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I bambini non vaccinati si ammalano meno?

di Francesca De Ruvo - 21.09.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Secondo un fantasioso "studio" del 2011, i bambini non vaccinati si ammalerebbero meno rispetto ai coetanei vaccinati. Il parere dell'esperto

Bambini più sani se non hanno fatto i vaccini? Assolutamente no! Si tratta di una vecchia fake news che circola in rete ormai dal 2011 e che ciclicamente viene ripescata dai movimenti no-vax per convincere le persone, soprattutto i genitori, che i vaccini siano dannosi. Ora, però, è il tempo di smentire questa gigantesca bufala e per farlo abbiamo chiesto l'aiuto della Prof. Susanna Esposito, pediatra e infettivologa, Direttore della UOC Clinica Pediatrica presso l'Ospedale dei Bambini Pietro Barilla, Azienda Ospedaliera-Universitaria di Parma.

In questo articolo

È vero che i bambini non vaccinati si ammalano meno?

"No, assolutamente, non è vero che i bambini non vaccinati si ammalano meno dei loro coetanei vaccinati, è solo una delle numerose notizie false che circolano sui vaccini" afferma la Prof. Esposito.

E in effetti si tratta proprio di questo: una fake news che circola da ben 10 anni e che si basa su uno "studio", anche se così non si può definire, di un omeopata svizzero. Lo stesso autore non lo definisce uno studio perché è in realtà un sondaggio, proposto su un sito web contrario alla medicina tradizione, senza alcun valore o rilevanza scientifica.

"Se vogliamo essere ancora più precisi – sostiene Esposito – non solo non è vero che i bambini non vaccinati si ammalano di meno, ma anzi è vero il contrario in quanto vi è una diminuzione del numero di ricoveri e di visite pediatriche per infezioni nei bambini che hanno completato il ciclo vaccinale nei primi anni di vita". Sono infatti numerosi gli studi che hanno comparato la salute dei bambini vaccinati e non vaccinati e tutti dimostrano che i vaccinati godono di una migliore salute e si ammalano meno spesso e ricevono meno spesso terapie antibiotiche. Alcuni esempi?

  1. Uno studio condotto in Germania, e pubblicato sulla rivista The Journal of Infection, ha confrontato un gruppo di bambini vaccinati contro difterite, tetano, pertosse e Haemophilus influentiae di tipo B durante il terzo mese di vita con un gruppo di bimbi della stessa età non vaccinati. È emerso che nel primo gruppo l'incidenza delle infezioni era notevolmente ridotta e che la risposta immunitaria dei bambini vaccinati era migliore anche nei confronti di altre infezioni.
  1. Una ricerca danese del 2014, condotta su quasi mezzo milione di bambini, ha evidenziato una riduzione dei ricoveri per infezioni di qualsiasi tipo tra i bambini vaccinati contro morbillo, parotite e rosolia, suggerendo che i vaccini possano provocare una stimolazione non specifica del sistema immunitario e quindi una minor suscettibilità alle infezioni.
  1. Nel 2003 uno studio inglese condotto sui bambini di età 12-23 mesi non ha rilevato alcun un aumento della frequenza delle infezioni batteriche invasive e della polmonite nei 3 mesi successivi alla vaccinazione contro morbillo, parotite e rosolia.
  1. In Danimarca è stato effettuato uno studio che ha coinvolto più di 800.000 bambini nati tra il 1990 e il 2001 e che ha messo in relazione tutte le vaccinazioni pediatriche somministrate ai bimbi e i ricoveri in ospedale per infezioni come: sepsi, polmonite, infezioni virali del sistema nervoso, meningite e infezioni del tratto respiratorio superiore. Il risultato? Non vi è stato alcun aumento delle infezioni nei bambini vaccinati rispetto ai non vaccinati. Uno studio americano simile, pubblicato nel 2018 sulla rivista JAMA, ha confermato questo risultato. Che si tratti di vaccini singoli o combinati, i bambini vaccinati non si ammalano di più dei non vaccinati.
  1. Nel 2014, una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Autism ha dimostrato che non vi è alcuna differenza di incidenza di autismo tra bambini vaccinati e non vaccinati. Inoltre, non vi è un aumento dell'incidenza nemmeno di patologie come bronchiti, allergie, influenza, epilessia, ADHD e malattie gastrointestinali nei bambini vaccinati.
  1. Infine, uno studio pubblicato sulla rivista Science da un team di ricerca statunitense ha mostrato come i bimbi vaccinati contro il morbillo siano protetti anche da altre malattie rispetto a chi invece ha avuto il morbillo. Questo perché il morbillo induce un indebolimento del sistema immunitario che espone a sua volta i bambini al rischio di rendere più gravi alcune malattie tipiche dell'infanzia contratte negli anni successivi.

"È ben noto che i bimbi vaccinati non si ammalino più dei coetanei non vaccinati – precisa Esposito – si tratta di una leggenda, come la credenza secondo cui i vaccini sovraccarichino il sistema immunitario e lo indeboliscano. Preoccupiamoci, invece, dei rischi di non vaccinare contro malattie gravi i bambini".

Il sistema immunitario e le vaccinazioni

"Troppi vaccini e troppo presto": è questa uno degli slogan utilizzati da chi è almeno parzialmente contrario alle vaccinazioni dei bimbi. È, infatti, opinione abbastanza diffusa che il sistema immunitario dei bambini non sia adeguatamente sviluppato per sopportare le multiple vaccinazioni che il programma vaccinale italiano prevede e che addirittura queste lo sovraccarichino.

Ma la medicina dice in realtà l'esatto contrario perché si è scoperto che la capacità del sistema immunitario di rispondere a sostanze riconosciute come estranee si sviluppa ancor prima di nascere.

Nel corso dei millenni il sistema immunitario delle persone si è evoluto per difendersi da una grande varietà di microbi e ogni neonato eredita questa capacità che si manifesta fin dalle prime ore di vita. Di conseguenza, il neonato è in grado di rispondere anche alle piccole parti dei microbi contenute nei vaccini senza venire indebolito. La ricerca scientifica ha dimostrato che l'organismo, già dai primissimi mesi di vita, risponde in maniera adeguata ai vaccini anche quando sono somministrati in associazione.

Quali rischi corrono i bambini non vaccinati?

I vaccini da quando sono stati introdotti hanno permesso di salvare milioni di vite umane e hanno contribuito a far scomparire malattie mortali. Eppure, c'è chi si è dimenticato della loro importanza e non si capacita del fatto che non vaccinare i bambini significa mettere in pericolo la loro salute.

"I bambini non vaccinati possono acquisire patologie comuni come la pertosse, che nei primi mesi di vita ha un rischio di ricovero e di mortalità alto, o il morbillo, per cui non esiste una terapia specifica e che può avere un'evoluzione imprevedibile. C'è il rischio di acquisire infezioni causate da pneumococco come la polmonite, ma anche malattie non ancora del tutto scomparse dall'Europa come la difterite o il tetano".

Anche in questo caso, facciamo alcuni esempi.

Il morbillo causa:

  • polmonite in 1 caso ogni 20;
  • encefalite in 1 caso ogni 2000;
  • morte in 1 caso ogni 3000.

La parotite, invece, può causare encefalite in 1 caso ogni 300. E la rosolia, sebbene abitualmente meno grave, se contratta a inizio gravidanza provoca rosolia congenita in 1 caso su 4, sindrome che si associa a difetti oculari (cataratta, glaucoma, retinopatia), difetti cardiaci (difetti settali, stenosi polmonare), microcefalia, ritardo mentale e lesioni ossee.

La difterite è responsabile di:

  • morte: 1 caso ogni 20;
  • complicanze cardiache: 1-2 casi ogni 20;
  • complicanze neurologiche: 2 casi ogni 10.

Il tetano provoca la morte in 1-2 casi ogni 10. E, infine, la pertosse può causare una polmonite in circa 2 casi su 10, ed essere letale in 1 caso ogni 100 se contratta in età neonatale.

"Si tratta di rischi ben più gravi di quelli derivanti dalla vaccinazione che ricordiamo essere minimi e soprattutto transitori, tranne in rarissimi casi" spiega la Prof. Esposito, che poi prosegue "i vaccini sono sicuri e la farmacovigilanza lo dimostra. I benefici superano di gran lunga i rischi".

 

I vaccini sono davvero sicuri?

Non possiamo affermare che i vaccini non presentino alcun effetto collaterale, così come qualsiasi farmaco, tutte le pratiche mediche e tutte le attività umane. I vaccini sono considerati sicuri quando, pur possedendo possibili e rari effetti collaterali questi sono nettamente inferiori ai benefici che derivano dalla somministrazione del vaccino. I possibili effetti collaterali andrebbero sempre confrontati con i rischi della malattia che, come abbiamo visto poco sopra, sono ben più elevati.

Ma come possiamo essere certi che i vaccini siano sicuri? Perché prima dell'approvazione un vaccino deve essere sperimentato per valutarne la tollerabilità, la sicurezza e la capacità di indurre una risposta immunitaria efficace, sia esso somministrato singolarmente o in associazione ad altri vaccini. La produzione deve rispettare rigidissimi standard indicati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e dall'Agenzia Europea del Farmaco, e anche dopo la commercializzazione vi è un costante rilevamento dei possibili effetti avversi legati alla somministrazione del vaccino, grazie alla raccolta di segnalazioni fatte da operatori sanitari e cittadini.

Fonti utilizzate:

  • Consulenza della Prof. Susanna Esposito, pediatra e infettivologa, Direttore della UOC Clinica Pediatrica presso l'Ospedale dei Bambini Pietro Barilla, Azienda Ospedaliera-Universitaria di Parma;
  • materiale informativo del sito Vaccinarsì (Ministero della Salute e Società Italiana di Igiene);
  • materiale informativo dell'Istituto Superiore di Sanità.

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