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Come aiutare i bambini a sviluppare una buona relazione con il proprio corpo

di Stefano Padoan - 24.01.2023 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
L'esperta ci spiega come aiutare i bambini a sviluppare una buona relazione con il proprio corpo possa essere un fattore preventivo rispetto ai disturbi alimentari

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Come aiutare i bambini a sviluppare una buona relazione con il proprio corpo

Insegnare fin da piccoli ad avere una buona relazione con il proprio corpo è fondamentale per avere adulti in grado di rispettare se stessi e gli altri, di non cadere in spirali autodistruttive o sviluppare disturbi alimentari. Ileana Gervasi, dietista autrice di "A tavola senza battaglie" (Edizioni Red, 2022), ci suggerisce come affrontare il tema del corpo con i bambini dimenticando giudizi, premi e punizioni che spesso toccano proprio questa sfera.

La centralità del corpo

Nella nostra società l'aspetto fisico ha assunto un'importanza sempre maggiore e spesso, anche gli adulti più attenti, si sorprendono a commentare il proprio corpo e quello altrui in maniera critica, e ad associare ad esso anche qualità morali. Che però magro faccia rima con sano è assolutamente falso, nonostante l'ideale di magrezza ancora trasmesso dai media e non solo: «A determinare un corpo in salute ci sono molti fattori, non da ultimo quello psicologico - dice l'esperta - La vigoressia ad esempio è caratterizzata dalla dipendenza dall'allenamento, dall'ossessiva preoccupazione per la forma fisica, dal seguire scrupolosamente una dieta maniacale: all'apparenza chi soffre di questo disturbo è in perfetta salute»

La neutralità nei confronti del corpo

Spesso per i bambini "grasso" è un aggettivo neutro, usato unicamente a scopo descrittivo come "alto", "basso", "castano" o "biondo" e a cui non attribuiscono un valore negativo. «Verso i 5-6 anni l'influenza esterna però aumenta, ad esempio per fare le squadre non è inusuale che i più cicciotti vengano scelti per ultimi. La diversità viene interiorizzata. Questo è però un processo guidato dal contesto che vedono attorno: con i nostri discorsi, senza quasi che ce ne rendiamo conto, trasmettiamo ai bambini l'idea che esiste un corpo giusto e uno sbagliato e che, a determinare ciò, sia il numero che appare sulla bilancia». Per mantenere questa neutralità bisogna vigilare su come parliamo del corpo in famiglia.

Come parlare del corpo in famiglia

La modalità con cui si parla delle forme proprie o altrui può dunque influenzare i bambini nella valutazione del proprio corpo in termini negativi e spingerli a instaurare un rapporto disturbato anche con il cibo. «Esattamente come "mettersi in forma" non può essere limitato al dimagrimento, passa anche l'idea sbagliata che si migliora il corpo agendo sul cibo, spesso con una dieta restrittiva».

Alcuni consigli:

  1.  Sul corpo altrui. Evitate di commentare il corpo delle persone che vedete, sia in tv che in strada. «Non vi deve piacere per forza tutto dell'altro, ma non fate passare l'idea che chi ha certe forme non può, ad esempio, mettersi il costume o praticare danza. Anche il commento positivo, oltre che dare ancora più importanza al corpo, reitera il modello dominante di corporeità, sempre uguale. Non fate passare quel modello come la norma, altrimenti in adolescenza faranno costantemente i conti con essa».
  2.  Su voi stessi. Evitate anche commenti critici sul vostro corpo. «Studi dimostrano che se il bambino è esposto a questa tendenza da parte degli adulti di riferimento, sviluppano più facilmente un rapporto critico con il proprio corpo e un'immagine corporea negativa. Anzi, sforzatevi di esporre i vostri figli alla diversità e alla narrazione di molteplici forme corporee senza problemi: ognuno ha il proprio corpo, che è diverso da quello altrui. E a priori non ci sono corpi o pezzi di essi sbagliati».
  3.  Sui vostri figli. Non basate complimenti o critiche sulla forma corporea e la bellezza. Ci sono altre qualità da sottolineare e da indicare ai vostri figli come più importanti del fattore estetico. «Viene naturale dire a una bimba che è snella e a un maschio che ha i muscoletti, ma proviamo a parlare di più di altre qualità come la gentilezza o di quanto è piacevole stare con loro. Giova alla loro autostima imparare a non valutare il proprio valore solo per come il corpo appare». Attenzione anche ai loro commenti: «Se constatano che una persona è grassa, rispondere "non è vero" oppure "è bella anche così" non fa altro che sottolineare che essere magri ha una connotazione positiva. Allo stesso modo rispondere "ma tu non sei grasso!" a un ragazzo che ci chiede di dimagrire rafforza la percezione del grasso visto come cattivo».

L’attività fisica gentile

I bambini hanno bisogno di

movimento per essere felici e sereni. Se però lo sport viene associato alla necessità di controllare o perdere peso, il rapporto con esso inizia a diventare faticoso. «Per combattere la sedentarietà sempre più diffusa bisogna far leva su come uno stile di vita attivo fa star bene tanto sul piano fisico quanto su quello emotivo: muoversi è un piacere, non un dovere. E infatti a nessun bambino piace stare seduto, in un contesto di divertimento sono tutti portati a muoversi in modo spontaneo». Movimento non vuol dire necessariamente sport, ma anche attività fisica non strutturata. «Capite cosa piace fare a loro e non forzateli. Va bene anche giocare al parco qualche pomeriggio o andare in montagna».

La neutralità nei confronti dello sport

Costringere un bambino a fare sport per via del peso è controproducente, oltre che sbagliato: «Con un bambino in sovrappeso basta agire su un menu vario ed equilibrato e lavorare sul senso di fame e sazietà. Poi durante lo sviluppo ci possono essere fisiologici periodi di impennata nella curva di crescita». Per avere un approccio positivo con lo sport, non bisogna dunque attribuirgli valore in sé, ma permettere al bambino di imparare che il corpo sta bene quando si muove. «I genitori hanno il compito di fornire più opportunità di movimento ai figli, cercando attività che possano essere piacevoli e pensando al dove e al quando; al bambino invece spetta scegliere quale attività fare». Sulla durata nel tempo dell'attività sportiva stessa, si dovrà valutare caso per caso, tenendo sempre a mente un buon equilibrio tra l'insegnare la costanza e la perseveranza ai bambini e il comprendere quando è il caso di interrompere perché per il proprio figlio può rivelarsi controproducente proseguire.

L'intervistata

Ileana Gervasi, autrice di "A tavola senza battaglie" (Edizioni Red, 2022) è una dietista con un master in Alimentazione e dietetica vegetariana e uno in Diagnosi e trattamento dei disturbi alimentari e dell'obesità. Sulla sua pagina Instagram e sul suo blog racconta un nuovo modo di intendere l'alimentazione nell'infanzia, con lo scopo di promuovere una cultura della prevenzione in grado di favorire una vita in salute e lo sviluppo di un rapporto equilibrato con il cibo.

 

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