Alimentazione

Quale latte scegliere per il bambino?

Di Valentina Murelli
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28 maggio 2019
Di sicuro, dalla nascita fino a due anni e oltre, il latte raccomandato per l'alimentazione del bambino è quello materno. Se per qualsiasi motivo non c'è allattamento al seno, le possibili alternative variano a seconda dell'età. Breve guida per orientarsi tra le tante proposte.

 

Come per tutti i mammiferi, il latte è il primo, importantissimo, alimento per i cuccioli umani, sia nei primi mesi di vita, sia un po' più in là, quando ormai lo svezzamento è iniziato e il piccolo mangia anche altro. A differenza degli altri mammiferi, tuttavia, noi disponiamo di vari tipi di latte da offrire ai nostri bambini, dal latte materno a quello artificiale, dal latte vaccino a quello di altri mammiferi per arrivare alle cosiddette bevande vegetali. Ecco una piccola guida su come orientarsi nella scelta.

 

 

I primi sei mesi di vita

 

Partiamo da un presupposto: alla nascita e oltre, prima e dopo i sei mesi, ma anche prima e dopo l'anno di vita, è sempre e comunque il latte materno quello raccomandato per i bambini. È la norma biologica ovviamente (ogni mammifero produce il latte 'perfetto' per il suo cucciolo) e il suo consumo è associato a molteplici vantaggi per la salute a breve e a lungo termine della mamma e del bambino.

 

 

 

Fatta questa doverosa premessa, ricordiamo che l'organizzazione mondiale della sanità raccomanda l'allattamento al seno esclusivo per i primi sei mesi di vita. Se per qualsiasi motivo il bimbo non viene allattato al seno, la scelta da fare è quella del latte formulato o artificiale, in particolare la cosiddetta formula 1, la cui composizione cerca di essere la più simile possibile a quella del latte umano.

 

 

 

Le formule artificiali non sono tutte uguali: il Ministero della salute indica dei limiti di composizione, entro i quali ciascun produttore propone la propria ricetta, magari aggiungendo sostanze che la ricerca indica via via come componenti fondamentali del latte materno (dagli oligosaccaridi ai probiotici ai nucleotidi). Ovviamente con differenze di costo che possono anche essere significative. Va comunque detto che non ci sono ancora prove scientifiche del fatto che una composizione più ricca o particolare, che sulla carta potrebbe sembrare migliore, sia effettivamente associata a effetti positivi per la salute dei bambini.

 

Le formule speciali
Se il bambino ha qualche esigenza particolare si possono scegliere le cosiddette formule speciali: per esempio formula di tipo 0 per bambini prematuri, latte a basso contenuto di proteine altamente idrolizzate (cioè sminuzzate) per bambini a rischio allergie, latti speciali per problemi digestivi come coliche, stipsi, diarrea o reflusso gastroesofageo.
 

 

Dai sei mesi all'anno

 

Di nuovo, il latte raccomandato è quello materno. E, di nuovo, se per qualunque motivo non c'è allattamento al seno la soluzione più opportuna è sempre il latte formulato: il cosiddetto latte di proseguimento, o formula 2.

 

È invece fortemente sconsigliato il latte vaccino. Secondo la Società europea di gastroenterologia, epatologia e nutrizione pediatrica (Espghan), “il latte vaccino non dovrebbe essere impiegato come bevanda principale prima dei 12 mesi, mentre sono consentite piccole quantità in aggiunta a preparazioni alimentari” (come il purè di patate o la besciamella, NdR). Questo perché il latte di mucca è troppo ricco di proteine (e un eccesso di proteine dei primi due anni di vita si associa a un aumento del rischio di obesità durante l'infanzia) e troppo povero di ferro. Inoltre, alcuni studi suggeriscono che il consumo di latte vaccino prima dell'anno di vita possa favorire la comparsa di microemorragie intestinali, favorendo il rischio di anemia.

 

 

 

 

Latte d'asina o di capra: si può fare?

 

Se parliamo di bambini grandicelli, oltre i due anni, questi alimenti possono sicuramente trovare un posto nella dieta nell'ambito di eventuali tradizioni alimentari della famiglia. Se invece parliamo di bambini più piccoli, ricordiamo che il latte di capra ha un elevato contenuto proteico, quindi le raccomandazioni per il suo consumo sono le stesse che valgono per il latte di mucca (sconsigliato nel primo anno, con qualche cautela nel secondo).

 

Meno proteico e più vicino alla composizione del latte umano è invece quello d'asina. Su indicazione del medico, può essere utilizzato nella dieta dei neonati allergici alle proteine del latte vaccino o pluriallergici a latte vaccino, soia, riso e formule con idrolisati proteici.

 

 

 

 

Latte dopo i 12 mesi

 

Spenta la prima candelina, i pareri sul latte più indicato per i bambini – sempre se non è disponibile quello di mamma, che rimane ancora quello raccomandato fino ai due anni e oltre se mamma e bambino lo desiderano – si fanno discordanti.

 

Alcuni ritengono che vada benissimo il latte vaccino, purché in quantità contenute – non più di 200-400 ml al giorno secondo le indicazioni del Ministero della salute – soprattutto se parliamo ancora di un bambino piccolo, che ha da poco passato l'anno di vita. Altri ritengono che almeno fino ai 24 mesi sia meglio ricorrere ancora a latte formulato, chiamato in questo caso formula 3 o latte di crescita, ritenuto più “a misura” di bambino.

 

Per altri ancora la giusta via sta in qualche modo nel mezzo, cioè nel non incaponirsi troppo su una scelta o sull'altra: “Dopo l’anno, la scelta del latte è un non problema” ha dichiarato a nostrofiglio.it il neonatologo Riccardo Davanzo, presidente del Tavolo tecnico del Ministero della salute per l'allattamento al seno.

 

“Mentre ricerche scientifiche hanno ormai ampiamente dimostrato che il latte materno è un concentrato di fattori nutritivi e che è bene promuovere l’allattamento al seno almeno fino al 12esimo mese, perché riduce il rischio obesità, il rischio di morte in culla e lo sviluppo di allergie e altre malattie, non ci sono altrettanti studi per sostenere che dopo sia meglio il latte di mucca o quello di crescita”.

 

“Non creiamo dunque un castello dottrinale sulla scelta tra un latte e l’altro. Io personalmente non ho mai prescritto il latte di crescita, ma se i genitori optano per questa scelta non dico che fanno male. Così come non si devono fasciare la testa se i propri figli il latte lo rifiutano: non c’è nulla nel latte che non si possa trovare anche in altri alimenti”.

 

 

 

Bevande vegetali
Sono bevande di origine vegetale, derivate dalla soia, dal riso, ma anche dal miglio, dall'avena o da altri cereali. Possono trovare spazio, come bevande tal quali o per preparazioni alimentari, nell'ambito di una dieta vegana, vegetariana o onnivora dopo l'anno di vita.

Non vanno invece utilizzati come sostituti del latte materno o delle formule specifiche soprattutto prima dei sei mesi di vita: in questo caso, i genitori che scelgono per i proprio figli un'alimentazione vegana possono scegliere formule specifiche per neonati preparate a partire da proteine vegetali anziché da latte vaccino.