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Incidenti nucleari: quali sono i rischi per i bambini

di Viola Stellati - 18.08.2023 - Scrivici

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Incidenti nucleari e bambini: quali sono i rischi che corrono i nostri figli e cosa occorre fare quando ci sono eventi come questi

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Incidenti nucleari e rischi per i bambini

In Italia non ci sono centrali nucleari poiché, a seguito di un referendum che si è tenuto nel 1987, metà dei nostri connazionali ha scelto di bloccarne la costruzione. Nel nostro Paese però, ci sono centrali atomiche dismesse e depositi nucleari con scorie radioattive, oltre al fatto che siamo circondati da impianti di questo tipo. Ciò vuol dire che, purtroppo, nessuno di noi è esente da possibili (anche se improbabili) incidenti nucleari. Ma quali sono i rischi che corrono i bambini?

Incidenti nucleari, cosa succede ai più piccoli

Tutti abbiamo sentito parlare, almeno una volta nella vita, della terribile mattina del 26 aprile 1986, giorno in cui un reattore di una centrale nucleare è esploso scatenando quello che è diventato l'incidente nucleare più letale della storia.

Parliamo del disastro di Chernobyl, e da quel momento ricercatori hanno monitorato la salute dei sopravvissuti.

Il più grande studio di questo tipo mai condotto è stato pubblicato sulla rivista Science e, come riporta il National Geographic, non sono emerse prove del fatto che i genitori che furono esposti alle radiazioni abbiano trasmesso ulteriori mutazioni ai figli concepiti dopo l'esposizione.

Tuttavia, un altro studio pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Health, ha mostrato un aumento delle leucemie e dei casi di cancro nei residenti intorno alle centrali nucleari, e soprattutto nei bambini.

E il dato più agghiacciante è che tutto questo si registra senza che capitino particolari incidenti nucleari. Ciò vuol dire che l'incremento di determinate malattie ruota intorno a tutti gli impianti, anche quando funzionano normalmente.

Nel 2008 il Governo tedesco ha condotto un'inchiesta che ha mostrato un significativo aumento di cancro (più 54%) e di leucemia (più 76%) nei bambini con meno di 5 anni, creature che si trovano nel raggio di 15 chilometri dalle centrali nucleari.

Questo tipo di centrali, purtroppo, sembrerebbero costituire un rischio anche quando non si verificano incidenti nucleari.

Le ragioni di tutto questo sarebbero da individuare nelle emissioni radioattive che, secondo Enviromnental Health, vengono assorbite dalla madre ed incorporate dall'embrione.

A spiegarci cosa fare in caso di incidenti nucleari è il Dipartimento della Protezione Civile che sottolinea che bisogna attenersi alle indicazioni delle Autorità.

Viene infatti specificato che gli incidenti nucleari possono avere caratteristiche diverse e, in alcuni casi, provocare il rilascio di radiazioni all'esterno della struttura.

Le Autorità possono quindi disporre di indicazioni che variano in base alla tipologia di incidente, alle sostanze rilasciate, alla distanza dell'impianto dal confine nazionale e alle condizioni climatiche.

Ciò vuol dire che se l'incidente avviene in un impianto che si trova entro i 200 km dai confini nazionali, le Autorità competenti possono dare indicazioni che riguardano le misure dirette (riparo al chiuso e iodoprofilassi) che la popolazione deve adottare.

Mentre se gli incidenti nucleari gravi si registrano in una centrale distante oltre 200 km, non sono previste misure protettive dirette ma solo misure indirette. In sostanza, le restrizioni potrebbero riguardare esclusivamente la distribuzione e il consumo di precisi alimenti e misure di protezione del patrimonio agricolo e zootecnico.

Infine in caso di incidente in un impianto nucleare extraeuropeo non sono previste misure dirette o indirette data la grande distanza geografica dall'evento. In queste circostanze vengono infatti attuate solo misure che riguardano l'assistenza dei connazionali che si trovano nel territorio in cui è accaduto tale evento, regole per l'importazione di alimenti e di altri prodotti e misure di controllo della contaminazione per chi rientra dalle aree a rischio.

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