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Le famiglie con un bambino con ADHD possono trarre beneficio nel praticare la mindfulness

di Penelope Greco - 31.05.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
I bambini con ADHD sono generalmente trattati con farmaci e / o trattamenti comportamentali. Ma il solo farmaco è insufficiente in un quarto dei bambini.

I bambini con ADHD sono generalmente trattati con farmaci e / o trattamenti comportamentali. Tuttavia, il solo farmaco è insufficiente in un quarto dei bambini. Per questo motivo, gli scienziati hanno studiato se un intervento basato sulla mindfulness (MBI) potrebbe avere un effetto positivo sui bambini che non rispondevano sufficientemente ad altri trattamenti per l'ADHD. Ecco quindi che è stato scoperto che gli MBI (Mindfulness-Based Intervention) possono provocare effetti positivi sui sintomi psicologici e sul comportamento di bambini e genitori.

In questo articolo

Bambini con ADHD: lo studio

Nello studio, condotto in collaborazione con il Radboud Center for Mindfulness, sono stati confrontati due gruppi di bambini di età compresa tra gli otto e i sedici anni. Un gruppo ha ricevuto solo cure regolari (CAU, care-as-usual), e l'altro gruppo ha ricevuto anche MYmind, l'intervento basato sulla consapevolezza (MBI) con almeno un genitore. Hanno svolto questa formazione per un periodo di otto settimane.

Un risultato sorprendente è stato che i genitori hanno beneficiato in modo particolare di questa formazione. C'è stato un aumento della genitorialità consapevole, dell'auto-compassione e un miglioramento della salute mentale tra i genitori. Questi effetti erano ancora visibili sei mesi dopo la fine della formazione. Nei bambini, c'erano alcuni effetti sui sintomi dell'ADHD, sull'ansia e sui tratti autistici, ma gli effetti erano piccoli. Tuttavia, un sottogruppo sembrava trarne beneficio: un bambino su tre ha migliorato in modo affidabile l'autocontrollo seguendo MYmind, mentre solo uno su dieci è migliorato seguendo solo cure regolari.

La professoressa di sensibilità ambientale in salute e psicologa Corina Greven di Radboudumc, del Donders Institute e Karakter afferma che gli interventi abituali per i bambini con ADHD in genere non si occupano della salute mentale dei genitori, sebbene spesso lottino con lo stress genitoriale, l'ansia o i propri sintomi di ADHD. "Sebbene gli effetti nei bambini fossero piccoli, abbiamo comunque riscontrato effetti nei genitori. Intervistando le famiglie, il nostro team ha anche scoperto che molte famiglie hanno riportato importanti miglioramenti nelle relazioni familiari e nella comprensione e nell'accettazione dell'ADHD. Dobbiamo andare oltre il semplice guardare se un intervento riduce i sintomi e includere risultati aggiuntivi importanti per  le famiglie". 

Cos'è l'ADHD

Il disturbo da deficit di attenzione / iperattività (ADHD) è un disturbo dello sviluppo neurologico comune con una prevalenza mondiale di circa il 5% nei bambini

Le cause dell'ADHD possono essere di natura:

  • genetica
  • neurobiologica
  • ambientale

I principali sintomi sono:

  • deficit di autocontrollo nella vita di tutti i giorni
  • problemi di controllo degli impulsi
  • difficoltà di prestare attenzione e mantenere la concentrazione;
  • regolazione delle risposte emotive
  • avvio e organizzazione di compiti

Le valutazioni dell'autocontrollo dei minori sono un importante predittore per la salute, la ricchezza, i risultati accademici, professionali e di criminalità a distanza di anni. Pertanto, migliorare l'autocontrollo è un obiettivo terapeutico essenziale per l'ADHD.

Bambini e adolescenti colpiti da Adhd (la sindrome da deficit di attenzione e iperattività) sono 15 volte meno di quanto si pensasse. A dimostrarlo sono stati i ricercatori dell'Istituto Mario Negri di Milano (che curano il Registro Adhd della Regione Lombardia), secondo i quali "sopravvalutare la patologia può causare un abuso nella prescrizione di psicofarmaci e il ricorso a errate terapie". Si stima che nel mondo l'incidenza dell'ADHD sia pari al 5,3% della popolazione, mentre in Italia la prevalenza è intorno al 3-4%, che corrisponde a circa 270.000-360.000 bambini. Tuttavia, l'ADHD non è un disturbo solamente pediatrico, poiché da esso non si guarisce totalmente; infatti chi ne è affetto da bambino si porterà dietro la malattia anche in età adulta. E questo è un dato di fatto: in Italia, la prevalenza di malattia in questa fascia di età si aggira attorno al 2%, vale a dire che si estende a poco più di un milione di persone.

In Italia curare adeguatamente un bambino affetto da ADHD oggi ha ancora i suoi limiti. Le ragioni vanno cercate principalmente nella difficoltà diagnostica. Si tratta infatti di un disturbo i cui sintomi possono essere da un lato avvicinabili ad altre patologie o associati a situazioni sociali o ambientali disagiate, e dall'altro essere suscettibili di modificazioni che evolvono con la crescita del bambino e dell'adolescente. Anche la presenza ridotta sul territorio di risorse mediche adeguatamente formate nel percorso diagnostico–terapeutico della malattia, che può prevedere una terapia mirata psicoeducativo-comportamentale e il ricorso, in casi particolarmente critici, a un supporto farmacologico, costituisce un importante problema.

Studi di genetica che hanno coinvolti i bambini hanno mostrato l'esistenza di un'associazione tra l'ADHD e alcuni geni. Ad esempio, un'alterazione nel gene responsabile della produzione di un neurotrasmettitore (dopamina) potrebbe essere una delle cause di questo disturbo: la dopamina è quella sostanza che veicola le informazioni fra i neuroni e, quindi, è alla base di molti processi cognitivi, come ad esempio attenzione e memoria.

Nonostante non vi siano ancora evidenze scientifiche consistenti, la maggior parte dei farmaci utilizzati per curare l'ADHD, infatti, aumenta l'efficacia dell'attività della dopamina nella comunicazione tra neuroni, aiutando così il paziente a prestare maggiore attenzione.

Ulteriori studi hanno dimostrato anche la familiarità del disturbo: un bambino affetto da ADHD ha 4 volte più probabilità di avere un parente con la stessa malattia; così come un terzo dei padri che soffrono di ADHD ha un figlio con lo stesso disturbo.

Esistono poi alcuni fattori ambientali che sono associati all'ADHD, in particolare fattori di rischio prenatali, come:

  • esposizione prolungata a fumo di sigaretta;
  • assunzione di alcool o droga in gravidanza;
  • ipertensione;
  • stress;
  • complicanze durante il parto;
  • nascita pretermine;
  • basso peso alla nascita.

Tali fattori non causano in maniera diretta questo disturbo ma possono favorire la comparsa di alterazioni nei geni, che portano poi all'insorgenza dell'ADHD.

Sintomi

Disattenzione, iperattività e impulsività sono gli elementi chiave nel comportamento dei soggetti colpiti da ADHD. La maggiore difficoltà nella diagnosi di questa malattia è rappresentata dall'impossibilità di tracciare una linea di demarcazione netta tra normalità e comportamenti dovuti a livelli patologici di disattenzione, iperattività e impulsività. Occorre tuttavia tenere sempre presente che per poter fare una diagnosi certa, i sintomi nel bambino devono:

  • manifestarsi in almeno due contesti di vita tra loro diversi (ad esempio casa e scuola)
  • che siano presenti da almeno sei mesi
  • che i tratti comportamentali si discostino da quelli degli altri bambini nelle stesse condizioni e della stessa età.
  • Inoltre, unitamente agli aspetti sopra citati, è necessario che le manifestazioni compaiano prima dei 7 anni di età
  • e che abbiano ripercussioni gravi a tal punto da compromettere il rendimento scolastico e/o sociale.

Fonti articolo: Families with a child with ADHD can benefit from mindfulness training, Publication in Journal of Child Psychology and Psychiatry e Ondaosservatorio, Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri

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