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Hans Asperger, chi era

di Sveva Galassi - 22.01.2023 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Hans Asperger: chi era? Perché si parla di sindrome di Asperger? Ecco alcune informazioni in più al riguardo.

In questo articolo

Chi era Asperger e perché si parla di "sindrome di Asperger"? Hans Asperger (1906-1980), riconosciuto come un pioniere negli studi sull'autismo, fu il pediatra austriaco che identificò le caratteristiche della Sindrome di Asperger. Scopriamo di più al riguardo. 

Hans Asperger, chi era

Hans Asperger (1906-1980) fu un pediatra austriaco, famoso per aver dato il nome alla "sindrome di Asperger", altrimenti definita come "autismo ad alto funzionamento".

Asperger descrisse questa sindrome nel 1944, un anno dopo che lo psichiatra Leo Kanner aveva pubblicato un importante articolo sull'autismo.

Asperger presentò vari studi in riferimento alla sindrome individuata. Nel 1950 visitò gli Stati Uniti per incontrare altri pionieri della psichiatria infantile e della ricerca sull'autismo. Non è vissuto abbastanza per assistere all'impatto globale che hanno avuto le sue idee o il suo nome nella ricerca scientifica legata all'autismo.

Il lavoro di Asperger è stato portato a una più ampia attenzione dalla ricercatrice britannica Lorna Wing nei primi anni '80, che ha scritto soprattutto sul concetto di "psicopatia autistica" evidenziato da Asperger. Inoltre, il suo articolo del 1944 è stato tradotto in inglese nel 1991 da Uta Frith, una ricercatrice tedesca che ha lavorato in Inghilterra. La sindrome di Asperger è stata inclusa per la prima volta nella Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD) nel 1993 e nel DSM per la prima volta nel 1994.

Successivamente, Asperger è stato spesso descritto come un campione della neurodiversità molto in anticipo sui tempi.

Recentemente alcuni studiosi avrebbero rivelato i legami di Asperger con il Terzo Reich tedesco. Pur non appartendendo al partito nazista, Asperger avrebbe mandato dei bambini disabili alla clinica Am Spiegelgrund di Vienna, dove quasi 800 minori furono assassinati tra il 1940 e il 1945 come parte del programma di eutanasia del regime. Quando fu coniato il termine "sindrome di Asperger" nessuno era a conoscenza di ciò.

Questa scoperta ha provocato numerosi dibattiti sul grado di complicità di Asperger e domande sul perché il suo coinvolgimento sia rimasto segreto per così tanto tempo.

Nato e formatosi a Vienna, Asperger vi trascorse praticamente tutta la sua carriera. Ebbe una cattedra di pediatria all'Università di Vienna e insegnò anche all'Università di Innsbruck.

Pare, infine, che l'interesse per le caratteristiche della "sindrome di Asperger" fosse anche personale e legato alle sue esperienze durante l'infanzia. Infatti, da bambino, il medico austriaco era solitario, aveva difficoltà a stringere amicizia con i coetanei ed era così interessato alle poesie di Franz Grillparzer che le recitava ossessivamente. A volte si riferiva a se stesso in terza persona.

Sindrome di Asperger, gli studi del medico austriaco

Asperger analizzò i comportamenti di circa 200 casi di "psicopatia autistica" in 10 anni e riscontrò in essi «straordinari livelli di prestazione in certe aree», nonostante le abilità speciali e le disabilità delle persone autistiche fossero intrecciate. A differenza di Leo Kanner, il medico austriaco credeva che l'autismo potesse essere presente nei bambini molto intelligenti o nei bambini con ritardo mentale. 

Invece di scavare nei sogni o nei ricordi come Freud, Asperger sottolineò l'incapacità dei bambini di mantenere un contatto visivo diretto o di comprendere le espressioni facciali degli altri, le loro anomalie linguistiche e le varietà di strane fissazioni. Notò che erano spesso ipersensibili al gusto, al tatto e al suono, e anche che questi bambini erano spesso nati da genitori che mostravano versioni più lievi degli stessi comportamenti. 

Sindrome di Asperger, cos'è

La ricerca è andata avanti dai tempi del medico austriaco e, ad oggi, si hanno più precise e numerose informazioni sulla "sindrome di Asperger".

Secondo lo psicologo Giovanni Magoni, intervistato da Nostrofiglio.it, anche se il termine sindrome può essere fuorviante non si tratta di una malattia, né di una disabilità o di un handicap.

L'espressione più corretta da utilizzare è condizione di neurodiversità. Neurotipiche sono le persone che condividono lo stesso modo di organizzare il pensiero, mentre neurodiverse sono le persone che hanno un modo di pensare differente. Il che certo non significa inferiore. 

In pratica, la sindrome di Asperger è una condizione caratterizzata da un diverso stile cognitivo (un differente modo di pensare) rispetto a quello più comune, che si manifesta con comportamenti particolari.

«Fino a qualche anno fa, la sindrome di Asperger veniva considerata una condizione a sé stante – dunque distaccata rispetto all'autismo – nell'ambito del grande contenitore dei disturbi generalizzati dello sviluppo», afferma Magoni.

Ora, però, non è più così: nell'ultimo DSM, il manuale per i disturbi psichiatrici, la sindrome di Asperger come etichetta diagnostica a parte non c'è più. Resta la condizione, ovviamente, che è stata inserita all'interno della categoria più ampia dei disturbi dello spettro autistico.

«Più esattamente, si tratta di un disturbo dello spettro autistico di livello 1, senza compromissione intellettiva e del linguaggio», chiarisce lo psicologo. In pratica, una forma lieve di autismo. «Ma al di fuori dell'ambito diagnostico l'espressione sindrome di Asperger continua a essere comunemente usata e va bene che sia così, perché così tutti capiscono a che cosa ci si riferisce».

Fonti per questo articolo: 

www.msdmanuals.com

blogs.uoregon.edu

autismsciencefoundation.org

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