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Quando un bambino sotto antibiotico può tornare all'asilo?

di Ines Delio - 22.05.2023 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Antibiotico e frequenza asilo: se il bambino sta seguendo la terapia quando può tornare a scuola? Cosa dicono i pediatri

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Antibiotico e frequenza asilo

Ai bambini può capitare di ammalarsi spesso. Le infezioni ricorrenti riguardano soprattutto le prime vie aeree o l'apparato gastrointestinale. Solitamente, questo accade in età prescolare, con l'introduzione del piccolo al nido o alla scuola materna. Una delle domande più frequenti poste dai genitori ai pediatri è: "Quando mio figlio potrà tornare in classe?". Ciò vale anche nel caso di antibiotico e frequenza asilo. Ecco cosa dicono i pediatri.

Quando dare gli antibiotici ai bambini

Per prima cosa è bene sapere che gli antibiotici devono essere utilizzati esclusivamente per curare le infezioni batteriche e sempre dietro la prescrizione del pediatra. Come sottolinea l'American Academy of Pediatrics l'abuso di antibiotici, con terapie non necessarie, può contribuire all'instaurarsi di resistenze batteriche, un fenomeno purtroppo in continuo aumento. È inoltre importante usare antibiotici mirati piuttosto che antibiotici a largo spettro.

"Gli antibiotici sono utili solo se vi sono infezioni causate da batteri, che costituiscono circa il 40% delle infezioni respiratorie, mentre sono del tutto inefficaci se i responsabili sono virus, come succede nel 60% dei casi", spiega Antonio Clavenna, Responsabile dell'Unità di Farmacoepidemiologia-Laboratorio per la Salute Materno Infantile dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri.

Antibiotico e frequenza asilo: quando può tornare a scuola il bambino?

Tenere il bambino a casa finché non si è ristabilito o non ha ricevuto un trattamento adeguato è il modo migliore per aiutarlo a guarire più rapidamente, ed è anche il modo migliore per proteggere gli altri dall'infezione. Quando si inizia una terapia antibiotica è fondamentale seguire alla lettera le indicazioni del proprio medico, affinché il medicinale faccia effetto, rispettando la durata del trattamento. Questo perché se la somministrazione è insufficiente, il farmaco potrebbe non funzionare e creare delle resistenze. Secondo la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) è buona regola aspettare circa 48 ore dall'inizio della terapia per valutare i primi segni di miglioramento, con la raccomandazione di contattare il pediatra se il bambino non assume correttamente il farmaco (ad esempio se lo vomita) o se dovesse presentare possibili effetti collaterali.

Secondo un recente studio, tuttavia, i bambini sintomatici con diagnosi confermata di faringite streptococcica (mal di gola causato dallo streptococco), trattati in modo appropriato con una dose di amoxicillina, possono tornare all'asilo o a scuola il giorno successivo senza rischiare di infettare altri studenti. Un risultato che sfida le raccomandazioni di alcuni pediatri che specificano che i bambini con streptococco, anche se trattati in modo appropriato, dovrebbero rimanere a casa per almeno 24 ore.

In ogni caso, secondo alcuni pediatri, il ritorno a scuola del bambino che sta seguendo una terapia antibiotica dipende da numerosi fattori, ossia in base alla patologia del piccolo e al suo stato di salute, e va valutato attentamente se possa essere pericoloso per sé e per gli altri. L'assenza della febbre, ad esempio, non è l'unico elemento da considerare per valutare se il bambino possa effettivamente tornare all'asilo. Ci sono, infatti, altri fattori da soppesare, ad esempio la persistenza della tosse o un malessere generale: insomma, situazioni in cui il buon senso consiglia di aspettare ancora.

L'importanza della convalescenza

Stando a quanto spiega Giuseppe Mele, presidente dell'Osservatorio nazionale per la salute dell'infanzia e dell'adolescenza Paidòss, in un'intervista al Corriere della Sera, "non bisogna avere fretta, soprattutto con i più piccini: prima dei cinque, sei anni il sistema immunitario non è ancora ben sviluppato e si è quindi più "indifesi" contro i virus, che nelle classi circolano in abbondanza e durante tutto l'anno scolastico. Le più comuni affezioni delle vie aeree, anche le più banali, richiedono dai cinque ai sette giorni per risolversi: rimandare a scuola un bambino non ancora ben guarito significa esporlo a malattie ricorrenti. Le rinosinusiti, ad esempio, sono spesso conseguenza di raffreddori non curati bene, in cui l'infezione "fuori controllo" si estende ai seni paranasali".

"Una convalescenza adeguata fa sì che il bimbo torni a scuola più forte e non si ammali di nuovo, magari di qualcosa di peggio: se ad esempio si sono dovuti prendere antibiotici per sei o sette giorni a causa di un'otite, meglio aspettarne altri tre o quattro prima di rientrare", commenta Giuseppe di Mauro, presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS).

Stando anche a quanto ribadisce la pediatra Angela Pittari, sul sito dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Meyer, in caso di bambini particolarmente cagionevoli, con infezioni ricorrenti che interessano diversi distretti - naso, gola, orecchio, bronchi, pancia - i tempi di convalescenza devono essere più lunghi, così da consentire loro una migliore ripresa prima di ritornare a scuola.

Come utilizzare correttamente gli antibiotici

  • Assumere il farmaco soltanto su prescrizione medica.
  • Utilizzare gli antibiotici esclusivamente per curare le infezioni causate da batteri.
  • In caso di infezioni ricorrenti, non iniziare autonomamente (senza aver prima consultato un medico) antibiotici consigliati in precedenza o avanzati da un precedente utilizzo.
  • Rispettare il dosaggio e la durata della terapia con l'antibiotico prescritti dal medico.
  • In caso di errori nell'assunzione e/o sovradosaggio consultare sempre il medico.
  • Segnalare al medico eventuali disturbi causati dall'antibiotico prescritto. 

Frequenza scolastica: quando è previsto l'allontanamento del bambino

In base al regolamento sanitario dei nidi e delle scuole d'infanzia comunali, l'allontanamento è previsto quando il bambino presenta:

  • febbre superiore ai 37,5° C
  • rinite con tosse persistente e difficoltà respiratoria
  • diarrea (2 o più scariche con feci liquide) nella stessa giornata
  • vomito (2 o più episodi) nella stessa giornata
  • congiuntivite purulenta 
  • manifestazioni cutanee estese 
  • stomatite accompagnata da scialorrea (abbondante salivazione) e/o difficoltà di alimentazione
  • pianto persistente inusuale 
  • malessere generale, apatia
  • mal di testa
  • perdita o riduzione del gusto o dell'olfatto

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