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Nuovo studio sui bambini e covid-19

di Penelope Greco - 09.04.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Nuovo studio sui bambini e COVID-19. Nel 2020, negli Stati Uniti sono stati segnalati più di 2.000.000 di diagnosi. Cosa sappiamo?

Nel 2020, negli Stati Uniti sono stati segnalati più di 2.000.000 di casi pediatrici di COVID-19. Sebbene circa la metà dei pazienti pediatrici con COVID-19 manifesti una malattia lieve, alcuni bambini hanno richiesto il ricovero in unità di terapia intensiva o l'uso di ventilazione meccanica invasiva.

In questo nuovo studio sui bambini e covid 19 è stato così osservata un'aumentata associazione di COVID-19 grave nei pazienti con 1 o più condizioni croniche rispetto a quelli che non avevano altri problemi, soprattutto nei pazienti maschi e nei bambini tra i 2 e gli 11 anni rispetto ai bambini dai 12 ai 18 anni. 

Secondo una ricerca pubblicata nel mese di giugno 2020 su Nature Medicine, i bambini e i giovani sotto i 20 anni, oltre ad essere molto spesso asintomatici, si stima che abbiano una suscettibilità all'infezione pari a circa la metà rispetto a chi ha più di 20 anni. La ricerca ha sviluppato modelli di trasmissione di Covid-19 sulla base dei dati provenienti da 6 paesi, inclusa l'Italia. I sintomi di Covid-19 nei più piccoli sono spesso assenti o lievi, ma l'infezione in alcuni casi può comportare lo sviluppo di complicanze o forme cliniche peculiari. Ecco perché va comunque posta molta attenzione quando i bambini manifestano i sintomi dell'infezione, soprattutto se con meno di un anno di età e in presenza di condizioni patologiche preesistenti.  Vediamo cosa sappiamo adesso.

In questo articolo

Nuovo studio sui bambini e covid-19

Secondo questo nuovo studio sui bambii e Covid-19 tra 20.714 pazienti pediatrici con COVID-19:

  • il 52,9% erano di sesso femminile
  • il 53,8% erano di età tra i 12 e i 18 anni
  • il 39,3% erano ispanici o latini
  • il 29,2% avevano 1 o più malattie croniche

Tra 2430 pazienti pediatrici, il31,1% era sottoposto a COVID-19 grave. È stata osservata poi:

  • un'aumentata associazione di COVID-19 grave tra i pazienti con 1 o più condizioni croniche rispetto a quelli con nessuna;
  • nei bambini di età compresa tra 2 e 5 anni o tra 6 e 11 anni rispetto a quelli di età compresa tra 12 e 18 anni
  • nei pazienti maschi 

L'analisi ha rilevato anche un aumento di COVID-19 grave nei bambini più piccoli (quelli di età compresa tra 2 e 11 anni) rispetto a bambini più grandi, gli adolescenti (quelli di età compresa tra 12 e 18 anni). Anche se il ricovero in un reparto di terapia intensiva per i bambini possono indicare una maggior cautela da parte dei medici, piuttosto che la gravità della malattia, questa scoperta ha un'importante pianificazione clinica. Secondo la ricerca le condizioni croniche esistenti e il sesso maschile sono associati in modo indipendente con COVID-19 grave.

Limitazioni dello studio

Questo studio presenta però alcune limitazioni. 

  • i fattori di rischio associati alla malattia grave da COVID-19 rispetto alla sindrome infiammatoria multisistemica nei bambini non può essere differenziata, visto che quest'ultima condizione non ha un proprio codice di diagnosi.
  • potrebbero esserci condizioni croniche sottostanti o in concomitanza con il COVID-19
  • non sono stati in grado di valutare le associazioni tra i bambini di età inferiore ai 12 mesi.

Sebbene la maggior parte dei bambini con COVID-19 soffra di una malattia lieve, alcuni bambini sviluppano gravi malattia che porta al ricovero in ospedale, all'uso della ventilazione meccanica invasiva e alla morte. Ridurre il rischio di infezione attraverso strategie di mitigazione della comunità è fondamentale per proteggere i bambini da COVID-19 e prevenire risultati negativi.

Attualmente non sono stati ancora autorizzati dalle autorità competenti vaccini anti Covid-19 che possono essere somministrati in età pediatrica. I vaccini attualmente autorizzati da Ema e Aifa (Pfizer BioNTech, Moderna, Astra Zeneca), infatti, possono essere somministrati nelle persone di età superiore ai 16 -18 anni. 

Fonti articolo: JAMA NETWORK, Salute.gov

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