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Disturbo dello spettro autistico: come lavorare a scuola

di Stefano Padoan - 19.08.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Quali sono le migliori strategie da attuare nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria per includere al meglio i bambini con un disturbo dello spettro autistico? Ecco qualche consiglio pratico

Disturbo dello spettro autistico: come lavorare a scuola

Il mondo dell'autismo è, per gli studiosi, in parte ancora impenetrabile. L'eziologia dell'autismo, ad oggi sconosciuta, è di tipo multifattoriale: genetica e ambientale ed è un disturbo che può manifestarsi in molte forme diverse, poiché ogni individuo che ne è affetto ha delle caratteristiche personali uniche e irripetibili. Non è facile dunque nemmeno per insegnanti ed educatori avere delle linee guida chiare su come comportarsi a scuola, per favorire al massimo l'inclusione dei bambini con un disturbo dello spettro autistico. Laura Dones,terapista della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva, ci suggerisce qualche strategia da applicare nella nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria.

In questo articolo

Cosa fa un bambino autistico in classe

L'atteggiamento in classe di un bambino con disturbo dello spettro autistico può variare molto sia in base all'età, sia suo al livello di funzionamento adattivo: «Parliamo più di scuola primaria - esordisce l'esperta - perché se alla scuola dell'infanzia possono esserci ancora molti bambini non diagnosticati (e quindi senza supporti attivati), alle elementari è molto più raro. Il disturbo dello spettro autistico si valuta su tre livelli cui corrispondono determinati quadri sintomatologici e bisogni di assistenza»:

  1. Deficit di comunicazione e interazione sociale. Possono esserci gradi molto diversi: «Ci sono bambini che non sono in grado di parlare, e allora bisogna ricorrere a strumenti di comunicazione aumentativa e alternativa come i pittogrammi; talvolta i comportamenti-problema (buttarsi per terra, urlare, picchiarsi la testa) sono conseguenza della frustrazione di non riuscire ad esprimere un proprio bisogno o desiderio. Oppure parlano e sentono bene e il problema non è legato tanto alla capacità espressiva quanto a quella della ricezione del mondo esterno: ad esempio un bambino sa descrivere perfettamente quel trenino o quel dinosauro che gli piace molto, ma non è in grado di condividere la sua passione con gli altri.
    In generale, per loro è difficoltoso mettersi nel punto di vista dell'altra persona quando ad esempio questa tenta di cambiare discorso».
  2. Aspetto sensoriale. I bambini con disturbi dello spettro autistico percepiscono la realtà in modo diverso rispetto agli altri: «A volte sentono in modo amplificato, possono ad esempio avere una pelle ipersensibile che rende fastidiose anche le cuciture dei vestiti; pensiamo anche ai problemi che il rumore di fondo di una normale classe può generare nei bambini con ipersensibilità uditiva. Oppure hanno una generica iposensibilità tattile, non sentono le stimolazioni».
  3. Comportamenti/attività/interessi particolari o abnormi per intensità e durata della manifestazione. «I bambini con disturbi dello spettro autistico spesso hanno interessi per cose molto specifiche, le più diverse e anche "strampalate": sono talvolta quasi totalizzanti, nel senso che se fosse per loro parlerebbero e si occuperebbero solo di quello; questo può essere un ostacolo sia alle interazioni con i compagni che nei processi di apprendimento, ma c'è anche il modo di sfruttare positivamente queste passioni».

Come catturare l'attenzione di un bambino autistico

Con alcuni accorgimenti è possibile coinvolgere maggiormente un bambino con disturbo dello spettro autistico nelle ore di lezione:

  • La posizione del banco. «A seconda delle caratteristiche dell'alunno, può essere un'idea dedicare un posto accuratamente pensato per il suo banco, ad esempio se lo si vuole lasciare più libero di muoversi o perché ha il sostegno. Oppure davanti, se invece è molto ricettivo rispetto agli stimoli sensoriali provenienti dalla classe e dai compagni; valutate anche se tenerlo lontano dalla finestra, perché dall'esterno possono arrivare ulteriori fonti di distrazione».
  • Controllate l'ambiente in cui lo inserite. Come dicevamo, per un bambino che ha ipersensibilità uditiva può essere molto difficile isolarsi da un rumore di fondo che magari altri riescono a tollerare.
    «Questo non solo gli impedisce di concentrarsi, ma può anche provocargli stress e disagio costante. Pensiamo anche a situazioni non didattiche come la mensa, molto faticosa per loro perché spesso c'è confusione: ideate soluzioni alternative, facendo entrare la classe a scaglioni o mettendolo nel salone più piccolo. In generale, non mettetelo in situazioni che non è in grado di affrontare».
  • Usate il loro interesse specifico. Gli interessi specifici possono diventare facilitatori per gli apprendimenti: «Se ad esempio un bambino è appassionato di spazzatura e netturbini, in grammatica per imparare le vocali partite dalle parole "bidone" o "camion". Per attirare la sua attenzione va bene, ma non fatelo diventare l'unico canale per interagire con lui: il bambino deve anche imparare a trovare spazi, tempi e modi giusti per sfogare la sua passione, che altrimenti inficerebbe le relazioni con i compagni. Mettete quindi dei paletti: "Ne puoi parlare/giocarci all'intervallo o a quest'ora, oppure dopo che per un'ora hai fatto altro».

5 consigli pratici per lavorare in classe

Qualche strategia concreta:

  1. L'agenda visiva per gestire il tempo. Il tempo è un concetto astratto per tutti i piccini: quanti sono 10 minuti? È invece utile preparare il bambino a ciò che succederà durante la giornata con strumenti visivi e esempi concreti: «Per fargli capire quanto deve lavorare non dite "Fin quando lo dice la maestra", ma mettete un timer, oppure preparare materiale di lavoro e indicategli quali pagine deve fare prima della pausa. Esplicitare tutto con una strutturazione della giornata chiara e per immagini (ed esempio "maestra di italiano - interesse specifico: camion - pastasciutta - maestra di matematica - gioco con i compagni") calma la sua ansia di non sapere quello che succederà, perché avendo una limitata capacità di leggere i segnali non detti e non scritti potrebbe vivere ogni giorno con la paura di trovarsi di fronte a una cosa nuova e imprevista.
    Attenzione a non dimenticare nulla, dalla mensa (potrebbe pensare che quel giorno non si mangi) al passaggio in bagno per lavarsi le mani (potrebbe rimanere sorpreso quando glielo si ordina)».
  2. Regole condivise. Accanto allo schema delle attività, provate ad anticipare anche i cambiamenti e gli imprevisti sia avvisando con più preavviso possibile, sia prevedendo delle alternative e mettendo delle regole: «"Se piove non si va in giardino e si gioca con i puzzle" è una regola non scritta per i suoi compagni, ma a lui potrebbe essere ricordato che si attiva in presenza della specifica condizione di maltempo e gli si offre già un'alternativa definita. Nel definire delle regole, anche di comportamento, eliminate ogni implicito e stipulate dei patti chiari: non "comportarsi bene", che non vuol dire nulla, ma "tenere un tono di voce basso, chiedere il permesso se ci si vuole alzare". Attenti anche al modo di esprimervi: metafore, modi di dire, domande retoriche spesso non sono sufficientemente esplicite: "bambini, volete sedervi?" potrebbe essere interpretata come una semplice domanda cui rispondere "sì" o "no"».
  3. Strumenti di comunicazione aggiuntiva. Sul tema della comunicazione, a seconda delle capacità linguistiche del bambino è fondamentale avere degli strumenti di supporto al verbale: «Il più delle volte questi bambini hanno competenze visive maggiori di quelle verbali, dunque delle immagini possono aiutarlo. Se ad esempio non riuscisse ad esprimere il desiderio di disegnare, potrebbe semplicemente alzarsi e prendere un astuccio: se venisse fermato, potrebbe verificarsi un comportamento-problema. Un modo per permettergli di chiederlo potrebbe invece essere indicare su una tavola i simboli "io", "voglio", "matite", "colore rosso". Gli strumenti di comunicazione evitano stress aggiuntivi al bambino».
  4. Rispettate la sua affaticabilità. A proposito di stress, i bambini con disturbo dello spettro autistico si stancano più velocemente: «Dobbiamo immaginarci una loro mezza giornata a scuola stancante come qualche ora per noi in un luogo molto caotico e affollato, o come una giornata in una città in cui si parla una lingua diversa dalla nostra.
    Prevediamo dunque dei tempi di riposo cadenzati, prima che sia una sua crisi a pretenderla: anche per non fargli passare l'idea che "sbottando" può evitare le cose che non vuole fare. Devono essere insegnanti ed educatori a dirigere i momenti di pausa, che possono essere minuti di relax o di sfogo, dove può muoversi e correre. L'obiettivo generale è sempre che i suoi momenti disfunzionali non diventino episodi comunicativi cui lui ricorra con regolarità».
  5. Le interazioni con i compagni. È importante anche agevolare le interazioni sociali tra il bambino e i compagni, che vanno sensibilizzati ad avere alcune accortezze e a mettersi nei suoi panni soprattutto sul piano della comunicazione: insegnate ad esempio alla classe a utilizzare la tavola dei pittogrammi, se è necessaria».

Cosa si deve studiare se si vuole lavorare con i bambini autistici a scuola

Cosa si deve studiare se si vuole lavorare con i bambini autistici a scuola?

«Trattandosi di un campo di studi sempre in evoluzione, non si smette mai di formarsi e tenersi aggiornati. I corsi e i Master post-lauream sono tanti e possono essere anche molto specifici, rivolti sia agli operatori (di norma laureati in Educazione, Pedagogia o Psicologia) ma anche agli insegnanti che vogliano formarsi meglio o fare dei corsi di aggiornamento in merito».

Libri e serie tv sull’autismo

Serie tv:

  • Per bambini: "Sesame Street" (Joan Ganz Cooney, Lloyd Morrisett, 1969 - in corso), in cui il muppet Julia ha un disturbo dello spettro autistico.
  • Per preadolescenti e adolescenti: "Atypical", disponibile su Netflix (Robia Rashid, 2017 – in corso).

Libri:

  • Per bambini: "We're Amazing 1,2,3! A Story About Friendship and Autism" di Leslie Kimmelman e illustrato da Mary Beth Nelson (ed. Sesame Street, 2017.
  • Per adulti: "Pensare in immagini e altre testimonianze della mia vita di autistica" di Temple Grandin (ed. Erickson, 2006); "Il labirinto dei dettagli. Iperselettività cognitiva nell'autismo" di Hilde De Clercq (ed. Erickson, 2006).

L'intervistata

Laura Dones è terapista della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva, Coordinatrice di Agenda Blu, servizio psicoeducativo rivolto a bambini con disturbo dello spettro autistico gestito da L'abilità Onlus, Associazione specializzata in servizi rivolti al mondo dell'autismo.

 

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