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Psicomotricità per bambini, che cos'è e a cosa serve

di Stefano Padoan - 11.09.2020 - Scrivici

psicomotricita
Fonte: shutterstock
Non solo interventi terapeutici in caso di disturbi del neurosviluppo, ma disciplina adatta a tutti i bambini: ecco le molteplici applicazioni della psicomotricità per bambini

Psicomotricità per bambini

Nata negli anni Sessanta in Francia e diffusa in Italia dagli anni Ottanta, la psicomotricità è ormai una disciplina presente nella vita dei bambini, sia in ambito scolastico e educativo sia per scopi terapeutici. Ma cos'è esattamente e che applicazioni può avere? Ce ne parla Renata Nacinovich, professoressa di Neuropsichiatria infantile all'Università di Milano-Bicocca.

In questo articolo

Psicomotricità: cosa vuol dire

«La parola psicomotricità - esordisce la professoressa - contiene il concetto di movimento con uno scopo e con una progettualità. Mentre una volta si pensava al movimento come ad un fatto semplice e meccanico, ora sappiamo che la motricità ha elementi complessi e contribuisce allo sviluppo emotivo e cognitivo dell'individuo. Pensiamo al movimento di un neonato per toccare la mamma, o ai primi passi di un bambino piccolo per andare verso i genitori: esprimono l'intento di raggiungerla e quindi non sono solo un esercizio muscolare, ma hanno anche un aspetto relazionale. Oppure a tutti i calcoli impliciti necessari ad un bambino per aggiustare il proprio movimento in relazione a distanza, forma e dimensione di un oggetto che vuole afferrare, per calibrare un lancio o per raggiungere un luogo non immediatamente alla sua portata». 

Più in generale potremmo dire che la psicomotricità è la modalità del bambino nei primi anni di vita di conoscere il mondo e relazionarsi con l'ambiente. Attraverso il movimento il bambino conosce se stesso, l'altro, il mondo. Il movimento messo in atto per il piacere della relazione, desiderio di fare, gioia di esplorare e sperimentare gli consentirà di sviluppare le sue potenzialità in relazione con l'ambiente in modo globale e armonico.

Possiamo dire, insomma, che la motricità di un essere umano sia in realtà sempre anche "psico": questa disciplina non fa che predisporre corsi e attività avendo al centro questa consapevolezza.

A cosa serve la psicomotricità

Soprattutto in un'età, quella evolutiva, in cui il bambino sviluppa contemporaneamente le aree motorie, emotive e cognitive la psicomotricità è dunque «un'attività che favorisce la maturazione psicologica del bambino attraverso il movimento, il gioco, la creatività e l'interazione con l'altro. Il bambino esiste innanzitutto attraverso il suo corpo in relazione con l'altro e la sua corporeità è spesso più espressiva del suo stesso linguaggio verbale. Per questo acquisire consapevolezza del proprio corpo nello spazio e rispetto agli altri, essere padroni dei propri movimenti li aiuta a stare meglio con se stessi». Non si tratta solo di migliorare l'equilibrio e la coordinazione: si tratta di crescere nell'autostima, nel rapporto con i compagni, nella comunicazione.

Psicomotricità educativa e interventi psicomotori terapeutici riabilitativi

In base ai campi di applicazione, si può a grandi linee distinguere tra psicomotricità con scopo educativo e psicomotricità con scopo terapeutico, abilitativo e/o riabilitativo.

  • La psicomotricità educativa è quella che sostiene lo sviluppo fisiologico del bambino e viene  praticata nelle scuole dell'infanzia e primarie e tramite corsi di gruppo proposti da palestre e centri specializzati. 
  • La psicomotricità terapeutica-riabilitativa si svolge all'interno di strutture ospedaliere e centri di riabilitazione. Il lavoro, svolto dal terapista, è di solito individuale (ma sono possibili anche attività in piccolo gruppo) , può coinvolgere talvolta anche i genitori nella stanza di terapia e/o spesso l'intero nucleo famigliare grazie ad un lavoro di "counselling" mirato ad una "abilitazione ecologica"del bambino nella sua quotidianità. 

La psicomotricità educativa è consigliabile per tutti, «a maggior ragione per i bambini timidi, insicuri o con difficoltà di socializzazione ma anche per quelli vivaci, iperattivi o con problemi comportamentali. Gli uni  potranno  acquisire maggior consapevolezza e fiducia nelle proprie competenze, gli altri  potranno non solo scaricare nel gioco esuberanza, rabbia e tensione, ma anche migliorare la capacità di concentrazione, competenza propedeutica per tutti gli apprendimenti, in particolare quelli scolastici. In generale poi i bambini imparano ad affrontare le sfide e a confrontarsi con la voglia di riuscire e la paura di fallire. Scoprono così che, con impegno ed esercizio, possono migliorare molto anche nell'attività per loro più difficile».

Per chi è indicato l'intervento psicomotorio con finalità terapeutica - riabilitativa? In presenza di problematiche complesse, la psicomotricità può essere un valido aiuto. «In presenza di disturbi dello sviluppo, autismo, disabilità o ritardi cognitivi o di apprendimento può essere utile rivolgersi a percorsi psicomotori più specifici e personalizzati, per portare avanti di pari passo e nel modo più armonioso possibile lo sviluppo complessivo di tutti gli aspetti del bambino».

Attività di psicomotricità da fare a casa

I percorsi psicomotori vengono sempre proposti in spazi appositamente attrezzati con cuscinoni, tappeti, materassi, materiali per travestimenti, oggetti di varie forme e dimensioni,  strumenti per disegnare e dipingere, fare costruzioni e manipolazioni, giocare. È però possibile anche svolgere con i vostri figli qualche semplice attività di psicomotricità a casa, per passare del bel tempo insieme e fare un'attività utile ed educativa.

Psicomotricità per neonati

 «Il bambino molto piccolo ha una possibilità motoria limitata - premette la dott.ssa Nacinovich - ma non per questo i genitori non possono cominciare a stimolare soprattutto le sue competenze tattili e visive. Ad esempio quando è sul fasciatoio, agganciando il suo sguardo stando di fronte a lui a 20-30 cm e muovendosi lentamente da un lato e poi dall'altro, permettetegli di seguirvi con lo sguardo fino a 180 gradi: si tratta di una competenza raggiunta appieno di solito verso i 3 mesi. L'accompagnamento della voce ed eventuali carezze sul volto potranno rendere lo simolo ancora più efficace ed emotivamente significativo.

Se si vuole proporre l'inseguimento visivo di un oggetto, inizialmente prediligete oggetti con colori contrastanti come bianco e nero, meglio percepibili dal neonato. Se poi sappiamo bene che non è consigliato farli dormire a pancia in giù per i primi 6 mesi, mettiamoli invece in questa posizione quando sono svegli: inizieranno ad esercitare e rafforzare i muscoli dorsali. Infine, per far loro sperimentare i primi rotolamenti e strisci lasciateli spesso a corpo libero su una superficie priva di pericoli, come per terra su un tappeto».

Attività di psicomotricità per bambini 0-3 anni

Ogni mese che passa il bambino acquisisce sempre più competenze: «Proponetegli sempre uno stimolo leggermente più difficile: se gli mettete sempre in mano gli oggetti, non saranno spinti a prenderseli da soli, ma se glieli ponete troppo fuori portata, non ci proveranno neanche. Motivateli poi sempre anche con la vostra presenza, aggiungendo quella spinta relazionale per fare uno sforzo in più. Dopo il gioco del cucù (coprendo e scoprendo il proprio volto e poi quello del bambino) per lavorare sulla permanenza dell'oggetto giocate a nascondere le cose: all'inizio quello che non vedono più non c'è più, poi capiscono che c'è anche se non lo si vede e iniziano ad andarlo a cercare». 
«Verso i 6 mesi, potendo stare seduti, iniziano a lavorare sulla manipolazione: l'afferrare che prima era solo un riflesso condizionato ora è finalizzato ed il bambino  inizia ad affinare anche la sensorialità sui differenti tipi di materiali. Proponete loro tante consistenze tattili diverse, ma mi raccomando di non mettergli a disposizione troppi oggetti in contemporanea per non indurli a distrarsi eccessivamente. Perfetta l'attività del cesto dei tesori, che permette loro di esplorare sia il proprio corpo che l'ambiente nelle sue immediate vicinanze».

Psicomotricità per bambini 3 - 6 anni

A questa età migliora sensibilmente la coordinazione oculo-manuale: «Se prima il bimbo si limitava a buttare giù la torre di cubi, adesso la sa costruire. Anche nel gioco degli incastri, dalle semplici forme tonde ora sa maneggiare anche forme con più spigoli, sagome di animali e oggetti noti. Potete giocare allo specchio, invitandolo a replicare i vostri movimenti, oppure a imitare gli animali: elefante, formica, tartaruga, gambero, invitandolo a fare come loro: passi pesanti, piccoli e  leggeri, lenti, oppure passi indietro…


«Proponetegli percorsi e cacce al tesoro, sfidandolo a stare in equilibrio o a fare la capriola; introducete anche giochi con la musica e con il ritmo, alternando momenti di movimento e quiete o facendo, appena si spegne la musica, le "belle statuine". Ricordate sempre di fare la "radiocronaca" delle cose che state facendo, perché questo, oltre a rendere l'esperienza più ricca e interessante, lo aiuta nello sviluppo del linguaggio. Limitate invece al massimo l'uso di tablet e smartphone: sono stimoli sensoriali minimi, ripetitivi e passivi che allontanano i bambini dall'esperienza corporea, che abbiamo detto invece essere fondamentale per il loro sviluppo».

L'intervistata

Renata Nacinovich è professoressa di Neuropsichiatria infantile all'Università di Milano-Bicocca.

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