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Bambino punto da un calabrone: come intervenire? E' pericoloso?

di Luisa Perego - 03.07.2024 - Scrivici

calabrone
Fonte: shutterstock
Bambino punto da un calabrone: bisogna preoccuparsi? Come intervenire? Ecco come comportarsi in caso di puntura di calabrone

In questo articolo

Siete all'aria aperta, in mezzo a un bosco o sulla spiaggia. E succede tutto in un attimo, neppure fate in tempo a rendervene conto: il bambino è stato punto da un calabrone. Come bisogna comportarsi? E' possibile attenuare il dolore? Come riconoscere un calabrone? E' pericoloso per un bambino essere punto da calabroni, vespe o api? Scopriamolo in questo approfondimento.

Quando dura l'effetto della puntura di un calabrone?

Non è detto che la reazione avvenga subito, ma potrebbe raggiungere il picco anche dopo 24 ore (o addirittura 48 ore).

Calabrone, come riconoscerlo?

Prima di tutto, per capire che il bambino è stato punto da un calabrone, bisogna imparare e riconoscerlo. Il calabrone (Vespa crabro) è il più grosso vespide europeo e nordamericano. Di solito è carnivoro, preda infatti altri insetti, si nutre però anche di polpa della frutta e i nettari zuccherini.

Il calabrone adulto è glabro (mentre il bombo, con cui viene confuso, no) di colore bruno rossiccio con macchie e strisce gialle, di estensione variabile in base alla sottospecie. Rispetto a vespe o api è più lungo: può arrivare intorno ai 2,5 cm di lunghezza, la femmina, 3,5-5 cm. Può infliggere più punture nell'arco del tempo perché, al contrario dell'ape, non muore dopo aver punto.

Di solito non è particolarmente aggressivo, a meno che non venga disturbato o non si entri in contatto con il suo nido.

nido calabrone

Nido di calabrone

Fonte: shutterstock

Ape

L'ape operaia è lunga da 1 a 1,5 cm, ha il torace marrone "peloso", addome giallo e nero.

Le api non sono aggressive e attaccano solo se si mette a rischio la sopravvivenza della loro colonia. Quando un'ape attacca un intruso, lascia il pungiglione nel suo corpo e muore. Per l'insetto è quindi di una misura estrema, alla quale evita di ricorrere se può evitarlo. 

Vespa

A differenza delle api, le vespe hanno il classico restringimento tra il torace e l'addome, il cosiddetto "vitino da vespa" e non lasciano il pungiglione nella vittima.

Attaccano non solo per difendersi, ma anche se sono semplicemente infastidite. Possono infliggere più punture nell'arco di poco tempo.

Vespa orientale

La vespa orientale non è tanto diversa da un calabrone: è lunga circa 3 cm, presenta una striscia gialla nella parte finale del corpo. È di colore rossiccio ed è più sottile del calabrone. Il posizionamento del colore giallo la rende unica nella sua specie.

Rimedi per la puntura

Il calabrone quando punge non perde il pungiglione, quindi non va estratto (come succede in caso di puntura di ape). Può però pungere più volte.

In caso di puntura, sulla sede si può:

  • applicare ghiaccio;
  • per lenire il dolore, è possibile somministrare del paracetamolo;
  • tenere il bambino sotto controllo per circa 2 ore, il tempo necessario per verificare che non avvengano reazioni di ipersensibilità, una sorta di reazione allergica al veleno dell'insetto.

Meglio andare subito il pronto soccorso o chiamare il 118 in caso di:

  • Punture multiple: se il bambino è stato punto in più punti, ci può essere anche nausea, vomito, diarrea, mal di testa e febbre. Le punture multiple possono essere pericolose, anche se il bambino non ha una reazione allergica.
  • Punture in bocca o gola: la puntura può causare un pericoloso gonfiore che può bloccare le vie respiratorie.
  • Gonfiore continuo: se il gonfiore continua ad aumentare dopo due giorni o se il gonfiore di una mano o di un piede si estende oltre il polso o la caviglia.
  • Cambiamenti del tono della pelle o dei liquidi: se l'area in cui il bambino è stato punto sviluppa striature rosse, liquido giallastro o diventa più rossa.

Rischio di shock anafilattico: il principale pericolo

La puntura di un calabrone può determinare due differenti tipi di reazioni su un bimbo:

  1. prurito, arrossamento e gonfiore della parte colpita a causa delle sostanze irritanti contenute nel pungiglione (da trattare con ghiaccio e/o paracetamolo);
  2. macchie rosse NON nella zona dove è stato punto il piccolo o difficoltà respiratoria e shock anafilattico. Queste reazioni si verificano la seconda volta che il bambino è stato punto e non si manifestano nella zona in cui il piccolo è stato colpito, ma, proprio come una reazione allergica, compaiono altrove sotto forma di chiazze rosse. Nelle forme più gravi possono portare a difficoltà respiratoria e shock anafilattico. Sono reazioni molto impegnative per l'organismo e sono dovute a ipersensibilità, una sorta di reazione allergica nei confronti di alcuni componenti del veleno dell'insetto.

Come riconoscere lo shock anafilattico?

I primi segnali sono formicolio e senso di calore alla testa e alle estremità.

In seguito compaiono in sequenza:

  • orticaria
  • angioderma (rapido gonfiarsi di pelle, mucose e tessuti)
  • rinite
  • difficoltà respiratoria
  • prurito al lingua e palato
  • alterazione della voce
  • asma
  • vomito
  • diarrea
  • ipotensione (pressione bassa)
  • tachicardia e aritmia
  • la pressione arteriosa si abbassa, il respiro si fa difficile

Come intervenire?

E' importante l'intervento immediato. Chiamare immediatamente il 118 senza lasciare solo il bambino. Facilitate intanto la circolazione sanguigna: slacciate i vestiti, tranquillizzate il bimbo e mettetelo in posizione antishock, sdraiato con le gambe più in alto rispetto al corpo.

L'adrenalina è il farmaco salvavita in caso di shock anafilattico e i genitori di bimbi allergici a rischio dovrebbero averne una fiala sempre con sé. 

Prevenzione

L'immunoterapia desensibilizzante, è una specie di "vaccinazione", è una terapia salvavita per tutti i bambini e i ragazzi ad alto rischio di shock anafilattico o di reazioni allergiche di medio-alta intensità. Consiste nell'inoculazione sottocutanea di dosi crescenti del veleno dell'insetto a cui si è allergici, partendo da dosaggi estremamente bassi. In questo modo l'organismo si "abitua" progressivamente al veleno fino a raggiungere una soglia di tolleranza che scongiura reazioni gravi in caso di puntura accidentale.

«Grazie all'immunoterapia desensibilizzante è possibile prevenire lo shock anafilattico e, quindi, anche i decessi legati alle punture di insetti - spiega il professor Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia del Bambino Gesù – Il vaccino va proseguito per almeno 3 anni e l'effetto si mantiene di solito per molti anni, ma il trattamento è pienamente efficace già dal dodicesimo mese: se il bambino viene punto accidentalmente non rischia più lo shock anafilattico».

L'immunoterapia desensibilizzante va condotta esclusivamente in un Centro allergologico altamente specializzato, sotto stretta osservazione medica e sotto decisione dell'allergologo.

  

Fonti

  • Puericultura - Il bambino da 0 a 6 anni - Garzanti;
  • Il pediatra nel cassetto - Dalla nascita all'adolescenza: istruzioni per l'uso - Giunti Demetra;
  • materiale informativo babycenter 

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