Home Bambino

Quando togliere il ciuccio e come riuscirci

di Nostrofiglio Redazione - 17.03.2022 - Scrivici

quando-togliere-il-ciuccio
Fonte: shutterstock
Quando togliere il ciuccio: perché i bambini amano il ciuccio, quando introdurre il ciuccio, come evitarne un uso eccessivo e quando è meglio toglierlo

Quando togliere il ciuccio

È istintivo, è un riflesso innato. Il ruolo della suzione è sicuramente importante quando si parla di lattanti. La suzione è infatti un riflesso che il feto presenta già durante la gestazione, lo sapevate e uno dei primi meccanismi che avviene subito dopo il parto e che permette di avviare un sereno allattamento. Avete mai visto i video dedicati al magico Breast Crowl? In alternativa al seno, comunque, il ciuccio può aiutare i nostri piccoli a rispondere al loro bisogno di suzione. Ma come usarlo correttamente e quando togliere il ciuccio?

In questo articolo

Quando introdurre il ciuccio?

A mio parere, riguardo all'uso del ciuccio, la mezza misura è la strada giusta: l'uso del ciuccio non va forzato se il bambino non ne necessita e non deve esserne abusato l'uso, ma nemmeno va demonizzato in assoluto.

Non è obbligatorio usarlo ma nemmeno va giudicato negativamente chi decide di inserirlo.

Nei primi 40 giorni di vita, comunque, è sconsigliato usare il ciuccio nei bambini allattati al seno per favorire l'avvio dell'allattamento onde evitare interferenze.

Come evitarne un uso eccessivo

Successivamente a questo periodo, se il nostro bimbo usa il ciuccio va benissimo. Se però lo perde, per esempio durante il sonno, non corriamo a rimetterglielo se non ce lo chiede. Inoltre non forziamo mai l'uso nel caso in cui non lo voglia.

Ma mano che il nostro bimbo cresce sicuramente cercare di limitarne l'uso può essere un'ottima strategia.

Possiamo anche incentivarne l’uso autonomo

Dopo i primi 8/9 mesi il bambino è infatti in grado di portarsi autonomamente il ciuccio alla bocca, soprattutto se favoriamo questo automatismo.

Come? Evitando di mettere il ciuccio prima che venga chiesto ed evitando di metterlo direttamente in bocca ma invece darlo in mano. Successivamente, quando il nostro bimbo compirà in autonomia il gesto mano/bocca potremmo incentivarne la presa direttamente in autonomia. Quando il gesto diverrà comune e automatico di giorno, lo replicherà anche di notte!

Con i bimbi piccoli la gradualità paga sempre. Il mio consiglio è quello di eliminarlo iniziando da quei momenti che ci sembrano più facilmente gestibili e superabili anche in assenza del ciuccio. Spesso questi momenti si trovano all'interno della giornata dove il bambino è più facilmente distraibile attraverso attività di vario tipo.

Nella mia esperienza quotidiana con le famiglie ho potuto notare come spesso sia più efficace togliere il ciuccio dapprima di giorno (nei momenti di veglia) e poi per i pisolini.

Dopodiché si potrà fare un tentativo anche di sera o di notte.

La notte infatti è spesso il momento più difficile dove addormentarsi e tornare a dormire senza la suzione.

Per alcuni bambini è più funzionale tenere il ciuccio in addormentamento serale e poi provare a gestire in maniera diversa gli ipotetici risvegli notturni: possiamo compensare l'assenza del ciuccio con il seno, con il contatto e con le coccole in generale. La relazione e la sintonizzazione con il nostro bambino sarà sicuramente la carta vincente. Per altri bambini è invece molto più funzionale togliere il ciuccio dalla fase di addormentamento serale e far loro sperimentare in modo concreto la sua assenza.

Come?

Possiamo decidere di mettere a nanna il ciuccio: prendiamo una scatolina e mettiamo al suo interno il nostro ciuccio con tanto di copertina. Diamogli un bacino e diciamogli buona notte. Durante la notte, se il nostro bimbo faticherà a riprendere sonno senza ciuccio potrà essere accompagnato a guardare la scatolina ridare la buona notte al ciuccio per avere una maggiore concretezza.

Quando è meglio toglierlo?

Non c'è un periodo migliore in assoluto per togliere il ciuccio, a mio avviso. Questo perché ognuno di loro ha una sua crescita personale, anche emotiva, diversa. E' comunque consigliabile in linea di massima non utilizzarlo oltri i due anni e tanti esperti ormai convengono nel fatto che sia meglio limitarne l'uso fino a toglierlo anche a partire dalla prima candelina.

La nostra componente emotiva genitoriale è sicuramente un importante pezzo del puzzle: riuscire a trasmettere calma e sicurezza può fare la differenza. Ci va, come in tutto, pazienza e costanza!

Se possibile, evitiamo di togliere il ciuccio in momenti in cui il bambino abbia un particolare bisogno emotivo come quello dell'ingresso al nido o all'asilo, la nascita del fratellino, o un trasloco.

Inoltre ricordiamoci che le parole sono importanti: evitare di giudicare, etichettare o minacciare è sicuramente un punto a nostro favore. Il nostro bambino infatti potrebbe sentirsi inadeguato dalla frase del tipo "ormai sei grande per avere il ciuccio", meglio invece puntare sulla sua partecipazione.

E se il nostro bimbo è già “grande”?

Se il nostro bimbo ha superato i due anni di età ma ancora fa uso del ciuccio possiamo anche toglierlo "tutto d'un colpo". In questo caso probabilmente ci aiuterà la nostra fantasia e creatività, seguendo sempre le inclinazioni e il temperamento del nostro bambino.

Potremmo per esempio decidere di regalare il ciuccio a un nuovo cuginetto; creiamo insieme una scatolina con tanto di decorazioni, glitter e nastrino che possa rendere partecipe il nostro bimbo.

Un'altra idea è quella di regalare il ciuccio a Babbo Natale, alla Befana, a Santa Lucia, o al coniglietto pasquale.

Insomma, i bambini sono magici e creando un'atmosfera teatrale e interattiva saranno sicuramente più propensi ad abbandonare il loro ciuccio.

Tu sei il suo mondo

Ultima cosa, non per importanza, ricordiamoci che il ciuccio è in grado di rilassare il nostro bambino perché la soluzione rilascia endorfine, ma il calore della mamma, il suo braccio, le sue coccole possono essere altrettanto (se non più!) potenti.

Informazioni sull'autrice dell'articolo

Alma Giorgis

Consulente del sonno infantile certificata, con formazione italiana ed estera, laureata in Scienze della Formazione Primaria e specializzata nell'insegnamento per il sostegno e psicologia dello sviluppo dei bambini. Ma prima di essere tutto questo, è una moglie e mamma di due bimbe. Puericultrice in formazione e si sta qualificando come Coach.

Aggiornato il 16.03.2022

TAG:

TI POTREBBE INTERESSARE

ultimi articoli