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Sonno in vacanza, come cambia e come favorirlo

di Rosy Maderloni - 04.07.2023 - Scrivici

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Perché i più piccoli dormono meno (e male) in villeggiatura? Bambini e sonno in vacanza, come cambia e come favorirlo.

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Bambini e sonno in vacanza, come cambia e come favorirlo

Arrivano agognate per durare sempre e comunque troppo poco: sono quei giorni di ferie che dovrebbero permettere a tutta la famiglia di ristorarsi dai ritmi frenetici della routine, fare cose nuove, vedere posti diversi e rilassarsi insieme a passo lento.

Tutto perfetto, ma se poi il pupo non dorme? Se la novità stravolge le sue abitudini tanto da renderlo molto agitato? Quali sono i Bambini e sonno in vacanza: quali consigli per migliorare la qualità del riposo più piccoli? Ne parliamo con Rondine De Luca, puericultrice e sleep coach certificata, autrice del libro edito da Mondadori "Mamma insegnami a dormire".

Bambini e sonno in vacanza: ritmi diversi

La vacanza è un tempo eccezionale per molti motivi. Si trascorrono più giorni in ambienti diversi dalla propria casa e dai luoghi generalmente frequentati durante l'anno. Tutta la famiglia trascorre insieme un tempo che non è scandito dagli orari del lavoro o dell'asilo nido e si è di solito in località piacevoli di mare o montagna all'aria aperta che possono offrire molti stimoli a grandi e piccini. Tutti questi fattori sono, appunto, desiderati, proprio perché estranei alle abitudini ma tra gli svantaggi può esserci nei bambini più piccoli una difficoltà a ritrovare gli stessi comfort che permettono loro di vivere al meglio il momento del sonnellino. Come mai?

"Quando si raggiunge un posto nuovo, pur bello che sia, dobbiamo tenere in conto che possono volerci 2 o 3 giorni per adattarsi al cambio di abitudini - premette la sleep coach -: un ambiente nuovo incuriosisce e stimola molto il bambino da diversi punti di vista. Tra le funzioni svolte dal sonno, c'è quella fondamentale di riorganizzare e rielaborare quanto si è vissuto della giornata. Il sonno serve a memorizzare, imprimere le informazioni importanti e a consolidare le tappe dello sviluppo, riferendoci ai più piccoli.

Nel periodo estivo, della vacanza, in cui si vivono esperienze nuove, i bambini scoprono posti nuovi o vedono, magari, animali sconosciuti, rielaborano nel sonno queste emozioni e il risultato, da non vedere come negativo, può essere proprio un sonno più agitato. Non c'è da preoccuparsi, tutt'altro, è una condizione fisiologica nei primi 3, 4 anni di vita".

Bambini e sonno in vacanza: come gestire i viaggi lunghi

"Se si ha in mente di andare in una località lontana che richiede almeno un paio d'ore di viaggio, meglio optare per l'aereo quando possibile - spiega la puericultrice - per una questione di comodità e comfort del piccolo. Nei primi mesi di vita è importante che il bambino dorma in posizioni sicure e confortevoli, sempre disponibili alla vista dei genitori. In macchina sarebbe preferibile effettuare soste ogni 45 minuti circa di viaggio e sollevare il bambino dall'ovetto o farlo scendere dal seggiolino per una decina di minuti almeno, così da permettergli di stendere bene la schiena e le gambe se si è addormentato durante il tragitto in posizione accucciata. Non dimentichiamoci di portare con noi qualsiasi oggetto possa rassicurare il piccolo, come il ciuccio o il Doudou, soprattutto nelle fasi più delicate di un viaggio come il decollo o l'atterraggio se si vola. Il cuccio e/o il seno aiuteranno indubbiamente il neonato anche a sopportare gli sbalzi di pressione che possono far male alle orecchie". 

Bambini e sonno in vacanza: ricreare abitudini e rituali

"Non è detto che siccome si è in vacanza, ogni buona abitudine vada stravolta - aggiunge De Luca -: per quanto possibile, cerchiamo di dare orari non troppo diversi rispetto a quanto i bambini sono abituati, individuiamo subito il posto che sarà dedicato alla nanna del bambino e organizziamolo secondo ciò che sappiamo lo rassicuri: con la lucina, la copertina preferita o il carillon che riconosce come oggetti di casa.

In vacanza si possono creare anche nuovi rituali tipici del luogo in cui ci si trova come il dare la buonanotte agli animali del mare o del bosco, salutare i vicini di campeggio o altre piccole azioni da associare alla giornata che sta per finire e che portano al momento dell'addormentamento. Non spaventiamoci, infine, se qualche abitudine domestica in vacanza salta completamente: l'importante è ripristinare immediatamente quella modalità di accompagnare il bimbo all'addormentamento che avevamo conquistato durante l'anno. E se in vacanza volesse venire a dormire nel lettone coi genitori? Se non dispiace a mamma e papà non è un problema, ma una volta finita la vacanza, tutto deve tornare com'era prima di partire".

Bambini e sonno in vacanza: ha senso portarsi la melatonina?

"Una buona igiene del sonno è fatta di molti tasselli - conclude la sleep coach - e comprende l'adozione di abitudini e rituali rilassanti a partire dal tardo pomeriggio e ore serali, che facilitino il bambino ad arrivare al momento di andare a letto già tranquillo. In vacanza questo probabilmente è più difficile che accada perché si esce per una passeggiata la sera più volentieri o comunque si arriva più tardi alla cena e all'addormentamento. Lavorare sul carico di energie del bambino in queste ore e organizzare intorno a lui attività più tranquille è certamente la prima cosa da fare, sicuramente vale la pena di concentrarsi su questo e sull'evitare bevande zuccherate rispetto alla somministrazione di integratori come la melatonina per conciliare il sonno in vacanza". 

Sonno dei bambini e altitutine

In montagna tutto porta a pensare che non ci sia ambiente migliore per conciliare il sonno di grandi e piccini: i suoni della natura, l'aria più fresca data dall'altitudine incidono positivamente. Ma fino a che altezze spingersi senza che i nostri bambini corrano rischi per la loro salute? Il Club alpino italiano (Cai) ha dato un range di sicurezza entro cui muoverci per evitare il rischio di "male acuto da montana" causato dalla riduzione di pressione che avviene man mano che si sale in montagna e che equivale, dunque, a una riduzione della percentuale di ossigeno nell'aria.

Se per la popolazione generale si considera questo rischio concreto al di sopra dei 2.500 mt slm, nei più piccoli, a causa della conformazione dell'apparato respiratorio, i primi sintomi possono manifestarsi anche ad altitudini più basse. In particolare, nei bambini sotto i 2 anni è meglio evitare di salire oltre i 2.000 mt. La perdita del sonno è un sintomo, insieme a nausea e cefalea, del male acuto da montagna.

"La tempistica dell'insorgenza ci può aiutare in quanto la comparsa dei primi sintomi si verifica dalle 4 alle 12 ore dall'arrivo in quota ed è notevolmente influenzata da eventuali pernottamenti - sono le indicazioni del Cai -, se non si sono rispettati i tempi di acclimatamento (300 mt al giorno di ascesa per quote superiori a 3000 mt). La nostra attenzione sulla prevenzione della patologia a cui i bambini sono più sensibili è il male acuto di montagna lieve".

"Una quota fino ai 1500 mt è ben tollerata nei bambini sotto i 12 mesi - si legge -, altitudine alla quale possono soggiornare anche diversi giorni. È possibile superare questo limite (mai oltre i 2000 mt) purché si salga e si scenda in giornata e che la salita sia lenta e graduale (a piedi e non con mezzi meccanici)".

Con i bambini dai 2 ai 5 anni possiamo osare di più e puntare ai 3.000mt, ma con i dovuti accorgimenti perché:"a queste età non è sempre facile per i bambini descrivere e comunicare eventuali sintomi a differenza di quanto accade nella fascia di età compresa tra 5 e i 10 anni, età in cui, comunque, questa altitudine è ben tollerata anche se occorre sempre vigilare su una possibile insorgenza del male acuto di montagna".

L'intervistata

Rondine De Luca, puericultrice e sleep coach certificata de Le fate della nanna, autrice del libro edito da Mondadori "Mamma insegnami a dormire".

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