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Covid-19: che cosa fare se il bambino presenta dei sintomi?

di Luisa Perego - 21.10.2020 - Scrivici

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Fonte: shutterstock
Con il rientro dalle vacanze, la riapertura delle scuole e l'aumento dei casi si pone la domanda: ma che cosa fare se il bimbo presenta sintomi compatibili con il Covid-19?

Che cosa fare se un bambino presenta sintomi da Covid-19 a casa? E se invece succede a scuola? Bisogna contattare il pediatra? E la scuola? Quando ci può tornare?

Vediamo caso per caso, come comportarsi.

I sintomi da Covid-19 nei bambini

Secondo i dati della letteratura scientifica internazionale, i sintomi principali che possono essersi manifestati nei bambini compiti da Covid-19 sono:

  • febbre
  • tosse
  • mal di testa
  • nausea/vomito
  • diarrea
  • mal di gola
  • difficoltà respiratoria
  • dolori muscolari
  • rinorrea/congestione nasale

In questo articolo

Bambino con sintomi da Covid-19 a casa

Bambino a casa con sintomi compatibili con Covid-19: cosa fare?

L'alunno deve restare a casa. I genitori devono informare il pediatra o il medico di base e devono comunicare l'assenza scolastica per motivi di salute.

In caso di sospetto Covid-19, il medico richiede il test diagnostico e lo comunica al Dipartimento di Prevenzione, che provvede all'esecuzione del test diagnostico. Il Dipartimento di Prevenzione si attiva anche per l'approfondimento dell'indagine epidemiologica e le procedure conseguenti.

Bambino con sintomi da Covid-19 a scuola

Alunno con sintomi compatibili con Covid-19: cosa fare?

Nel caso in cui un alunno presenti un aumento della temperatura corporea al di sopra di 37,5°C o un sintomo compatibile con Covid-19 in ambito scolastico, si deve:

  • informare subito il referente scolastico per Covid-19;
  • avvisare subito i genitori dell'alunno;
  • ospitare l'alunno in un'area apposita, in compagnia di un adulto che indossi una mascherina chirurgica;
  • far indossare una mascherina chirurgica all'alunno se ha un'età superiore ai sei anni e se la tollera.
  • Il personale scolastico potrà procedere alla rilevazione della temperatura corporea mediante l'uso di termometri che non prevedono il contatto.

La scuola dovrà in seguito essere disinfettata dopo che l'alunno sintomatico è tornato a casa. Una volta riportato il figlio/a a casa i genitori devono contattare il pediatra medico di medicina generale, che dopo avere valutato la situazione, deciderà se è necessario eseguire un tampone

Scuola e Covid: quando ci vuole il certificato medico?

I presidi chiedono che sia reintrodotto l'obbligo del certificato medico di riammissione a scuola nel caso di assenze superiori a tre giorni.

Le soluzioni adottate dalle varie Regioni

Circa l'obbligo di presentare il certificato medico dopo tre giorni di assenza, le Regioni si muovono in autonomia. Ecco le scelte di alcune.

  • Veneto, Liguria e Piemonte. In Veneto, Piemonte e Liguria basta l'autocertificazione dei genitori, dietro la quale c'è il via libera del pediatra. Se però la scuola sospetta sintomi legati al Covid, i dirigenti possono rifiutare l'ammissione in assenza di tampone. 
  • Lombardia, Emilia Romangna, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Marche e Umbria. In queste regioni invece è accettato il rientro a scuola senza certificato e senza autodichiarazione, sulla base del patto di corresponsabilità tra famiglie e comunità educante. 
  • Lazio. Nel Lazio, se l'assenza è superiore a cinque giorni, vige l'obbligo di certificato medico.
  • Sicilia. In Sicilia l'obbligo del certificato medico scatta dopo il decimo giorno.

Quando un alunno risultato positivo al Covid-19 potrà rientrare a scuola?

Per il rientro a scuola bisognerà attendere la guarigione clinica (cioè la totale assenza di sintomi). La conferma di avvenuta guarigione prevede l'effettuazione di due tamponi a distanza di 24 ore l'uno dall'altro. Se entrambi i tamponi risulteranno negativi la persona potrà definirsi guarita, altrimenti proseguirà l'isolamento.
Se invece il tampone naso-oro faringeo è negativo, si ripete il test a distanza di 2-3 gg. Il soggetto deve comunque restare a casa fino a guarigione clinica e a conferma negativa del secondo test.

Quarantena ridotta a 10 giorni

La Circolare del Ministero della Salute del 12 ottobre 2020 fornisce le nuove linee guida per gestire il rientro in comunità delle varie tipologie di caso, modificando anche le indicazioni finora fornite per la quarantena e l'isolamento:

  • casi positivi asintomatici: possono rientrare in comunità dopo 10 giorni di isolamento dalla comparsa della positività più un test molecolare (tampone) negativo eseguito al termine del periodo di isolamento
  • casi positivi sintomatici: possono rientrare in comunità dopo 10 giorni di isolamento dalla comparsa dei sintomi, di cui almeno 3 giorni senza sintomi (non considerando fra i sintomi anosmia [perdita olfatto] e ageusia/disgeusia [perdita gusto o gusto alterato], che possono avere una prolungata persistenza nel tempo) più un test molecolare (tampone) negativo eseguito dopo almeno 3 giorni senza sintomi
  • casi positivi a lungo termine: in assenza di sintomi da almeno una settimana, possono interrompere l'isolamento dopo 21 giorni dalla comparsa dei sintomi anche se continuano a risultare positivi al test molecolare (tampone)
  • contatti stretti asintomatici: devono fare una quarantena di 14 giorni dall'ultimo contatto con un caso positivo accertato, oppure una quarantena 10 giorni dall'ultimo contatto più un test antigenico o molecolare (tampone) effettuato il decimo giorno

Nella circolare si raccomanda inoltre di:

  • eseguire il test molecolare (tampone) a fine quarantena a tutte le persone che vivono o entrano in contatto regolarmente con soggetti fragili e/o a rischio di complicanze
  • prevedere accessi differenziati al test per i bambini
  • non prevedere né la quarantena, né l'esecuzione di test diagnostici ai "contatti stretti" di contatti stretti di un caso confermato (ovvero quando non vi sia stato nessun contatto diretto con il caso confermato), a meno che il contatto stretto del caso non risulti successivamente positivo ad eventuali test diagnostici o nel caso in cui, in base al giudizio delle autorità sanitarie, si renda opportuno uno screening di comunità

Revisionato da Sara Sirtori

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