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Sintomi post vaccino nei bambini: quali sono e cosa fare se si manifestano

di Francesca De Ruvo - 18.01.2021 - Scrivici

vaccino
Fonte: Shutterstock
Febbre, dolore nel punto di iniezione e mancanza di appetito sono alcuni dei sintomi post vaccino che si verificano più spesso nei bambini. Vediamo quali sono le reazioni più o meno comuni che possono manifestarsi dopo la vaccinazione

I vaccini sono considerati oggi tra i prodotti farmaceutici più controllati e sicuri.

Proprio perché devono essere somministrati a persone sane, soprattutto bambini, devono rispettare particolari standard di sicurezza, ancora più rigidi rispetto a quelli previsti per altri farmaci. Inoltre, le aziende che devono sviluppare i vaccini tendono ad avere una bassa tolleranza nei confronti di qualsiasi reazione avversa.

Perché allora i vaccini sono così temuti da molte persone tra cui anche alcuni genitori? Spesso, il motivo principale è che si temono potenziali reazioni avverse e si arriva quindi pensare che sia meno rischioso contrarre la malattia che vaccinare i propri figli. Ma questo, come vedremo in seguito, non è assolutamente vero.

Certo, dopo la vaccinazione possono manifestarsi alcuni sintomi, ma non devono essere motivo di preoccupazione, quando si verificano si tratta quasi sempre di sintomi lievi e assolutamente transitori. Vediamoli insieme grazie anche all'aiuto del dott. Enrico Bertino, professore ordinario di Pediatria e Direttore della neonatologia dell'Università Città della Salute e della Scienza di Torino.

In questo articolo

Perché si verificano alcuni sintomi post vaccino

In primis, proviamo a spiegare come funziona un vaccino in modo semplice ed efficace. Il vaccino simula un primo "incontro" con l'agente infettivo che causa la malattia e va così a stimolare il nostro sistema immunitario. In poche parole lo istruisce, insegnandogli a reagire agli antigeni del patogeno e inducendo una immunizzazione nei confronti della malattia.

Come riferisce l'Istituto Superiore di Sanità, proprio perché in seguito al vaccino vi è una risposta immunitaria, è normale che possano manifestarsi alcuni sintomi lievi e transitori.

"Molte volte i cosiddetti effetti indesiderati di un vaccino sono in realtà il segno di una risposta dell'organismo. I genitori non devono preoccuparsi se al bambino viene un po' di febbre, è una cosa "positiva" perché significa che l'organismo ha risposto al vaccino" spiega il prof. Bertino.

Eventi non causati dal vaccino

Prima di vedere quali sono i sintomi che si possono verificare in seguito al vaccino, il prof. Bertino fa una doverosa precisazione "bisogna premettere che molto spesso buona parte degli eventi che si ritiene sia correlata alla somministrazione del vaccino, in realtà poco c'entra con il vaccino stesso, si tratta di effetti casuali". Spesso, infatti, ci si trova di fronte a effetti totalmente casuali che si verificano in un periodo di tempo ravvicinato alla somministrazione del vaccino e questo spinge molti genitori a pensare che la causa sia stata il vaccino, ma così può non essere.

Si può parlare di reazione avversa al vaccino quando c'è la certezza che il vaccino abbia causato una determinata manifestazione indesiderata. I genitori possono rivolgersi al pediatra o al medico vaccinatore qualora insorgessero sintomi sospetti dopo aver effettuato la vaccinazione. "Gli eventi avversi alla vaccinazione saranno valutati da personale esperto che possa stabilire o meno, attraverso criteri scientifici, se c'è un legame di causa-effetto con la vaccinazione" - spiega Bertino, che poi aggiunge "in Italia è l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) a occuparsi del sistema di segnalazione degli eventi avversi. Noi medici compiliamo alcune schede in caso di reazioni indesiderate che vengono inviate ad AIFA, la quale si occuperà di valutare se realmente sono eventi da associare alla vaccinazione o meno".

Vediamo quindi ora quali sono i sintomi post vaccino che possono insorgere nei bambini.

I possibili sintomi post vaccino

Dopo una vaccinazione possono comparire alcuni sintomi o effetti collaterali, esattamente come può accadere quando assumiamo un farmaco. Solitamente, però, si tende a dare poco peso ai possibili effetti avversi di farmaci comuni come il paracetamolo o gli antibiotici, mentre quando si tratta dei vaccini le possibili reazioni post somministrazione non sono ben tollerate. Per i genitori può essere più difficile accettare i rischi del vaccino perché di fatto stiamo "iniettando qualcosa" in un bambino sano e questo può suscitare dubbi e paure. Le evidenze scientifiche mostrano in realtà che anche qualora il vaccino causasse reazioni avverse, generalmente si tratta di effetti lievi e transitori. Distinguiamo le reazioni in:

  • reazioni locali che comprendono gonfiore, dolore e arrossamento nel punto in cui è iniettato il vaccino;
  • reazioni generalizzate come malessere generale, mancanza di appetito, febbre, pianto, vomito, diarrea, ingrossamento dei linfonodi, puntini sulla pelle del bambino.

"Questo tipo di reazioni – spiega il prof. Bertino – possono verificarsi a distanza di 24/48 ore dal vaccino, ma anche dopo 7 o 10 giorni se si tratta del vaccino contro il morbillo".

Non tutti i bambini manifestano necessariamente una reazione dopo il vaccino, ma in generale quella più comune è la febbre. Cosa bisogna fare allora se il bambino presenta alcune reazioni lievi al vaccino?

Come alleviare i sintomi post vaccino

Generalmente tutte le manifestazioni lievi che si possono verificare in seguito al vaccino si risolvono autonomamente anche senza l'aiuto di farmaci. Se però preferiamo alleviare un disturbo come la febbre o cercare di calmare il bambino che è un po' irrequieto a causa del dolore, possiamo somministrare dell'ibuprofene o del paracetamolo come consigliato anche dalla Guida alle controindicazioni alle vaccinazioni redatta dalle principali società scientifiche che si occupano di salute infantile. Se invece il bambino si lamenta perché la zona dove è stato somministrato il vaccino appare gonfia e arrossata, si può applicare un panno bagnato con acqua fresca o una borsa del ghiaccio, in modo tale da alleviare il dolore.

Come abbiamo visto, non tutti i bambini manifestano reazioni indesiderate dopo il vaccino, motivo per cui i pediatri sconsigliano di somministrare un antipiretico prima della vaccinazione.

Reazioni gravi al vaccino

Ciò che più spaventa alcuni genitori quando si parla di vaccini sono le possibili reazioni avverse, in particolari quelle gravi, ma non dovrebbe essere così. Gli eventi avversi gravi sono talmente rari e del tutto imprevedibili che solo quando sono state somministrate milioni di dosi di un determinato vaccino si possono riscontrare e registrare queste reazioni indesiderate.

Quando parliamo di effetti indesiderati gravi, parliamo di casi definiti rari o molto rari e significa cioè che si verificano in media in un caso ogni milione di dosi di vaccino somministrate. Ecco perché i genitori dovrebbero temere molto più gli effetti della malattia rispetto a quelli del vaccino che la previene.

Tra le reazioni considerate gravi che si manifestano in seguito alla vaccinazione, ma che generalmente si risolvono senza conseguenze per il bambino nel lungo periodo, troviamo:

  • convulsioni febbrili;
  • trombocitopenia: riduzione del numero di piastrine;
  • ipotonia: riduzione del tono dei muscoli;
  • iporesponsività: riduzione della risposta agli stimoli;
  • pianto incontrollabile;

Per quanto riguarda le convulsioni febbrili il prof. Bertino ci tiene a precisare che la colpa non è del vaccino. "Se il bambino ha le convulsioni febbrili non significa che sia stato il vaccino a causarle, ma che siamo di fronte a un bimbo già di suo predisposto alle convulsioni in presenza di stati febbrili".

Raramente possono inoltre verificarsi anche reazioni allergiche gravi che si manifestano entro un periodo di tempo limitato dopo la vaccinazione. "Queste ultime si potrebbero evitare grazie a una accurata anamnesi pre-vaccinale che permette al personale sanitario, grazie ad alcune domande specifiche, di valutare l'idoneità alla vaccinazione". Una buona anamnesi, in effetti, si è rivelata il metodo più efficace per valutare l'ammissione al vaccino.

Infine, allo scopo di garantire una maggiore sicurezza, proprio per via delle possibili reazioni indesiderate, ai genitori dei bambini si chiede di aspettare circa una mezz'ora nell'ambulatorio in cui il bimbo è stato vaccinato. Così se dovessero esserci particolari sintomi post vaccino il personale sanitario può intervenire immediatamente.

Quindi, se le possibili reazioni gravi sono veramente un evento raro, perché alcuni genitori arrivano a pensare che il vaccino sia più pericoloso della malattia che si vuole prevenire? A questo proposito può essere davvero utile confrontare le evidenze scientifiche disponibili riguardo al rischio che una malattia porta con sé con il rischio legato alla vaccinazione per la stessa malattia.

Il rischio del vaccino e il rischio della malattia

Quando si parla di un tema "caldo" come quello dei vaccini, qualsiasi dubbio o timore dei genitori deve essere ascoltato, compreso e mai deriso. "I genitori vogliono solo il bene dei propri figli, ma a volte può capitare che incappino in informazioni scorrette o incomplete riguardanti le vaccinazioni e si facciano quindi delle idee sbagliate, soprattutto oggi in cui dott. Google è saturo di informazioni non controllate" spiega il dott. Bertino.

Ecco quindi che spesso per alcune mamme e papà sia facile sottostimare i possibili danni di una malattia e sovrastimare invece il rischio derivante dalla somministrazione di un vaccino.

Ma vediamo nel dettaglio il rapporto rischio-benefici dei vaccini e di alcune delle malattie prevenibili con la vaccinazione.

Prendiamo come primo esempio il vaccino MPR (morbillo-parotite-rosolia), quali possono essere le reazioni avverse al vaccino? "Tra le reazioni lievi, come per gli altri vaccini, c'è la febbre a cui potrebbe aggiungersi un'eruzione cutanea che può verificarsi a distanza di una settimana/dieci giorni dal vaccino. Tra i rischi più seri derivanti dal vaccino troviamo invece il rischio di un'encefalite o di una reazione allergica severa, ma dobbiamo chiederci questi eventi che probabilità hanno di verificarsi. Si parla di un caso ogni milione di vaccini somministrati".

Proviamo ora a confrontare questi rischi, con il rischio derivante dalle malattie come morbillo, parotite e rosolia.

"Le evidenze scientifiche – spiega Bertino – ci mostrano che quando un bambino contrae il morbillo gli effetti possono essere ben più gravi rispetto a quelli che il vaccino porta con sé". In effetti, i dati parlano chiaro. Il morbillo causa

  • polmonite: 1 caso ogni 20;
  • encefalite: 1 caso ogni 2000;
  • morte: 1 caso ogni 3000

Per quanto riguarda la parotite, invece, abbiamo addirittura 1 caso di encefalite ogni 300. E la rosolia, sebbene meno grave, se contratta a inizio gravidanza provoca rosolia congenita in 1 caso su 4.

"Ci si può rendere conto da questi numeri che il rapporto costi-benefici è tutto a vantaggio del vaccino".

Per completezza, analizziamo ora anche i rischi del vaccino DTP (difterite, tetano, pertosse) con i rischi connessi alle malattie da cui il vaccino protegge.

"Il vaccino contro la difterite, il tetano e la pertosse provoca in 1 caso su 100 un pianto inconsolabile che passa e che può essere calmato con del paracetamolo; in 1 caso su 1750 delle forme convulsive senza alcun danno successivo; in 1 caso su 1 milione di dosi di vaccino può verificarsi un'encefalopatia acuta". A cosa andiamo incontro invece se non effettuiamo questo vaccino?

La difterite causa:

  • morte: 1 caso ogni 20
  • complicanze cardiache: 1/2 casi ogni 20
  • complicanze neurologiche: 2 casi ogni 10

Il tetano provoca la morte in 1/2 casi ogni 10. E, infine, la pertosse può causare una polmonite in circa 2 casi su 10, ed essere letale in un caso ogni 100.

Paragonando i numeri relativi ai rischi di una malattia, con i rischi derivanti invece dal vaccino, dovrebbe essere chiaro che vaccinare i bambini è una delle scelte più sagge che i genitori possano fare nei confronti dei propri figli. Ma se avete ancora qualche dubbio, niente paura, proviamo ad approfondire ancora meglio il perché i vaccini sono davvero sicuri.

I vaccini sono sicuri?

Dipende da cosa intendiamo noi per "sicuri"! "Se noi intendiamo come sicuro un vaccino che non ha alcun effetto collaterale, allora chiaramente nessun vaccino è sicuro, così come nessun farmaco, nessuna pratica medica e nessuna attività umana" afferma il prof. Bertino. "Un vaccino è sicuro quando pur possedendo possibili e rari effetti collaterali questi sono nettamente inferiori ai benefici che derivano dalla somministrazione del vaccino". I possibili effetti collaterali andrebbero sempre confrontati con i rischi della malattia che, come abbiamo visto poco sopra, sono ben più elevati.

Ma come possiamo essere certi che i vaccini siano sicuri? Perché prima dell'approvazione un vaccino deve essere sperimentato per valutarne la tollerabilità, la sicurezza e la capacità di indurre una risposta immunitaria efficace, sia esso somministrato singolarmente o in associazione ad altri vaccini. Dopo l'autorizzazione, i processi di produzione del vaccino vengono accuratamente monitorati e analizzati per garantire a tutti noi vaccini sicuri. La produzione deve infatti rispettare rigidissimi standard indicati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e dall'Agenzia Europea del Farmaco. Infine, anche dopo la commercializzazione vi è un costante rilevamento dei possibili effetti avversi legati alla somministrazione del vaccino, grazie alla raccolta di segnalazioni fatte da operatori sanitari e cittadini.

Cosa fare se si sospetta una reazione avversa da vaccino?

Quando un genitore porta il proprio figlio a fare il vaccino gli operatori sanitari lo informano sulla possibilità che il bambino manifesti sintomi o reazioni avverse e gli suggeriscono quindi come comportarsi nel caso in cui alcuni di questi sintomi si presentassero.

In linea di massima, è buona norma contattare il pediatra o la Pediatria dell'ospedale di riferimento quando il bambino dopo la vaccinazione:

  • ha una temperatura corporea superiore ai 40° (ascellari);
  • è molto debole e pallido;
  • manifesta tremori, contrazioni o scatti improvvisi;
  • piange ininterrottamente per più di tre ore o piange in modo insolito.

Anche qualora l'irrequietezza o il rossore post vaccino non svanissero dopo le 24 ore è consigliabile contattare il pediatra o il servizio vaccinale.

Quando vi è una sospetta reazione avversa ai vaccini operatori sanitari, centri vaccinali e cittadini possono segnalarlo attraverso il sito web www.vigifarmaco.it. Le informazioni verranno poi inviate alla banca dati nazionale dell'Agenzia Italiana del Farmaco (che si occupa appunto della farmacovigilanza). L'AIFA a sua volta condividerà i dati con l'Agenzia Europea del Farmaco e con l'Organizzazione Mondiale della sanità. Grazie alle segnalazioni è possibile intervenire in modo tempestivo e in caso di reazioni sospette ritirare immediatamente il vaccino dal mercato. Nei casi in cui è successo si è poi scoperto che l'allarme era ingiustificato, ma questo ci fa capire che possiamo essere fiduciosi sulla sicurezza dei vaccini in commercio.

Infine, per provare a chiarire ancora un ulteriore possibile dubbio sulla sicurezza dei vaccini, rispondiamo a un'ultimissima domanda: che relazione c'è tra vaccini e autismo?

Vaccini e autismo: una credenza infondata

La storia dell'infondata correlazione tra autismo e vaccini risale al 1998 quando una prestigiosa rivista scientifica (Lancet) pubblicò un articolo del dott. Andrew Wakefield in cui il medico sosteneva che esisteva un legame tra la vaccinazione antimorbillo-parotite-rosolia e l'autismo.

L'ipotesi però si è rivelata priva di evidenze scientifiche. Dopo molti anni, ed altrettanti studi scientifici, Lancet ha deciso di ritirare ufficialmente la pubblicazione. Infatti, non solo non vi era alcuna correlazione tra i due fattori, ma si scoprì anche Wakefield falsificò i dati delle proprie ricerche in quanto fu assunto da un avvocato che si occupava di processi per danni da vaccino, un bel conflitto di interessi insomma.

La realtà è che per quanto si voglia a tutti i costi cercare un colpevole, il vaccino non causa l'autismo, il quale ha basi genetiche e potrebbe essere diagnosticato anche prima della vaccinazione con tecniche adeguate.

Purtroppo, ancora oggi queste teorie vengono usate dai movimenti antivaccinisti per instillare dubbi e paure immotivati nei genitori, tanto che negli anni si sono registrate alcune, seppur piccole, epidemie di morbillo dovute a un calo della vaccinazione MPR.

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