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Tecnologie digitali in famiglia: rischi e opportunità

di Giulia Foschi - 26.03.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Smartphone, computer e tablet sono entrati a far parte della quotidianità delle famiglie, tra Dad e smart working. Come utilizzarli nel modo giusto, sfruttandone le potenzialità, senza eccedere? Ci aiuta a capirlo la pedagogista Monica Castagnetti, del Centro per la Salute del Bambino di Trieste

Tecnologie digitali in famiglia

La pandemia ha portato in primo piano le tecnologie digitali, che da semplice strumento di comunicazione o di intrattenimento sono diventate spesso l'unico canale di contatto con le persone lontane, nonché una risorsa indispensabile per l'educazione dei bambini. Come ogni strumento, computer, smartphone e tablet non sono buoni né cattivi, ma rappresentano una risorsa importante, che va usata con equilibrio. Ne parliamo con la Dott.ssa Monica Castagnetti, pedagogista del Centro per la Salute del Bambino di Trieste.

In questo articolo

Tecnologie digitali in famiglia: com’è cambiato il quadro da quando è iniziata la pandemia

"La pandemia ha messo in luce l'altra faccia della tecnologia. Prima rappresentava soprattutto una forma di intrattenimento e svago per molti ragazzi e bambini. Adesso è diventata il mezzo che ha permesso da una parte di mantenere vive relazioni importanti – ad esempio con i nonni, i parenti, gli amici durante il lockdown – e dall'altra di non interrompere l'attività scolastica. Da questo punto di vista le tecnologie digitali hanno svolto e stanno svolgendo un ruolo molto importante, perché permettono di tenere viva una routine, une consuetudine di contatto per quanto riguarda le relazioni. Inoltre, per i genitori rappresentano un'opportunità educativa e l'occasione di parlare con i propri figli delle loro emozioni. Ad esempio, di come sono sentiti quando hanno visto il nonno o la nonna tramite uno schermo, se hanno provato allegria o mancanza".

Tecnologie digitali per la fascia 0 - 3

"Difficilmente i bambini molto piccoli comprenderanno appieno il significato dei rapporti mediati dallo schermo. Per un bambino nella fascia 0-3 non è significativo vedere una persona in uno schermo, il video non riproduce la relazione. Non può capire se la persona è presente in quel momento o se si tratta di una registrazione. Quindi è normale che si stanchi molto presto, ad esempio anche vedendo ed ascoltando la maestra del nido. Non si può chiedere troppo: va bene mantenere il contatto, far sì che le maestre interagiscano, offrano degli spunti, ma poi il bambino ha bisogno di staccarsi dallo schermo e proseguire l'attività in quella che è la sua realtà concreta del momento. Altro discorso, invece, il significato che può avere il contatto virtuale per la persona dall'altra parte dello schermo, ad esempio il nonno o la nonna che hanno l'opportunità di vedere il nipote".

Tecnologie digitali per la fascia 3 - 6

"A partire dai 3 anni i bambini diventano più consapevoli e sono in grado di cogliere il significato di una videochiamata o di una lezione a distanza. Ciò non toglie che la relazione mediata da uno schermo sia sempre molto diversa dal contatto in presenza. Per questo, i bambini non vanno mai lasciati soli, ma guidati e accompagnati in questa attività. Il genitore deve sempre fare da ponte, da mediatore. Un bimbo di sei anni non può reggere un'intera mattina in dad davanti allo schermo: deve essere comunque un momento di relazione in cui è coinvolta la famiglia. Quello che può essere utile è sfruttare il contatto a distanza per cogliere dei suggerimenti. Ad esempio, la maestra potrebbe spiegare un concetto e invitare il bambino a realizzare in autonomia un piccolo compito, così si passa dalla realtà virtuale a quella reale. Da questo punto di vista la didattica a distanza offre l'opportunità di ripensare il metodo di insegnamento, puntando di più sulle competenze e sull'autonomia del bambino. Dal momento che impostare una lezione tradizionale a distanza è poco utile, conviene lasciare agli alunni più spazio e libertà di azione".

Tecnologie digitali ai tempi della Dad

Dal momento che spesso l'intera mattinata è dedicata alla dad, come comportarsi nel resto della giornata? "Nel resto della giornata è bene che i bambini non sforino la fascia temporale di un'ora con altri dispositivi tecnologici. Bisogna fare attenzione, perché con questi strumenti il tempo scorre velocemente, e bisogna porre dei limiti. Certo, esistono anche applicazioni e risorse valide, ma è fondamentale non abusarne, facendo in modo che i bambini trascorrano la maggior parte del tempo nel mondo reale, che è tutto da scoprire. Non possono stare sempre in una dimensione astratta. Anche in casa, non è poi così difficile organizzare lo spazio con pochi giochi, in modo da renderlo interessante. Basta recuperare qualche oggetto di uso quotidiano e offrire degli spunti concreti e curiosi. I bambini faranno il resto senza chiedere chissà che, grazie alla loro fantasia. Il mondo digitale è sempre uguale a sé stesso, la realtà è varia e in divenire. Ed è confrontandosi con essa che avviene il processo di crescita".

Tecnologie digitali: che esempio devono dare i genitori?

"Sarebbe meglio offrire un esempio positivo e di moderazione nell'utilizzo delle tecnologie digitali, seguendo delle regole. Se i genitori non vogliono che i loro figli trascorrano la cena con la testa china sullo schermo di uno smartphone o di un tablet devono essere i primi a mettere via questi oggetti durante i pasti. Altrettanto importante creare delle routine positive: al mattino, appena svegli, la prima cosa da fare non è prendere in mano il telefono, ma dedicare un momento a sé stessi, alla colazione, al dialogo. Poi è chiaro che in questa situazione così particolare i bambini vedranno i genitori passare molto tempo, per lavoro e non solo, davanti al computer o col telefono in mano. Ma tutto si può spiegare: "Ora sto lavorando, tra un'ora verrò da te". L'importante è mantenere l'impegno ed essere coerenti".

Tecnologie digitali e Metodo Montessori: un’integrazione possibile?

Come applicare gli insegnamenti di Maria Montessori al tema delle tecnologie digitali in famiglia? "Secondo il pensiero di Maria Montessori, le tecnologie si possono interpretare come uno stimolo che accende la fantasia, che accompagna per qualche minuto in una storia poi lascia la mente libera di continuare da sé. Al contrario, trascorrere ore e ore davanti a un videogioco non fa scattare alcun processo creativo; è un'attività passiva e ripetitiva, che allontana dalla realtà. In più, i bambini non possono fruire delle tecnologie da soli, hanno bisogno di essere sempre guidati, mentre gli insegnamenti montessoriani spingono all'autonomia e all'indipendenza del bambino. Quindi, se avesse avuto modo di osservare le tecnologie digitali di oggi, Maria Montessori avrebbe probabilmente suggerito di utilizzarle come input, non certamente come guide o babysitter".

Tecnologie digitali - Convenzione internazionale sui Diritti dell'Infanzia

Il digitale è entrato anche nella Convenzione internazionale sui Diritti dell'Infanzia, con un'importante integrazione che ne mette in luce opportunità e criticità. Il documento parte dalla consapevolezza che l'uso delle tecnologie digitali può infatti aiutare o ostacolare lo sviluppo dei bambini, ricordando che le relazioni sociali dirette svolgono un ruolo insostituibile. In particolare, i genitori dovrebbero essere aiutati a mantenere il corretto equilibrio tra le due dimensioni. All'elaborazione di questo approfondimento ha contribuito Giorgio Tamburlini, pediatra e presidente del Centro per la Salute del Bambino. "Soprattutto nei primi anni di vita - afferma - bisogna evitare che le tecnologie digitali sottraggano tempo di qualità alla relazione tra genitori e bambini o che sostituiscano il dialogo, focalizzando l'attenzione nei momenti comuni quali i pasti. Occorre, prima ancora di definire regole per un loro utilizzo adeguato, dare opportunità ai bimbi di appassionarsi ad altre attività quale gioco, lettura, musica, esplorazione della natura"

L'intervistata

Monica Castagnetti è consulente psico-educativa e pedagogista presso il Centro per la Salute del Bambino di Trieste e coordinatrice di progetto per l'unità locale di Milano. È mamma di due bambini.

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