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Febbre bambini: sintomi, quando preoccuparsi e che cosa fare

di Angela Bisceglia - 20.10.2020 - Scrivici

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La febbre è il sintomo più comune di malattia nei bambini ed è uno dei più frequenti motivi per cui i genitori chiedono una visita pediatrica. Dalle cause alle terapie, dai segnali di allarme ai rimedi naturali, ecco tutto quello che bisogna sapere sull'argomento

La febbre è il sintomo più comune di malattia nei bambini ed è uno dei motivi più frequenti per cui i genitori chiedono una visita pediatrica. 

In questo articolo

1 Che cos'è la febbre?

La febbre è un incremento della temperatura corporea centrale al di sopra dei limiti di normalità.

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, la temperatura si considera normale fino a 37,5°, anche se va specificato che la temperatura corporea può variare da persona a persona, durante l'arco della giornata e può essere più elevata in alcune occasioni, per esempio durante il sonno, subito dopo i pasti, dopo uno sforzo o in caso di riscaldamento eccessivo dell'ambiente.

La febbre è il sintomo più comune di gran parte delle infezioni e viene utilizzato dall'organismo come strumento di difesa, poiché, innalzando la sua temperatura, rende l'ambiente inospitale per la vita di virus e batteri.

Il bambino ha il Covid-19?

Come distinguere una normale influenza dal Covid-19?

Purtroppo è impossibile distinguere l'influenza dal Covid-19 dal punto di vista clinico. Da qui l'importanza della vaccinazione (per limitare il più possibile i casi di vera influenza) e dei tamponi, gli unici test al momento in grado di effettuare una diagnosi definitiva di Sars-Cov-2. 

Nel caso dei bambini, molto in generale si può dire che se è presente un solo sintomo - raffreddore oppure tosse, oppure febbre - è probabile che non si tratti di Covid-19 ma di un'altra forma virale. Se invece i sintomi sono più di uno è più probabile che si tratti di Covid. Questo però vale come indicazione generale per rassicurare i singoli e le famiglie, ma ricordiamo che i pediatri possono richiedere l'esecuzione di un tampone anche in presenza di un solo sintomo, perché non si può comunque escludere che sia coronavurs. 

2 Quali sono le cause più comuni di febbre nei bambini?

"Nella grande maggioranza dei casi l'aumento della temperatura è provocato da malattie infettive poco rilevanti, causate quasi sempre da virus - influenzali, parainfluenzali, adenovirus, rhinovirus - o talvolta da batteri" spiega il professor Gian Luigi Marseglia, direttore della struttura di pediatria del Policlinico San Matteo di Pavia.

"Più raramente potrebbero essere coinvolte malattie infiammatorie e autoimmuni, come le malattie reumatiche". Se dopo qualche settimana la febbre non è passata e non si è ancora capito da cosa dipenda si parla di febbre di origine sconosciuta: non significa che non si capirà mai di che si tratta, ma che bisognerà fare indagini più dettagliate per arrivare alla causa.

La febbre può dipendere dalla dentizione?

Anche se nella pratica quotidiana può sembrare che effettivamente ci sia una correlazione tra eruzione dei denti e comparsa di febbre, finora non sono state raccolte prove scientifiche che dimostrino con sicurezza una relazione tra ei due eventi.

"Gli studi condotti hanno evidenziato al massimo un lieve rialzo di temperatura e solo in una minoranza di bambini" afferma Maurizio de Martino, direttore del Dipartimento di pediatria internistica dell'Ospedale pediatrico Meyer di Firenze. "L'arrivo dei dentini può dare invece irrequietezza e salivazione intensa".

3 Come deve essere misurata la temperatura corporea dei bambini?

Secondo le Linee Guida della Società Italiana di Pediatria sulla gestione della febbre nei bambini, l'apparecchio migliore è il termometro elettronico digitale, poiché facile da usare, economico e con elevata affidabilità. 

Vanno bene anche i termometri a infrarossi, che si mettono a contatto con la pelle o sono dotati di un puntatore che permette l'uso a distanza, ma hanno un costo piuttosto elevato; sconsigliato in ogni caso il termometro a infrarossi auricolare, perché dà risultati poco affidabili se utilizzato da persone non esperte.

Bocciato il 'vecchio' termometro a mercurio, tolto dal commercio nel 2010 per il rischio di rottura e di contatto col metallo; bocciate anche le strisce a cristalli liquidi, poco precise.

Il posto migliore per la misurazione della temperatura con termometro elettronico digitale è sotto l'ascella. Sconsigliata la misurazione sotto la lingua, perché può essere influenzata da numerosi fattori, come l'assunzione di cibi caldi o freddi, e perché richiede la collaborazione del bambino.

Sconsigliata anche la misurazione rettale, perché è troppo invasiva e disagevole per il bambino, inoltre è potenzialmente dannosa perché può procurare lesioni e trasferire batteri da soggetto a soggetto se il termometro non viene pulito adeguatamente.

4 Più è alta la febbre, più bisogna preoccuparsi?

Non necessariamente. Avere la febbre più o meno alta non è di per sé un indice la gravità della malattia. È vero però che una febbre elevata tuttavia può segnalare un'infezione batterica grave se si associa ad altri fattori, come età inferiore ai 3 mesi, valori alterati dei globuli bianchi o della Proteina C Reattiva.

Le linee guida inoltre specificano che non si può desumere la gravità o meno di un'infezione dalla risposta all'antipiretico, ad esempio non si può escludere con certezza un'infezione batterica grave se la febbre si abbassa dopo la somministrazione di paracetamolo o ibuprofene.

Cosa fare in caso di febbre alta persistente?

"Garantire sempre l'idratazione del bambino e verificare che non abbia malessere costante. In questo caso è opportuno intervenire con un antipiretico, che agisce non solo abbassando la temperatura, ma anche sulle sostanze responsabili del malessere" consiglia Adima Lamborghini, pediatra di famiglia a Silvi (Teramo) e membro del Centro studi della Federazione italiana medici pediatri.

"Se la febbre è 'indeterminata', cioè non è accompagnata da sintomi che ne possono spiegare la causa (come mal di gola, tosse e raffreddore tipici dell'influenza), dopo 72 ore è opportuno fare accertamenti (esami di laboratorio) per cercare di chiarirne l'origine".

5 Quanto dura le febbre nei bambini?

"La durata può essere molto variabile, da un paio di giorni a una settimana o più" afferma Adima Lamborghini, pediatra di famiglia a Silvi (Teramo) e membro del Centro studi della Federazione italiana medici pediatri. "In molte forme influenzali, per esempio, la febbre può durare tranquillamente 5-6 giorni, magari con in mezzo un giorno di pausa, in cui la febbre sembra passata".

"Se la febbre è 'indeterminata', cioè non è accompagnata da sintomi che ne possono spiegare la causa (come mal di gola, tosse e raffreddore tipici dell'influenza), dopo 72 ore è opportuno fare accertamenti (esami di laboratorio) per cercare di chiarirne l'origine".

6 Cosa fare quando il bambino ha la febbre

"Come abbiamo detto, di solito a provocare la febbre sono malattie infettive poco rilevanti, sostenute quasi sempre da virus tipici del periodo invernale (influenzali o parainfluenzali) o, più raramente, da batteri" spiega Marseglia.

Spesso in questi casi un po' di riposo è sufficiente e la febbre dovrebbe passare in 3 o 4 giorni, anche senza antipiretico, che secondo le Linee guida va usato solo in caso di malessere generale. Se anche la temperatura è alta ma il bambino è vivace, gioca, è tutto sommato "in forma", i farmaci si possono evitare.

E se il bambino ha sintomi compatibili con il Covid-19?

Nel caso il bambino dovesse presentare sintomi compatibili (febbre, tosse, mal di testa nausea/vomito, diarrea, mal di gola, difficoltà respiratoria, dolori muscolari, rinorrea/congestione nasale) i genitori devono informare il pediatra o il medico di base e devono comunicare l'assenza scolastica per motivi di salute.

In caso di sospetto Covid-19, il medico richiede il test diagnostico e lo comunica al Dipartimento di Prevenzione, che provvede all'esecuzione del test diagnostico. Il Dipartimento di Prevenzione si attiva anche per l'approfondimento dell'indagine epidemiologica e le procedure conseguenti.

7 L'uso degli antipiretici nei bambini: quando usarli, quali, in quale formulazione

Quando bisogna usare farmaci antipiretici per abbassare la febbre?


La febbre fa parte dei fisiologici meccanismi di difesa agli agenti infettivi, quindi non andrebbe abbassata sempre e comunque. Secondo le linee guida, l'uso di antipiretici è indicato solo se la febbre si accompagna a segni di malessere generale. Dunque, le linee guinda smontano la diffusa convinzione secondo la quale la febbre deve essere abbassata ogni qualvolta superi i 38 o 38,5° C. 

Quali farmaci possono essere usati per abbassare la febbre e quali no?

Per i bambini, gli unici farmaci raccomandati dalle Linee Guida sono il paracetamolo e l'ibuprofene: diversi studi dimostrano infatti che entrambi sono efficaci nel ridurre la temperatura febbrile nel bambino e sono ugualmente sicuri.

E' sconsigliato però somministrare insieme o alternare paracetamolo e ibuprofene, perché al momento vi sono scarse evidenze riguardo la sicurezza e l'efficacia della terapia combinata rispetto alla terapia con un singolo farmaco. La combinazione di antipiretici, anzi, potrebbe aumentare il rischio di sovradosaggio e di effetti collaterali.


No al cortisone per abbassare la febbre dei bambini, sia per il basso rapporto fra effetti benefici e rischio di effetti collaterali, sia perché si rischia di ritardare la diagnosi di malattie di varia natura. No anche per l'acido acetilsalicilico, che non è indicato in età pediatrica per il rischio di sindrome di Reye.

"Per quanto riguarda gli antibiotici, non vanno mai dati di propria iniziativa, ma solo dietro prescrizione del pediatra, quando sospetta un'infezione batterica. Gli antibiotici infatti sono del tutto inutili nelle infezioni virali (rinite, rinofaringite, bronchite, bronchiolite) e per di più usarli in modo errato può portare allo sviluppo di resistenze" dice Maurizio de Martino, direttore del Dipartimento di pediatria internistica dell'Ospedale pediatrico Meyer di Firenze.

[Leggi anche: come abbassare la febbre ai bambini]

Come si devono somministrare i farmaci antipiretici ai bambini? Meglio gocce, sciroppi o supposte?

Le Linee Guida raccomandano di somministrare sia paracetamolo sia ibuprofene in gocce o sciroppo, in quanto l'assorbimento è più costante ed è possibile maggiore precisione nel dosaggio, che deve essere sempre calcolato in base al peso corporeo e non in base all'età del bambino. "Tra l'altro, gli sciroppi hanno oggi un sapore molto gradevole, che li rendono accettabili ai bambini" sottolinea Lamborghini. "E per quelli più grandi, sono disponibili anche bustine orosolubili e compresse masticabili, sempre di sapore gradevole".

Invece meglio evitare le supposte, sia perché sono sgradevoli per il bambino sia perché possono causare effetti collaterali, dal momento che si tende al sovradosaggio. Le supposte vanno utilizzate solo se, oltre alla febbre, è presente vomito o altre condizioni che impediscano l'impiego di farmaci per via orale.

Gli antipiretici servono per prevenire le convulsioni febbrili?

Diversi studi hanno evidenziato che l'impiego di paracetamolo o ibuprofene in bambini febbrili non previene le convulsioni febbrili, pertanto le Linee guida specificano che non serve dare antifebbrili allo scopo di prevenire le convulsioni.

Le convulsioni sono una delle manifestazioni più temute dai genitori. In realtà, le convulsioni febbrili non dipendono direttamente dalla febbre ma si presentano in bambini predisposti, che cioè hanno familiarità per tale disturbo.

"In ogni caso, al primo episodio è bene che il bambino sia valutato in maniera approfondita, anche perché esistono malattie con convulsioni (come la meningite) che devono essere subito escluse. Dopodiché, per bloccare sul nascere eventuali altri episodi convulsivi, vengono consigliati dei farmaci da somministrare per via rettale" consiglia il prof. de Martino.

8 Antipiretici nei bambini, come usarli in sicurezza

Paracetamolo e ibuprofene sono antipiretici generalmente sicuri ed efficaci, se utilizzati nei dosaggi e nei tempi giusti.

  • Per il paracetamolo, il dosaggio standard è di 10-15/mg/kg/dose (massimo 1 g/dose) per 4 o 6 somministrazioni al giorno, ogni 4-6 ore; il dosaggio terapeutico massimo è di 60 mg/kg/die nel bambino fino a 3 mesi, 80 mg/kg/die nel bambino sopra i 3 mesi di età (massimo 3 g/die).
  •  Per l'ibuprofene, il dosaggio standard è di 10 mg/kg/dose (massimo 800 mg/dose) per 3 o 4 somministrazioni al giorno, ogni 6-8 ore; il dosaggio terapeutico massimo è di 30 mg/kg/die (massimo 1,2 g/die)


In ogni caso anche paracetamolo e ibuprofene, sebbene considerati di prima scelta per i bambini e ben tollerati, possono dare effetti collaterali.

Una delle raccomandazioni delle Linee Guida sconsiglia infine l'uso di ibuprofene in bambini con varicella o in stato di disidratazione, così come a coloro che soffrono di sindrome di Kawasaki e sono in terapia con acido acetil-salicilico.

Nota di nostrofiglio.it: non somministrare mai farmaci ai bambini senza l'indicazione del pediatra.

Tutte le precauzioni da prendere per prevenire eventuali effetti tossici degli antipiretici


La precauzione principale è quella di calcolare la dose del medicinale in base al peso del bambino e non all'età. Per misurare la dose esatta, bisogna utilizzare sempre gli specifici dosatori acclusi alla confezione, come contagocce, siringa graduata per uso orale, tappo dosatore e non cucchiai o cucchiaini, che sono molto meno precisi.

Infine, è indispensabile verificare se il bambino ha fattori concomitanti che possono aumentare il rischio di tossicità dei due farmaci antipiretici: con il paracetamolo ad esempio bisogna valutare se sta assumendo altri medicinali o se presenta determinate condizioni di rischio, come diabete, obesità, malnutrizione, storia familiare di reazione epatotossica, condizioni di digiuno prolungato; con l'ibuprofene se c'è disidratazione, varicella in atto, contemporaneo trattamento con alcuni farmaci. Secondo le Linee guida, tutte le informazioni sui farmaci antipiretici dovrebbero essere fornite ai genitori del bambino in modo dettagliato e per iscritto. 

Si possono usare i farmaci antipiretici nei bambini con malattie croniche?

Gli studi che hanno dimostrato sicurezza e tollerabilità di paracetamolo e ibuprofene in età pediatrica hanno spesso escluso i bambini con malattie croniche, pertanto non vi sono dati sufficienti per valutare il loro utilizzo.

In linea generale, si raccomanda cautela nella somministrazione a bambini con grave insufficienza epatica e renale, malnutrizione severa, cardiopatie croniche, mentre non vi sono controindicazioni all'uso di paracetamolo e ibuprofene nel bambino asmatico o con fibrosi cistica.

Si possono utilizzare gli antipiretici per prevenire eventi avversi associati con le vaccinazioni?

Se il bambino è stato sottoposto a vaccinazione non serve dare paracetamolo o ibuprofene per prevenire febbre o reazioni locali dovute alla vaccinazione, perché entrambi i farmaci non hanno effetto a livello preventivo. Se queste reazioni avverse si manifestano, allora si potrà valutare la somministrazione dei farmaci per attenuare il malessere. 

9 I rimedi naturali contro la febbre

Spugnature con acqua tiepida, frizioni con alcol, applicazioni di borse del ghiaccio: i vecchi rimedi per abbassare la febbre funzionano davvero? I dati scientifici a disposizione sull'efficacia di queste pratiche -pochi - sembrano indicare che servano a poco o a nulla, e che per di più possano infastidire il bambino, se non diventare controproducenti.

"La febbre è un innalzamento della temperatura corporea comandato a livello centrale dal cervello, pertanto non si può pensare di intervenire raffreddando la periferia" spiega De Martino. "Anzi, raffreddando troppo le estremità, si costringe l'organismo a produrre più calore e la temperatura sale". Ecco perché questi mezzi fisici vanno evitati, a meno che si tratti non di febbre ma di colpo di calore: in questo caso sono utili.

"Al massimo, quello che consiglio ai genitori che proprio non riescono a farsi una ragione del fatto che non occorre fare nulla, sono dei lavaggi degli arti - braccia e gambe - con acqua tiepida" afferma Lamborghini. "In questo modo non c'è il rischio di raffreddare troppo e se il bambino è molto accaldato e sudato potrebbe ricavarne un temporaneo beneficio".

Altri piccoli rimedi possono essere utili per alleviare altri sintomi eventualmente associati alla febbre: il classico bicchiere di latte caldo e miele, per esempio, è buonissimo e alcuni studi effettivamente sottolineato l'efficacia del miele nell'attenuare alcuni sintomi respiratori. "Però attenzione - avverte De Martino - dopo bisogna ricordare al bambino di lavarsi i denti, perché il miele provoca carie".

In presenza di un naso che cola, inoltre, potrebbero dare una mano anche i lavaggi nasali.

10 Quando preoccuparsi e quando andare in ospedale

Per cominciare, va portato il prima possibile al pronto soccorso il bambino con meno di un mese di vita, mentre tra un mese e un anno di vita va portato al pronto soccorso se:

  • piange in maniera inconsolabile;
  • rifiuta completamente il cibo;
  • assume un comportamento che induce la mamma a pensare "non è lui".

Se invece le sue condizioni generali sono buone basta programmare una visita in giornata dal pediatra. "Un controllo è comunque da fare perché si tratta di una fascia d'età in cui il rischio di infezione batterica grave, come una polmonite, è più elevato che in altre fasce" precisa Marseglia.

Se il bambino è più grande, i campanelli d'allarme che devono destare preoccupazione e indurre ad andare al pronto soccorso (o meglio ancora, come vedremo, a chiamare il 118) sono:

  • rapido peggioramento delle condizioni generali;
  • difficoltà respiratorie;
  • alterazioni evidenti del colorito (non l'arrossamento tipico della febbre, ma marezzature, cioè chiazze o strisce bluastre);
  • segni di disidratazione, con un bambino che rifiuta assolutamente di bere (occhi infossati, pianto senza lacrime, scarsa salivazione...)

"La prima cosa da fare in caso di dubbio - sottolinea Lamborghini - è chiamare il 118, che aiuterà a capire se è il caso di portare il bambino al pronto soccorso (e, in questo caso, se si puà farlo autonomamente o è meglio aspettare i soccorsi, per un trasporto in sicurezza) o se basta portarlo dal medico".  

Febbre e respiro veloce

"La febbre aumenta la frequenza respiratoria per cui è assolutamente normale notare che il respiro del bambino con la febbre diventa più veloce" spiega Lamborghini. "Quello che deve mettere in allarme è la persistenza di una più elevata frequenza respiratoria anche quando la febbre si abbassa, anche temporaneamente". 

Fonti per questo articolo:

  • Linee Guida della Società Italiana di Pediatria sulla gestione della febbre nei bambini;
  • Linee guida sulla gestione iniziale della febbre nei bambini sotto i 5 anni del National Institute for Health and Care Excellence inglese;
  • consulenza del professor Maurizio de Martino, direttore del Dipartimento di pediatria internistica dell'Ospedale pediatrico Meyer di Firenze;
  • consulenza del professore Gian Luigi Marseglia, direttore della struttura di pediatria del Policlinico San Matteo di Pavia;
  • consulenza della pediatra di famiglia Adima Lamborghini, del Centro studi della Federazione italiana medici pediatri.

Domande e risposte

Quando un bimbo ha la febbre?

Un bambino ha la febbre quando la sua temperatura corporea interna supera 37,5°C.

Come misurare la febbre al bambino?

Con un termometro elettronico in sede ascellare.

Che cosa è l'iperpiressia?

Si intende l'aumento della temperatura corporea oltre i 39 °C.

Revisionato da Valentina Murelli

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