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I raffreddori dell'infanzia non rendono immuni al Coronavirus

di Penelope Greco - 22.02.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Un nuovo studio boccia l'ipotesi che i raffreddori dell'infanzia proteggano dal Coronavirus. Addio alla possibilità di immunità incrociata

Per un attimo avevamo creduto che i bambini fossero più protetti dal Covid 19 perché ospitano anticorpi prodotti contro altri comuni coronavirus. È stato a lungo ipotizzato che la reattività crociata immunitaria tra i coronavirus umani a diffusione stagionale potesse fornire una protezione crociata efficace ma transitoria contro i diversi HCoV. L'ipotesi, secondo il primo studio, avrebbe dovuto spiegare anche perché alcune persone si ammalino di covid quasi senza nemmeno saperlo o con sintomi lievi, mentre altri hanno un decorso più lungo e grave. Ma un nuovo studio americano sgonfia l'ipotesi di un'immunità incrociata tra coronavirus. 

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I raffreddori dell'infanzia non rende immuni al Coronavirus

Un recente studio scientifico americano pubblicato su Cell smentisce il precedente che vedeva la possibilità che i bambini fossero meno colpiti. Secondo il primo studio infatti i bambini sembravano meno vulnerabili al Sars-Cov2 perchè possiedono già diversi anticorpi contro i coronavirus più comuni, dalla banale influenza a un piccolo raffreddore. Invece secondo quest'ultimo studio no. Gli anticorpi per i coronavirus stagionali non impattano sulla contrazione o meno del Sars-Cov2.

Nel primo studio pubblicato su Science gli scienziati avevano condotto esperimenti con virus vivi e avevano confrontato centinaia di campioni di sangue prelevati prima e durante la pandemia. Dopo un attento studio, avevano pensato di aver trovato conferma che gli individui colpiti da coronavirus "minori" prima dell'era-covid risultassero più protetti dall'infezione, ma non è stato così. La maggior parte delle persone, scrivono, è esposta ai comuni coronavirus durante i primi cinque anni di vita. Come risultato, circa una persona su cinque ha ancora anticorpi che, se la precedente ipotesi fosse vera, dovrebbero riconoscere il SARS-CoV-2. Questi anticorpi invece non sono neutralizzanti. Non riescono a impedire al virus di infettare e non ne attenuano i sintomi. Inoltre i bambini non ne ospitano in maggiori quantità rispetto agli adulti.

I raffreddori dell'infanzia come immunità: lo studio di Science

In uno studio pubblicato su Science, i ricercatori del Francis Crick Institute e dell'University College London spiegavano di aver trovato un'immunità umorale preesistente (una sorta di anticorpi) in una piccola percentuale di invididui che non erano positivi al covid al momento dell'analisi. La presenza di pregressi anticorpi era parsa molto più elevata tra bambini e adolescenti: era evidente nel 43,8% in almeno 21 dei 48 soggetti analizzati.

Il nuovo studio sui raffreddori dell'infanzia

Secondo il nuovo studio invece, che alcuni esperti giudicano più convincente, appare anche più in linea con la massiccia diffusione del virus. Scott Hensley, immunologo dell'Università della Pennsylvania, ha esaminato i campioni di 251 persone che avevano donato il sangue prima della pandemia e che avevano in seguito sviluppato la CoViD-19, e li ha confrontati con quelli di altre 251 donatori che non hanno contratto l'infezione. Tra il primo e il secondo gruppo non sono state notate differenze nella quantità di anticorpi capaci di riconoscere i coronavirus, né si è vista una relazione tra i livelli di anticorpi pregressi e l'esito clinico dell'infezione.

"Prendendo parte a questo studio, abbiamo pensato di apprendere che gli individui che avevano anticorpi preesistenti e pre-pandemici contro SARS-CoV-2 sarebbero stati meno suscettibili alle infezioni e avrebbero avuto una malattia COVID-19 meno grave", ha detto Scott Hensley, un immunologo presso l'Università della Pennsylvania. "Non è quello che abbiamo trovato." "Non ho una motivazione valida per la differenza rispetto allo studio di Science, onestamente", ha aggiunto. Forse la differenza di località - la Pennsylvania, nel suo studio, rispetto alla Gran Bretagna nella ricerca precedente - potrebbe spiegare alcune delle discrepanze.

L'ipotesi quindi di una protezione preesistente sembra venir meno. Ci vorranno altri studi per fornire ulteriori dettagli.

Fonti articolo Cell e Sciencemag

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