Smartphone

A che età dare il cellulare a un bambino?

Di Giorgia Fanari
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03 Novembre 2016 | Aggiornato il 19 Agosto 2017
Qual è l'età giusta per "connettere" i propri figli con smartphone, ma anche con i tablet? Ne abbiamo parlato con tre esperti
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Smartphone, ma anche tablet e pc: non è un mistero che ormai anche i bambini più piccoli abbiano grande dimestichezza con questi strumenti. Ma quali sono i rischi? E soprattutto, a quale età sarebbe più corretto lasciare che utilizzino lo smartphone senza problemi? Ne abbiamo parlato con la dottoressa Giovanna Busto, psicologa e psicoterapeuta Analista Transazionale, con la pedagogista Elisabetta Rossini e con il presidente di Indire, Giovanni Biondi.
 

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Educare all’uso dello smartphone e del tablet 

«Il cellulare è - inevitabilmente - uno strumento che fa parte del nostro tempo. È difficile quindi negarne l’utilizzo ad un bambino. Tuttavia è fondamentale che i genitori siano coscienti e consapevoli delle funzioni e dei rischi di uno smartphone e che siano in grado di farlo entrare nel sistema di vita con grande attenzione», spiega la dottoressa Giovanna Busto.
 

 

Evitarne l'utilizzo fino ai 2-3 anni

«Ritengo sia da evitare l’utilizzo di smartphone e tablet fino a uno o due anni, poiché diventa una modalità per i genitori per tenere buono il proprio bambino mentre si sbrigano altre faccende, come se fosse una baby sitter. Ma stare da soli davanti al tablet per più di due ore può portare al rischio isolamento».

Bisogna poi differenziare tra tablet e smartphone: «I tablet vengono dati ai bambini sin da quando sono molto piccoli, anche prima dei due anni - spiega la pedagogista Elisabetta Rossini -. Ma sarebbe meglio evitarlo fino almeno ai tre anni. Giocando con il tablet, i bambini sono in grado di memorizzare i passaggi per, ad esempio, sbloccare lo schermo o accedere alle app, ma nella prima infanzia sarebbe importante che facessero, piuttosto, esperienze tattili. Gli strumenti tecnologici possono essere utilizzati ma con grande moderazione e con il controllo costante degli adulti: i bambini davanti allo schermo perdono la cognizione del tempo e la fruizione che ne consegue è solo passiva, non certo attiva e sensoriale».

Una posizione condivisa con le ultime linee guida dei pediatri americani che dicono: «Niente tablet e smartphone sotto i 18 mesi. Al massimo, può essere concessa qualche video chat per esempio con i nonni, gli zii o magari un parente lontano. A patto che sia sempre presente una figura di riferimento del piccolo, che gli spieghi che cosa sta succedendo». 


Fino alle elementari


Ai bambini più grandicelli si può, ogni tanto, dare il cellulare o il tablet, ma è necessario «che i genitori monitorino il tempo che i piccoli passano davanti allo schermo e lo affianchino verificando che i giochi e i contenuti siano adatti all’età - riprende Giovanna Busto -. In questo modo, anche l’utilizzo di uno strumento tecnologico può diventare momento di scambio e di confronto». 


Il compito educativo dei genitori viene dunque prima di tutto e il passaggio a un utilizzo più “ampio” del cellulare deve essere «graduale: è fondamentale che il genitore insegni al piccolo l’uso corretto dello strumento».

Secondo i pediatri Usa, per i bambini tra i 2 e i 5 anni d'età è bene «non superare un'ora al giorno con tablet, smartphone o tv, sempre scegliendo programmi e attività di ottima qualità e cercando di interagire con lui. Niente contenuti violenti e app con storie molto "veloci" o troppo ricche di distrazioni».

 

Dai 6 anni, meglio il tablet

«A 6-7 anni è preferibile il tablet allo smartphone, con contenuti e app selezionati e scelti dai genitori. Ma è comunque necessario intervenire su una regola quantitativa, ad esempio vietarlo per più di 20 minuti, e soprattutto mai in solitudine, altrimenti il rischio è anche quello di creare al bambino una dipendenza che lo porti ad isolarsi, a chiudersi e ad avere ripercussioni sui suoi livelli di attenzione e concentrazione, fino alla regolazione del sonno» ammonisce Busto. 

 

Smartphone non prima degli 11 anni 

Con la crescita, cambiano gli approcci: «a 11-12 anni il bambino non è un individuo passivo, ma è capace di cogliere nozioni importanti e capire anche il disappunto del proprio genitore in relazione a un uso eccessivo dello smartphone - continua Giovanna Busto -. Mamma e papà hanno il compito di far comprendere al figlio l’importanza del tempo e delle priorità: meglio stare con gli amici piuttosto che passare il pomeriggio in camera a chattare con lo smartphone».

«Ritengo che lo smartphone sia del tutto inutile prima delle medie - rincara la pedagogista Elisabetta Rossini -. Negli anni delle elementari difficilmente i bambini passano molto tempo da soli e senza adulti: per quale motivo dovrebbero dunque avere bisogno di un cellulare? Generalmente, sia a scuola con le insegnanti che fuori con genitori o baby sitter, i bambini sono con persone adulte che per necessità possono essere contattate o che possono far utilizzare il telefono ai bambini il tempo di una chiamata. Con le scuole medie, i ragazzi iniziano invece a fare il percorso casa-scuola da soli e quindi il cellulare può essere un regalo da fare anche pensando alla serenità e alla sicurezza dei genitori stessi». 

 

I rischi per i bambini connessi

Ci sono rischi per l’utilizzo dello smartphone? Secondo Giovanna Busto non mancano, anche quando il bambino è più grande: «Purtroppo i cellulari rendono molto facile l’accesso a siti inadeguati, come quelli pornografici, che amplificano un linguaggio di un certo tipo e creano confusione rispetto a temi molto importanti. A questo si aggiunge il problema relativo al riconoscimento emotivo: l’utilizzo eccessivo delle chat ad esempio non permette fino in fondo di capire i bisogni dell’altro, poiché manca uno scambio diretto e faccia a faccia, e il rischio è quello di sfociare nel cyberbullismo, dove il valore è dato all'aver postato e quindi dal "farsi vedere” piuttosto al cosa si posta e alle sue possibili conseguenze».

«L’importante - ribadisce anche Rossini - è che allo smartphone vengano messi tutti i blocchi di controllo per evitare che il bambino abbia accesso a internet nella sua interezza. Smartphone, tablet e computer non devono essere di certo demonizzati, ma è necessaria un’educazione al loro utilizzo. I ragazzi hanno bisogno dell’occhio adulto che monitori: i genitori, come insegnano ai figli ad attraversare la strada, devono insegnargli a navigare in internet in tutta sicurezza». 
 

 

Smartphone e didattica


Ma tablet e smartphone possono diventare strumenti didattici, se ben utilizzati, come spiega Giovanni Biondi, presidente di Indire, l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa. Tecniche come il mobile learning possono diventare dei modi per dedicare allo studio, attraverso oggetti connessi in rete quali uno smartphone, anche “tempi morti” come ad esempio il viaggio in autobus scuola-casa. Una formazione continua che tuttavia, avverte Giovanni Biondi, «riguarda soprattutto i ragazzi delle superiori. Nella scuola elementare lo eviterei. In quel contesto è sicuramente più adatto il tablet. Secondo alcune ricerche sperimentali che abbiamo condotto, i ragazzi ottengono risultati di apprendimento alle prove Invalsi superiori alla media provinciale nelle scuole in cui si svolgono attività di apprendimento con le nuove tecnologie e vengono utilizzati computer one-to-one o lavagne digitali. Oltre a motivare e coinvolgere i ragazzi, gli strumenti digitali se ben utilizzati possono aiutare anche a migliorare i livelli di memoria».

bambini e tecnologia
Tecniche come il mobile learning possono diventare dei modi per utilizzare lo smartphone come strumento di studio «ma solo a partire dalle superiori». | Pixabay