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Il bambino russa: cosa fare?

di Rosy Maderloni - 11.08.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Quando i problemi del respiro notturno sono costanti e danneggiano la qualità di vita del piccolo, è indispensabile saperne riconoscere le cause  e intervenire per evitare che la difficoltà respiratoria nel sonno possa condizionare nel tempo l’insorgere di problemi anche gravi per la salute dell’organismo.

Il bambino russa

Tutti i bambini russano un po'. Può bastare il nasino appena intasato o una posizione poco consona perché il respiro diventi pesante, disturbato. Fin qui, però, nulla di preoccupante. Ma quando il russamento si fa costante e a risentirne è la qualità del sonno, allora occorre riconoscere i sintomi e individuare le cause di un disturbo che può condizionare l'insorgere di vere e proprie apnee notturne. Insieme a Giovanni De Vincentiis, responsabile dell'Unità Operativa di Otorinolaringoiatria dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù cerchiamo di capire come riconoscere i sintomi di un disturbo della respirazione nel sonno e come comportarsi.

In questo articolo

Il bambino russa: qualità del sonno e qualità di vita

"Oggi si dà più importanza alle problematiche del respiro nel sonno perché si conoscono le conseguenze negative sulla salute dell'organismo del bambino e dell'adulto – premette De Vincentiis -. Inizialmente, l'attenzione del mondo scientifico era rivolta soprattutto all'età adulta, perché si riteneva – erroneamente – che le conseguenze più gravi di un disturbo del respiro nel sonno si manifestassero intorno ai 40/50 anni: l'adulto che non riposa bene di notte è generalmente un obeso che di giorno cade facilmente preda di colpi di sonno sul posto di lavoro o alla guida di un veicolo, aumentando il rischio di incidenti anche mortali.

Nel bambino la stanchezza si manifesta in modo differente, ma ha conseguenze altrettanto negative sulla qualità della vita: il piccolo è più irrequieto, ha difficoltà di attenzione e questo lo si può ben riconoscere in età scolare. Il russamento si manifesta soprattutto dai 2 ai 5 anni, periodo di estrema plasticità del cervello e degli organi, ed è condizionato dal massimo sviluppo del sistema linfatico, rappresentato soprattutto dalle adenoidi e dalle tonsille palatine. La persistenza nel tempo di un russamento patologico, con o senza apnee notturne, può esporre il bambino ad una patologia cardiovascolare o metabolica, come il diabete. La causa è rappresentata dall'alternanza di fasi di ossigenazione e non ossigenazione del tessuto cellulare che si crea nei prolungati tempi di non corretta respirazione".

Apnee notturne e i disturbi della respirazione notturna

"Per apnee notturne dobbiamo intendere una condizione specifica, ossia l'arresto del respiro che superi i 10 secondi. Ma i disturbi del respiro nel sonno hanno diverse gradazioni di intensità:

  • russamento semplice, presente non più di due notti a settimana, che non altera la struttura del sonno,

  • russamento sintomatico, in grado di influenzare negativamente la qualità della vita del piccolo paziente,

  • UARS, o sindrome delle aumentate resistenze respiratorie

  • ipopnea ostruttiva, fino ad arrivare all'apnea vera e propria (o OSAS: obstructive sleep apnea syndrome )

Nel bambino non conosciamo ancora con certezza il confine che separa ciò che è normale da ciò che è patologico e questo può spiegare la differenza interpretativa di specialisti diversi davanti alle problematiche del respiro nel sonno in età pediatrica".

Cause del russamento nel bambino

"In bambini altrimenti sani, ossia privi di comorbidità come malformazioni cranio-facciali o sindromi genetiche, la causa più comune delle difficoltà del respiro nel sonno è rappresentata dall'ipertrofia adenotonsillare, ossia dall'aumento di volume di tonsille ed adenoidi" spiega il dottor De Vincentiis. "Ne consegue che nelle Linee Guida di ogni Paese l'adenotonsillectomia rappresenta la prima linea chirurgica di risoluzione.

I sintomi che devono allarmare il genitore durante la notte sono il russamento, ovviamente, ma anche la sudorazione nelle fasi di addormentamento, l'agitazione nel sonno, la presenza di incubi (pavor nocturnus), l'enuresi in relazione alla difficoltà respiratorie. Di giorno il piccolo manifesta cefalea, stanchezza, irrequietezza, scarsa capacità di concentrazione. Un russamento costante con queste caratteristiche deve preoccupare. Tuttavia, grazie ad una maggiore informazione la sensibilità dei genitori verso queste problematiche è enormemente cresciuta negli ultimi anni, e la difficoltà respiratoria viene spesso percepita dai genitori come condizione più grave di quanto non indichino i dati degli esami strumentali più appropriati (polisonnografia, pulsossimetria notturna).

L'accesso a questi esami purtroppo non è sempre facile: suggerisco allora ai genitori di riprendere con il cellulare il bambino mentre dorme, osservare se la bocca è aperta, se ci sono rientramenti del giugulo durante l'inspirazione, se lo sforzo del torace è aumentato ed è presente un respiro paradosso, con movimenti invertiti tra torace ed addome: queste riprese "domiciliari" sono di estrema utilità per poter comprendere l'entità della problematica ostruttiva".

Il bambino che russa e le adenoidi: l’intervento di adenoidectomia e/o adenotonsillectomia

"Oggi l'indicazione chirurgica si è molto ridotta rispetto al passato, tuttavia l'adenotonsillectomia rappresenta ancora l'intervento di scelta nel trattamento delle apnee notturne nei bambini, legate nella maggior parte dei casi alla ipertrofia delle tonsille palatine. L'aumento di volume delle sole adenoidi non è in grado di determinare l'OSAS se non in bambini molto piccoli, al di sotto dell'anno e mezzo di età: in questi casi la sola adenoidectomia può essere risolutiva.

Qualora le tonsille siano sane ma il loro volume condizioni ostruzione respiratoria, può essere preso in considerazione un tipo di intervento più conservativo, rappresentato dalla riduzione volumetrica tonsillare (tonsillectomia intracapsulare), eseguita mediante l'utilizzo di radiofrequenze (coblazione): questo tipo di intervento non è doloroso e consente una ripresa quasi immediata della vita normale".

"Ci sono poi bambini nei quali la difficoltà respiratoria non è condizionata da una ipertrofia adenotonsillare: bambini obesi, ad esempio, o che presentino patologie di tipo neuromuscolare: in questi casi l'approccio diagnostico al problema deve vedere coinvolti più specialisti di differenti discipline (il broncopneumologo, ad esempio, l'odontoiatria, l'endocrinologo, il neurologo) così da consentire la migliore strategia terapeutica per il singolo paziente".

Dopo l’intervento di adenotonsillectomia

"Un approccio multidisciplinare – chiarisce l'esperto - è molto importante, e soprattutto la stretta collaborazione con l'ortodontista infantile, perché una percentuale altissima di bambini che russano presenta una malocclusione: un palato troppo stretto e un morso crociato possono essere tra le concause di cattiva respirazione. In questi casi l'intervento precoce dell'ortodontista , già intorno ai quattro-cinque anni di età, può consentire un immediato miglioramento della condizione respiratoria ed evitare così il ricorso alla chirurgia".

L'intervistato

Giovanni De Vincentiis è responsabile dell'Unità Operativa Complessa di Otorinolaringoiatria dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

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