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Troppa famiglia fa male. Consigli per crescere giovani autonomi

di Sara De Giorgi - 12.10.2020 - Scrivici

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Fonte: shutterstock
Negli ultimi anni i genitori hanno rinunciato al ruolo di guida, proteggendo all'infinito i figli. Lo dimostra il fenomeno piuttosto recente dei genitori elicotteri. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Laura Pigozzi, psicoanalista e autrice del libro Troppa famiglia fa male (Rizzoli).

Troppa famiglia fa male? Ebbene, sì. Attualmente, ciò che accade all'interno della famiglia ha rilevanza sul sociale e sul futuro dell'uomo e tanti genitori, negli ultimi anni, hanno rinunciato al ruolo di guida proteggendo all'infinito i figli. Lo dimostra il fenomeno piuttosto recente dei genitori elicottero, iperprotettivi e ansiosi. 

Abbiamo parlato di questo tema "caldo" con la dottoressa Laura Pigozzi, autorevole psicoanalista, saggista e insegnante di canto, autrice del libro intitolato appunto Troppa famiglia fa male (Rizzoli), nel quale esplora come lo scacco della famiglia sia la radice di una tragedia sociale più vasta e distruttiva. 

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L'eccessiva "dipendenza dalla madre" crea adulti bambini

La dottoressa Pigozzi spiega che la psicoanalisi ci insegna che noi impariamo la dipendenza proprio nelle prime fasi del nostro essere al mondo. Il neonato è dipendente dalla madre e per fortuna ogni madre accetta questa dipendenza totale del bambino.

"Il cammino dell'educazione è quello di affrancarsi da questa dipendenza. Ciò oggi però riesce con molta più difficoltà. La maternità attualmente è diventata un'occupazione a pieno titolo senza che ci siano altre gratificazioni per una donna che diventa madre. Questo, dal punto di vista culturale, sociale, etico, politico, economico, è un grande problema, perché ovviamente la vita di una donna non si può risolvere solo nella maternità: ciò impoverisce enormemente il collettivo. 

Se la dipendenza è il punto di partenza di ogni essere umano, il punto d'arrivo dovrebbe essere l'indipendenza. La questione diventa difficile: noi vediamo bambini, preadolescenti, adolescenti che hanno competenze minori rispetto a bambini, preadolescenti, adolescenti di una decina d'anni fa. Non si tratta di competenze legate a velocità cognitiva, ma di competenze che riguardano la vita: per esempio sono meno capaci di fare una coreografia di gruppo, sono meno capaci di tenere un ritmo, ecc. Attualmente sono meno radicati e meno autonomi. 

La dipendenza dalla mamma deve sciogliersi, se non si scioglie avremo adulti che sono sempre bambini. Le regole di cui parlo sono anche le regole del collettivo, che noi ci siamo dati per non cadere nell'homo homini lupus.

La mamma ha un amore infinito per il bambino. La famiglia, che dovrebbe essere un collettivo, non lo è più negli ultimi decenni, diventando invece un allenamento al non limite e all'individualismo. Ci sono adulti che sembrano bambini narcisisti. Il plusmaterno riguarda tutta la collettività. L'uomo è votato come disposizione originaria alla stasi, al non fare, alla passività e la nostalgia per l'inattività del neonato è fortissimo. La nostalgia dell'infanzia è nostalgia per questa inattività". 

Adolescenti, differenziarsi dai genitori

"Ci sono molti adolescenti mimetici, che fingono di parlare con noi, ma poi hanno una vita di cui non sappiamo nulla. La responsabilità di ciò è del mondo adulto. Il primo collettivo di un adolescente è la famiglia, il secondo la scuola. I bambini sono carte assorbenti del loro ambiente, mettono in scena ciò che accade in famiglia con i genitori e con i fratelli. 

In questo periodo storico gli adolescenti sono molto più accondiscendenti nei confronti dei genitori. E, nel corso della crescita, più è forte la simbiosi mai risolta con i padri e madri, più è difficile che un ragazzo si stacchi: è dunque più facile che ricorra a modalità violente, come il bullismo, per differenziarsi. 

Non si tratta di colpevolizzare le madri. Anzi le mamme sono le prime vittime di un sistema sociale che le vuole sempre perfette e performanti, quasi supereroine. Fare la mamma è tra gli scopi della vita: non deve essere l'unico obiettivo". 

Cos'è accaduto rispetto al passato?

"Purtroppo oggi siamo narcisisti, ma allo stesso tempo pronti ad essere dominati. E' cambiato qualcosa, c'è stata una regressione nel movimento femminile e femminista. Da ascoltatrice delle donne e da femminista, mi rendo conto che ci sono persone abituate in famiglia a confondere il controllo con l'amore e che trovano normale essere controllate da altri. Siamo nella società del delirio immaginario: la realtà delle persone non corrisponde all'apparenza".

Consigli per genitori per crescere giovani responsabili e autonomi

Ecco i consigli della dottoressa Pigozzi per crescere giovani autonomi, buoni cittadini e pronti ad affrontare la vita.

  1. "Fate un passo indietro, cioè affidare il figlio anche a terzi, non tenetelo solo ed esclusivamente voi. Questo consiglio vale soprattutto per le mamme. 
  2. Quando sentite le "farfalle nello stomaco" perché magari avete lasciato il bambino a una festa di un coetaneo di cui non conoscete i genitori o dalla nonna che magari è poco lucida, pensate di aver fatto una cosa buona, perché avete esposto il bambino anche alla possibilità di trovarsi in una situazione non garantita. 
  3. Non esagerate nella protezione del figlio a scuola. Anche a scuola c'è un'esposizione ad un'alterità e ciò è postivo.
  4. Evitate di intervenire su un altro adulto che sta parlando al figlio in un determinato momento, che sia la nonna, il marito o anche la stessa baby sitter. Bisogna accettare anche che il nostro bambino conosca altri punti di vista.
  5. Ricordate che siete in coppia. Altro dramma della contemporaneità è che una volta fatto un figlio l'asse della famiglia diventa "mamma-bambino" e il padre è dimenticato. Ciò produce tanti problemi, anche nella crescita del figlio. La coppia deve poi ritagliarsi i suoi tempi e non vivere in funzione del bambino.

Infine, ricordate che la democrazia nasce in famiglia, come dice D. Winnicott. Quando nasce un bambino, gli adulti dovrebbero vederlo come qualcuno che in futuro diverrà un adulto autonomo con una sua famiglia", conclude la dottoressa.

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