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Pet therapy e autismo, quali benefici

di Stefano Padoan - 05.01.2021 - Scrivici

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Fonte: Pet therapy e autismo
Cosa è la pet therapy e perché questa è un'opzione da considerare per i bambini che soffrono di disturbi dello spettro autistico

Pet therapy e autismo

Un animale non giudica, non rifiuta, si dona totalmente, stimola sorrisi e aiuta la socializzazione: ecco perché la Pet Therapy è particolarmente indicata per bambini e ragazzi con autismo. Ne parliamo con Alberto Dal Negro, Presidente della Cooperativa Sociale gliAmicidiSari e Alessandra Chinaglia, psicologa e psicoterapeuta che collabora con la Cooperativa Sociale A Passo d'Asino.

Cos'è la Pet Therapy

«Si parla genericamente di Pet Therapy - esordisce Dal Negro - ma il termine più corretto è Interventi Assistiti con gli Animali (IAA), una modalità di sostegno alla persona che l'Italia è stato il primo Paese europeo a normare con precisione nel 2015. Esistono 3 tipi di intervento:

·quello terapeutico, con la presenza di personale sanitario (TAA), in cui l'animale è facilitatore del processo riabilitativo;

·quello educativo, (EAA), in cui il coinvolgimento dell'animale funge da naturale catalizzatore dell'attenzione, agevolando il processo di apprendimento cognitivo e comportamentale alla base del metodo educativo;

·attività ludico-ricreative (AAA), anche episodiche e meno strutturate, come interventi nel gruppo classe per un'educazione al rispetto del mondo animale».

I beneficiari possono essere bambini, anziani, persone con ogni tipo di disagio o difficoltà. Per legge gli animali indicati per tali interventi sono solo cani, gatti, conigli, cavalli e asini certificati secondo requisiti sanitari, comportamentali e attitudinali. «Ad essere vincente è la relazione che si instaura tra animale e utente, una sintonia che diventa ricca di senso e produce effetti benefici di tipo affettivo, relazionale, comunicativo, cognitivo e migliora ad ampio raggio le competenze psicologiche e/o fisiche».

Avere un animale domestico non è Pet Therapy

«Sfatiamo però un mito: gli animali non hanno capacità curative di per sé, come spesso le persone pensano - precisa Chinaglia -. Certo che la vicinanza con un animale domestico porta generici benefici e sollievi emotivi, ma tra avere un animale in casa e partecipare a sedute di Pet Therapy c'è la stessa differenza che passa tra confidare i propri problemi a un amico e rivolgersi a uno psicologo. È decisiva la professionalità degli operatori». Il ruolo chiave è infatti giocato dalla relazione tra l'animale e il suo conduttore, come spiega anche Dal Negro: «Io porto di fronte all'utente l'intesa armonica ed equilibrata che c'è tra me e il mio cane, un essere senziente capace di 'sentire' in profondità cosa si muove dentro il mio mondo emozionale così come in quello del bambino che incontra o della mamma che lo accompagna (figura, secondo la nostra esperienza, sempre presente nelle sedute e parimenti coinvolta), muovendosi con precisione secondo bisogni e ritmi adatti a quella specifica situazione, offrendo al bambino occasioni di espressione coerenti con le sue capacità e permettendo, via via, di esprimere al meglio il proprio potenziale».

Pet Therapy e autismo: perché gli animali aiutano

«Forse non tutti sanno - prosegue Dal Negro - che la teoria della Pet Therapy del neuropsichiatra infantile Boris Levinson nacque nei primi anni '50 proprio da un'interazione fortuita tra il proprio cane e un bambino con disturbi dello spettro autistico. Questi bambini spesso hanno blocchi e difficoltà di espressione che ne limitano il potenziale. Sono persone molto sensibili ma con difficoltà di relazione, chiusi in una specie di bolla da cui un animale li stimola ad uscire dando loro l'opportunità di creare nuovi canali di comunicazione. Il nostro primo obiettivo, in supporto ai genitori, è riconoscere il loro grande potenziale inespresso focalizzandoci sulle loro qualità e non sul problema e i comportamenti disfunzionali». È dunque essenziale che l'operatore abbia un atteggiamento di apertura, empatia, ascolto e assenza di pregiudizio, mettendo da parte anche le aspettative sui tempi con cui il bambino vorrà entrare in relazione con l'animale e con quali risultati: «La mia presenza deve solo rinforzare il comportamento del mio animale e quella del genitore e dell'educatore rassicurare il bambino e trasmettergli fiducia. Che non è rinuncia ad agire, bensì significa, privi di ogni aspettativa, di lasciare che la grande intelligenza di bambino e animale portino alla luce tutti i talenti nascosti e le potenzialità inespresse. Perché è questo che vediamo ogni santo giorno…».

Pet Therapy e autismo: i vantaggi

Gli effetti benefici osservabili, in lassi di tempo molto variabili, possono essere diversi e non rimangono circoscritti alla relazione bambino-animale: «L'animale è attivatore di modi di fare e sblocca, ma poi questo allenamento può mostrare effetti anche nella relazione con i coetanei e con adulti. Ci sono molti casi in cui i genitori hanno osservato grandi miglioramenti nella loro capacità, per esempio, di giocare al parco con gli altri bambini» dice Dal Negro. «I miglioramenti dei bambini sono esito di un processo psicodinamico alla base - spiega Chinaglia - Da una generica condizione di incontattabilità a livello fisico, psichico e verbale, si può osservare un cambiamento del clima affettivo e relazionale come prima cosa».

1. Apertura relazionale. I bambini mostrano un'accelerazione sul piano relazionale attraverso azioni semplici di accudimento come accarezzare l'animale o nutrirlo. L'interazione poi con un altro essere vivente, di cui non conosce bisogni e volontà, lo fa uscire dai propri schemi e lo sfida dal punto di vista empatico.

2. Tempi di attenzione più lunghi. È un miglioramento cognitivo che comporta la capacità via via più lunga del bambino di focalizzarsi sull'animale e non distrarsi.

3. Maggior aggancio oculare. I bambini autistici hanno uno sguardo spesso sfuggente con gli adulti. Con gli animali però alcune difficoltà non ci sono, perché il bambino si sente meno giudicato e più a suo agio e così fissa più facilmente negli occhi l'animale.

4. Riduce l'ansia e le stereotipie. La presenza di un animale ha un'azione contenitiva e rilassante e questo ha una ricaduta positiva anche sui movimenti ripetitivi che alcuni bambini autistici mostrano come sfarfallio delle mani, ecolallazioni (ripetizioni di frasi, parole o suoni), camminare in punta di piedi.

5. Miglioramento motorio. Migliora la coordinazione e la capacità di compiere azioni complesse e fini, dallo sganciamento del guinzaglio al salire in groppa a un cavallo o la delicatezza necessaria per pulire un asino. Un animale porta motivazione dove non c'è, sprona a impegnarsi di più.

6. Comunicare con intenzionalità. Può succedere che degli utenti che quasi non parlano passino a dire qualche parola: prima sembrano senza attinenza con ciò che accade, ma poi può emergere un'intenzionalità comunicativa.

Cani e autismo

Alberto Dal Negro, specializzato nella dog therapy, ci spiega i punti di forza del cane: «È indicato per le attività relazionali, affettive e di cura. Rispetto però a un coniglio, ad esempio, ha una gamma di stimolazioni molto più estesa, non ha paura, per cui nella relazione ci mette del suo ed è proattivo. È poi empatico, sente le emozioni altrui e quindi sa anche rispettare un bambino che, ad esempio, mostra disinteresse per lui per quarantacinque minuti per poi essere disponibile a una singola carezza. I trattamenti avvengono prevalentemente al chiuso, ma, se ritenuto più funzionale, è possibile anche portare fuori il cane a fare una passeggiata: già prendere un guinzaglio in mano accresce l'autostima poiché si percepisce di averne la piena responsabilità. Non ci sono modalità preconfezionate, occorre essere buoni osservatori e sostenere cane e bambino nelle azioni che entrambi propongono. Solitamente proponiamo 6-7 incontri, per 1 ora a settimana, e questo ciclo offre già i primi risultati che rivelano in moltissimi casi un effetto alone al di fuori dell'esperienza fatta: dopo l'interruzione delle sedute a causa lockdown ho osservato che con tanti piccoli utenti non ho dovuto "ricominciare da zero", ma che l'esperienza dei mesi precedenti aveva sedimentato e attivato un processo che è proseguito da sé, come se l'intervento non si fosse mai interrotto».

Onoterapia e autismo

«Le attitudini dell'asino sono un po' a metà strada tra quelle relazionali del cane e quelle motorie del cavallo - spiega Alessandra Chinaglia, esperta di onoterapia - Come quest'ultimo infatti può essere cavalcato, ma la sua inclinazione docile e paziente lo sposta molto di più su un lavoro di relazione fortemente indicato per i bambini con spettro autistico».

1. Attività di cura. «Per prima cosa, attraverso la cura dell'asino (spazzolamento, grooming, pulizia di zoccoli, occhi e naso) si sviluppano le attività degli accudimenti primari, che implica l'apprendimento della cura per sé e per gli altri. Questo sviluppa la manualità fine dei bambini».

2. Grandi doti relazionali. L'incontro poi con un essere vivente fa scattare il riconoscimento dell'altro come distinto da sé e sviluppa capacità empatiche che portano alla comprensione che l'altro ha bisogni diversi dai nostri, con cui provare a entrare in sintonia: «Qui si fa tesoro delle grandi doti relazionali dell'asino, che è sempre disposto all'interazione ma attende, placido: un cane da subito richiede una relazione intensa, ti ingaggia nella relazione e questo è il suo punto di forza, ma non va bene per tutti. L'asino viceversa è più tranquillo e questa caratteristica può essere usata in senso clinico, perché permette al bambino di entrare in relazione con tempi suoi. Il cavallo invece è più reattivo e nervoso e incute un certo timore reverenziale».

3. Capacità di contenimento. L'asino con la sua mole unita però al suo andamento lento e calmo, ha la capacità di contenere eventuali agiti aggressivi del bambino che, anche quando dovessero verificarsi, non scompongono l'animale che non reagisce mai e sostiene lo sfogo. Il suo calore corporeo e la morbidezza del pelo poi sono sensazioni corporee e tattili che scaricano la tensione, rassicurano e rilassano le ansie.

4. Aumenta l'autostima. «La salita a dorso dell'animale è un immediato fattore di aumento dell'autostima, perché il bambino deve imparare a guidarlo (con uno sforzo anche di coordinamento motorio), ma nello stesso tempo deve affidarsi all'animale che lo sta portando».

5. Quando l'asino si impunta. Capita naturalmente che l'asino si impunti e non voglia proprio eseguire un certo comando: «Questo "incidente di percorso" per il bambino è un ottimo pretesto per affrontare la propria frustrazione e magari anche l'aggressività. Il bambino autistico fa tendenzialmente fatica ad accettare situazioni che lo contrariano e qui si trova di fronte a un imprevisto cui poco si può ribellare perché non causato da una figura educativa ma da un animale: deve accettare dunque il dato di fatto e il limite lo porta a uno sforzo relazionale per tentare di smuovere l'asino provando a non andare in escalation ma capendo i motivi del blocco dell'animale, che ci sono sempre».

Ippoterapia e autismo

Il cavallo stimola l'aspetto relazionale con il calore corporeo, distende le ansie con il suo andamento oscillatorio, ma il suo punto di forza è il miglioramento motorio: «Si può lavorare tanto sugli elementi funzionali, dal coordinamento motorio, all'equilibrio alla coordinazione oculo-manuale attraverso percorsi ed esercizi a cavallo. Ha però dei limiti che non lo rendono adatto a tutti i bambini, poiché la sua mole può incutere un po' di timore e la sua personalità reattiva può essere difficile da gestire» spiega Dal Negro.

Gli intervistati

Alberto Dal Negro è Presidente della Cooperativa Sociale gliAmicidiSari, da lui fondata a Bolzano nel 2003, che conta circa 40 operatori ed è attiva nella pet therapy con progetti di sostegno a bambini, adulti e anziani con oltre 5.000 interventi realizzati ad oggi. È autore del libro "Pet Therapy: il potere terapeutico degli animali" (Macro Edizioni, 2016) e di "Pierino e il cane lupo. Bullidog: vincere il bullismo con l'aiuto dei cani" (Edizioni Amrita Torino – 2015)

 

Alessandra Chinaglia, psicologa e psicoterapeuta, collabora con il reparto di Neuropsichiatria Infantile dell'Ospedale di Como. Dal 2014 è Responsabile dei progetti terapeutici della Cooperativa Sociale A Passo d'Asino, che dal 2010 si occupa di onoterapia in ambito terapeutico, educativo e ludico-ricreativo prevalentemente nelle province di Milano, Monza Brianza e Bergamo.

 

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