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Bambini cagionevoli: mio figlio si ammala troppo?

di Francesca De Ruvo - 23.12.2022 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Due giorni all'asilo e dieci a casa per colpa del raffreddore? Ecco tutto ciò che devono sapere i genitori di bambini cagionevoli

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Bambini cagionevoli

Non è insolito che appena i bambini inizino l'asilo o la scuola materna siano frequentemente malati. Quando le temperature iniziano ad abbassarsi e si passa molto tempo all'interno di ambienti chiusi, infatti, le infezioni respiratorie cominciano a fare capolino. Ma come facciamo a capire se i nostri figli sono effettivamente bambini cagionevoli o meno? Per toglierci ogni dubbio, abbiamo fatto alcune domande al Prof. Egidio Barbi, Direttore del Dipartimento di Pediatria dell'Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) Burlo Garofalo di Trieste.

Mio figlio si ammala troppo?

Da ottobre ad aprile, quando le temperature sono basse e di conseguenza si passa più tempo all'interno di luoghi chiusi, ognuno di noi si trova a fare i conti con raffreddore, tosse, mal di gola e talvolta febbre. Questo è ancora più vero nei bimbi piccoli che tendono ad ammalarsi molto più degli adulti. Ma con quale frequenza è normale che un bambino si ammali?

"Un bambino che frequenta per il primo anno la comunità, cioè che va all'asilo nido o alla scuola materna, si ammala in media ogni venti giorni. Otiti, tracheiti, tonsilliti e gastroenteriti sono molto comuni nei bambini piccoli, ma generalmente non hanno mai delle conseguenze serie" spiega il prof. Barbi.

I bimbi con un sistema immunitario che funziona normalmente, infatti, possono ammalarsi dalle 6 alle 8 volte solamente durante la stagione autunnale-invernale: praticamente un episodio al mese o più. Considerando che per la guarigione completa da un'influenza o da un'altra infezione respiratoria (Covid, ecc…) sono necessari dai sette ai quindici giorni, è facile che i vostri bimbi vi sembrino sempre ammalati. Non a caso, i medici in questi casi parlano di infezioni respiratorie ricorrenti (IRR) che comprendono raffreddori, faringiti, tonsilliti, otiti e bronchiti.

Infezioni respiratorie ricorrenti: perché sono così frequenti?

Le infezioni respiratorie ricorrenti sono fastidiose, ma in genere innocue e tendono ad attenuarsi con l'età.

La "colpa" dei continui malanni è del sistema immunitario che, nel momento in cui i bimbi iniziano a frequentare il nido o la scuola materna, deve ancora imparare a difendersi al meglio dalle infezioni. Il sistema immunitario dei bambini, infatti, è inesperto e deve ancora "conoscere" virus e batteri.

"Questo genere di infezioni sono una sorta palestra immunologica e fanno parte di un normale processo di maturazione del sistema immunitario che deve formarsi un bagaglio di esperienze" precisa il prof. Barbi, che poi aggiunge "man mano che i bambini stanno in comunità e crescono svilupperanno sempre meno infezioni, passando da un episodio al mese a uno ogni due mesi e così via fino ai sei anni circa, dove un bambino sviluppa più o meno tre infezioni l'anno".

Nella maggior parte dei casi le infezioni sono di origine virale e tra i virus responsabili troviamo: adenovirus, virus influenzali e parainfluenzali, Sars-CoV-2, rinovirus, ecc…

Come si sviluppano le difese immunitarie?

Lo sviluppo delle difese immunitarie dipende dalla formazione degli anticorpi. I bimbi ricevono i primi anticorpi già durante la gestazione, ancora prima di nascere. Attraverso la placenta, infatti, la madre fornisce una primissima protezione nei confronti di agenti esterni pericolosi. Pensiamo al vaccino contro la pertosse che viene fatto in gravidanza proprio per proteggere il nascituro durante i primi mesi di vita. Dopo la nascita, la mamma continua a trasmettere gli anticorpi al piccolino attraverso l'allattamento.

Le difese immunitarie si sviluppano poi attraverso il contatto con l'ambiente: entrando in relazione con persone e oggetti si incontrano anche virus e batteri, contro i quali l'organismo reagisce creando nuovi anticorpi. Man mano che il bambino cresce, il sistema immunitario si rafforza.

Infine, a rafforzare le difese di grandi e piccini ci pensano i vaccini che proteggono da malattie potenzialmente molto pericolose.

Quali fattori peggiorano la situazione?

Come abbiamo visto, passare molto tempo in spazi chiusi, affollati e poco ventilati facilita la trasmissione di infezioni.

Tra i fattori di rischio per le infezioni ricorrenti troviamo poi:

  • il fumo di sigaretta che esercita un effetto estremamente dannoso sulle vie respiratorie. I figli dei fumatori sono infatti soggetti a sviluppare più frequentemente infezioni respiratorie ricorrenti rispetto ai figli di non fumatori;
  • l'inquinamento atmosferico, specie per via delle polveri sottili, e quello domestico;
  • vivere in una casa in cui viene acceso spesso il caminetto, dal momento che la combustione della legna produce biossido di azoto e anidride solforosa che, specie nei bambini cagionevoli, hanno un impatto negativo sulle difese delle vie aeree.

Le bandierine rosse a cui prestare attenzione

Come abbiamo già visto, nella maggioranza dei casi questo tipo di infezioni sono sostanzialmente innocue e tendono a risolversi con l'età. A volte, però, potrebbero esserci alcuni segnali a cui prestare particolare attenzione perché potrebbero essere la spia di qualcosa di più serio.

"Le bandierine rosse che ci dovrebbero far pensare che un bambino abbia un difetto dell'immunità non riguardano la frequenza degli episodi, bensì la precocità e la gravità degli stessi. Un bambino che si ammala molto già prima di andare all'asilo, che comincia ad avere un rallentamento della crescita, che necessita di trattamenti antibiotici continui o che ha malattie associate a germi molto inusuali, allora quello è un bambino in cui è meglio approfondire la questione" spiega il prof. Barbi. In tutti gli altri casi, invece, bisogna portare pazienza e aspettare che il sistema immunitario del bambino diventi ben "allenato".

Bambini cagionevoli: cosa fare per “migliorare” la situazione?

Oltre ad aspettare che il bambino cresca e che di conseguenza il suo sistema immunitario sia più preparato a gestire le infezioni, ci sono alcuni consigli sempre validi:

  1. non forzare i tempi della convalescenza: è sempre meglio aspettare che il piccolino sia guarito del tutto prima di farlo tornare al nido o alla materna. Dopo un'infezione, infatti, il sistema immunitario è indebolito e si rischia che il bambino si ammali nuovamente a distanza di pochi giorni;
  2. vaccinazioni: proteggono i bimbi da malattie specifiche e talvolta anche molto pericolose. Nei bimbi piccoli ricordiamo che è consigliata anche la vaccinazione antinfluenzale proprio perché il loro sistema immunitario non ha ancora un gran bagaglio di esperienze;
  3. attenzione al sonno e all'alimentazione: il bambino deve dormire un numero adeguato di ore e deve mangiare bene così da assumere tutti i nutrienti e le vitamine di cui ha bisogno;
  4. il lavaggio delle mani: le infezioni non si trasmettono solo tramite le vie respiratorie, ma anche attraverso le superfici che tocchiamo con le mani. Lavare le mani con acqua tiepida e sapone permette di ridurre le infezioni respiratorie e quelle gastrointestinali.

Integratori e immunostimolanti: sono davvero necessari?

Negli ultimi anni, e soprattutto con la pandemia di Covid-19, si è fatta strada l'idea che alcune sostanze possano rafforzare le difese immunitarie.

Si tratta degli immunostimolanti, un gruppo di farmaci pensati per aumentare la resistenza alle infezioni stimolando la produzione di anticorpi. In farmacia se ne possono trovare davvero di tutti i tipi e formati, ma servono a qualcosa?

"Integratori e immunostimolanti si sono dimostrati poco utili nel prevenire questo genere di infezioni sia nei bimbi che negli adulti. Gli studi effettuati hanno infatti evidenziato che la loro efficacia è molto marginale" precisa Barbi.

Quando rivolgersi al pediatra

Nella maggior parte dei casi, le infezioni ricorrenti tendono a guarire spontaneamente nell'arco di una o due settimane. Ciò non significa che la situazione vada presa sottogamba. In particolare, è il caso di contattare il pediatra quando:

  • la febbre è elevata e non passa dopo due o tre giorni;
  • il piccolino è particolarmente inappetente e lamentoso;
  • il bambino ha meno di tre mesi di vita.

Se invece il bambino mangia e non appare sofferente, se non ci sono sintomi importanti e se la febbre scende normalmente con l'antipiretico, si possono tranquillamente aspettare due o tre giorni prima di rivolgersi al pediatra per un consulto.

Fonti:

Italian Journal of Pediatrics, Prevention of recurrent respiratory infections, 2021

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