Home Bambino Salute

Mortalità infantile: al Sud il 50% in più nel primo anno

di Penelope Greco - 13.07.2021 - Scrivici

bambini-morte-sud
Fonte: Shutterstock
A mettere in luce le disparità tra bambini è uno studio sulla rivista Pediatria. Cosa sappiamo dello studio sulla mortalità infantile?

Un bambino che vive nel Mezzogiorno ha un rischio del 50% più elevato di morire nel primo anno di vita, ma ha anche un rischio del 70% più elevato rispetto a un suo coetaneo del Centro-nord di dover migrare in altre Regioni per curarsi. Questo è il quadro devastane che è uscito dalla ricerca effettuata dal professor Mario De Curtis, docente di Pediatria all'Università La Sapienza di Roma e presidente del comitato di bioetica della Sip (Società Italiana di Pediatria), che sottolinea: «Mortalità neonatale e infantile sono i criteri migliori per valutare lo sviluppo civile di un Paese. La maggior mortalità neonatale e infantile nelle regioni del Mezzogiorno è una situazione storica che dura da sempre e purtroppo non tende a modificarsi».

In questo articolo

Mortalità infantile: lo studio sui bambini

Nel 2018, 200 neonati avrebbero potuto salvarsi se fossero nati al Nord e se i bambini figli di genitori stranieri avessero avuto lo stesso tasso di mortalità infantile dei bambini figli di genitori italiani, si sarebbero avuti 88 decessi in meno nel primo anno di vita.

Questa è la conclusione che lascia senza parole. Ancora nel 2021, un bambino che vive nel Mezzogiorno ha un rischio del 70% più elevato rispetto a un suo coetaneo del Centro-nord di dover migrare in altre Regioni per curarsi. Ma ha anche un rischio del 50% più elevato di morire nel primo anno di vita.

A confermarlo uno studio in pubblicazione sulla rivista Pediatria (Mario De Curtis e Silvia Simeoni, Dipartimento per la Produzione statistica ISTAT) che ha valutato i tassi di mortalità neonatale e infantile in Italia, sulla scorta dei dati dell'ISTAT riferiti all'anno 2018 (ultimi disponibili). I tassi di mortalità neonatale e infantile (numero di morti rispettivamente nei primi 28 giorni di vita o nel primo anno di vita per mille nati vivi) in Italia sono tra i più bassi del mondo anche migliori di quelli osservati in Francia, Germania o Regno Unito. Si continua però ad osservare un'ampia variazione territoriale.

Per Anelli la "ricetta" per risolvere la "Questione meridionale" in sanità poggia su quattro linee di intervento:

  • rafforzare il ruolo del ministero della Salute
  • istituire un Osservatorio
  • aumentare – e ripartire diversamente – il Fondo Sanitario Nazionale
  • organizzare una rete sovra-regionale di cure

L'impatto economico del trasferimento verso il Nord

Un altro ambito è la migrazione verso il Centro-Nord. A confermarlo, ancora una volta, è uno studio appena pubblicato su Italian Journal of Pediatrics (Pediatric interregional healthcare mobility in Italy, a cura di Mario De Curtis, Francesco Bortolan, Davide Diliberto e Leonardo Villani) che ha valutato per la prima volta l'entità della migrazione sanitaria dei minori. Il lavoro è stato condotto su tutti i 7.871.887 bambini e ragazzi residenti in Italia nel 2019 con un'età inferiore a 15 anni. I dati hanno messo in luce che i bambini/ragazzi residenti nel Mezzogiorno rispetto a quelli residenti nel Centro-Nord sono stati curati più frequentemente in altre regioni (11,9% contro 6,9%), numero che cresce sensibilmente soprattutto quando si considerano i ricoveri ad alta complessità, (21,3% vs 10,5% del Centro-Nord).

L'entità del trasferimento verso le strutture del Centro-nord per alcune regioni del Sud ha un impatto economico particolarmente elevato:

  • per il Molise è pari al 45,9% di tutte le spese sanitarie per l'assistenza ai minori under 15
  • per la Basilicata al 44,2%
  • per la Calabria e l'Abruzzo a oltre un quarto (rispettivamente 26,9 % e 26,3%)
  • la Campania, regione del Sud con il più elevato numero di bambini 0-14 anni, è quella che spende di più per ricoveri fuori regione (25 milioni di euro pari al 12% dei costi sanitari per questa fascia di popolazione).

Particolare attenzione va posta ai bambini con malattie croniche e rare, che sono tra i soggetti che di più contribuiscono alla mobilità sanitaria interregionale. "La minore presenza di centri di riferimento per patologie complesse nelle regioni meridionali ne è una causa, che accentua le diseguaglianze sociali in quanto incide notevolmente sui bilanci familiari, già mediamente più bassi, con le spese per viaggi, trasferimenti, soggiorni fuori sede, assenza dal lavoro, etc.", afferma Giovanni Corsello, Professore Ordinario di Pediatria all'Università di Palermo ed Editor in Chief di Italian Journal of Pediatrics.

Fonti articolo: Italian Journal of Pediatrics

TI POTREBBE INTERESSARE

ultimi articoli