libro è "La vita dei bambini negli ambienti digitali" (Edizioni Gruppo Abele, 2023).

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