Home Bambino Salute

Come gestire la disprassia a scuola

di Giulia Foschi - 15.11.2021 - Scrivici

come-gestire-la-disprassia-a-scuola
Fonte: Shutterstock
La disprassia è un disturbo complesso che riguarda la coordinazione motoria e in alcuni casi il linguaggio. Per gestirla a scuola è importante facilitare il bambino con alcuni accorgimenti

Come gestire la disprassia a scuola

La disprassia è un disturbo complesso e ancora poco conosciuto che investe la sfera della coordinazione motoria e, in alcuni casi, quella verbale. I bambini disprassici non soffrono di un ritardo cognitivo: devono solo essere facilitati e accompagnati nello svolgimento delle azioni quotidiane in casa così come a scuola, dov'è necessaria una particolare attenzione affinché questa difficoltà non generi in loro frustrazione e rallentamenti rispetto al resto della classe. Approfondiamo l'argomento con due esperte: Silvia Andrich, psicologa dello sviluppo, e Anna Maria Chilosi, neuropsichiatra infantile, che ci parla nello specifico della disprassia verbale.

In questo articolo

Che cos’è la disprassia?

"La disprassia è un disturbo molto complesso e anche per questo non facile da diagnosticare - introduce Silvia Andrich -. È un disturbo dello sviluppo della coordinazione motoria che genera una difficoltà nella pianificazione dei movimenti e delle sequenze intenzionali: so cosa voglio fare però non ci riesco. La difficoltà consiste soprattutto nell'automatizzare e nel memorizzare una serie di sequenze motorie, oltre che nella percezione visuo-spaziale e della scansione temporale. Una situazione che nei bambini disprassici – che non hanno alcun ritardo intellettivo, anzi, spesso sono molto intelligenti – può causare frustrazione e bassa autostima. Fondamentale è la diagnosi precoce, che deve essere fatta da una equipe interdisciplinare formata da un neuropsichiatra infantile, uno psicologo, un logopedista, un fisioterapista".

Come si gestisce la disprassia alle elementari

"I bambini disprassici vanno sostenuti e incoraggiati. A volte anche qualche accorgimento pratico può aiutare, nella direzione di semplificare loro la vita il più possibile. Ad esempio, una delle cose che li mette più in difficoltà è infilare e allacciare, quindi scegliamo abiti senza bottoni e scarpe senza lacci. In mensa, meglio fornirgli un cucchiaio piuttosto che altre posate più complicate. Alle elementari tutti i bambini iniziano a studiare usando i quadernoni e le matite triangolari ergonomiche che aiutano la corretta impugnatura: questo facilita l'apprendimento anche dei bambini disprassici. Per attenuare i problemi motori e la difficoltà nell'equilibrio è meglio far sedere il bambino poggiando bene i piedi a terra. La maestra dovrà naturalmente tener conto della situazione facilitandolo ad esempio nel dettato o nel copiare dalla lavagna: non può farlo velocemente né perfettamente, soprattutto usando il corsivo. Inoltre i bambini con disprassia si stancano facilmente, hanno generalmente un'attenzione limitata e possono essere molto sensibili ai rumori, ed è bene tenerne conto. Chiaramente la situazione varia in base alla gravità del disturbo e alla sua eventuale associazione con disturbi dell'apprendimento o dell'attenzione/iperattività: in questo caso è possibile che venga assegnato al bambino un insegnante di sostegno".

Disprassia: come si gestisce alle medie

"I bambini disprassici possono migliorare notevolmente con la crescita: molti aspetti si possono attenuare, anche se il disturbo non scompare. Una buona idea è incentivare il ragazzino a praticare sport: non amerà farlo, specialmente quello di squadra, ma lo può aiutare molto. Consiglio di puntare su sport individuali come il nuoto, l'atletica e soprattutto le arti marziali: il Judo in particolare si è rivelato molto adatto. La disciplina sportiva li aiuta moltissimo anche a migliorare la percezione di sé e l'autostima. A scuola per quanto possibile è bene puntare sulla cooperazione e sui lavori di gruppo, sensibilizzare i ragazzi alla diversità individuale e alle diverse forme di intelligenza. Se la disprassia non è verbale, puntare sull'oralità piuttosto che sulla scrittura. Da parte dei genitori non deve mancare mai la continuità nel sostegno e nell'incoraggiamento, premiando ogni piccola conquista, anche quando ci si avvicina all'obiettivo senza raggiungerlo".

La disprassia verbale

Abbiamo accennato anche alla disprassia verbale, che approfondiamo con la dottoressa Anna Maria Chilosi, neuropsichiatra infantile. "Tra i disturbi dell'acquisizione del linguaggio, la disprassia verbale evolutiva rappresenta un quadro clinico di particolare complessità tra i disturbi del linguaggio e si può presentare sin dai primi mesi di vita. Può manifestarsi in assenza di cause identificabili o in associazione ad altre patologie. L'eloquio è spesso molto alterato, rallentato e poco comprensibile. Inoltre, i bambini con disprassia verbale presentano uno sviluppo molto lento del vocabolario. Possono essere in grado di produrre tutti o quasi i suoni della loro lingua isolatamente o in brevi unità, ma non riescono a controllarli in una produzione connessa. A scuola, il disturbo tende a interessare soprattutto gli aspetti relativi alla scrittura e alla comprensione del testo scritto. Non tutti i bambini con disprassia verbale manifestano difficoltà nell'apprendimento scolastico, ma si consiglia di monitorarne lo sviluppo. La maggior parte di essi sviluppa nel tempo, soprattutto se sottoposti ad un adeguato trattamento logopedico, capacità fono-articolatorie e linguistiche che permettono un'efficace comunicazione e compensazione delle difficoltà espressive verbali. Sono ancora poco presenti studi sull'evoluzione a lungo termine del disturbo scolastico, che appare correlato con la gravità e tipologia del disturbo non solo fono-articolatorio, ma anche linguistico associato. Se il disturbo persiste, associato a problemi di apprendimento, nei casi più gravi può essere necessario attivare ricorrere a strumenti compensativi quali l'utilizzo della sintesi vocale per la lettura (audiolibri e software) e l'utilizzo del computer per la scrittura attivando un programma di correzione ortografica".

Le intervistate

Silvia Andrich è psicologa dello sviluppo perfezionata in psicopatologia dell'apprendimento e autrice del testo La didattica inclusiva, edito da Erickson. Anna Maria Chilosi è neuropsichiatra infantile e curatrice del volume Disprassia verbale in età evolutiva, edito da Erickson.

TI POTREBBE INTERESSARE

ultimi articoli