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Terapie intensive pediatriche, come funzionano e come siamo messi in Italia

di Viola Stellati - 18.01.2023 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Terapie intensive pediatriche: come funzionano, a cosa servono e come siamo messi in Italia. Tutto ciò che bisogna sapere

In questo articolo

Terapie intensive pediatriche (TIP)

Sfortunatamente può capitare che alcuni bambini abbiano bisogno di un periodo da trascorrere nelle Terapie intensive pediatriche (TIP). Cosa sono esattamente? Come funzionano? In quali casi sono indicate e, soprattutto, com'è la situazione in Italia? Scopriamo insieme tutto quello che c'è da sapere su questo argomento.

Cosa sono le Terapie intensive pediatriche

Come riportato dall'Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico Umberto I, le Terapie intensive pediatriche sono destinate ai bambini con particolari problemi che abbiano dai primi mesi di vita fino al diciottesimo anno di età. Nel caso di neonati, invece, a disposizione ci sono le Terapie intensive neonatali.

Questi reparti sono quindi pensati per curare i piccoli pazienti e accogliere i loro genitori. Rispetto alle Terapie intensive per adulti, qui ci sono luci meno intense, maggior rispetto del silenzio, incubatrici, pareti decorate e delle aree di riposo per i familiari.

Spesso è a disposizione, inoltre, un servizio di assistenza psicologica. Del resto, vedere il proprio figlio in condizioni gravi è una sofferenza che non ha eguali. Per questo motivo è previsto tale servizio: confrontarsi con un professionista aiuta i genitori e la famiglia in generale.

Quando sono necessarie le Terapie intensive pediatriche e come funzionano

Le Terapie intensive pediatriche sono destinate a tutti quei piccoli che presentano gravi insufficienze cardio-respiratorie e traumatologia maggiore. Come sottolinea la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS - Università Cattolica del Sacro Cuore, in queste sedi vengono trattati anche piccoli pazienti con gravi intossicazioni e condizioni infettive, così come coloro che necessitino di monitoraggio e trattamento intensivo postoperatorio.

A livello generale, queste strutture dispongono di tecnologie d'avanguardia in grado di fornire tutte le tipologie di supporto ventilatorio e di monitoraggio neurofisiologico ed emodinamico avanzato.

Le Terapie intensive pediatriche effettuano assistenza per i piccoli:

  • immunodepressi;
  • tracheostomizzati;
  • con gravi patologie emato-oncologiche;
  • con patologie respiratorie croniche;
  • affetti da patologie neuromuscolari.

Come siamo messi in Italia

Durante il 76esimo congresso della Società italiana di Pediatria (SIP) avvenuto nel maggio 2022, è stato sottolineato che in Italia le Terapie intensive pediatriche sono troppo poche: 23 in tutto il Paese per un totale di 202 letti.

In sostanza, c'è una media di tre posti ogni milione di abitanti.

Ma non è finita qui. Sembrerebbe, infatti, che le Terapie intensive pediatriche non solo siano poche, siano anche di piccole dimensioni e distribuite in maniera non omogenea sul territorio nazionale.

La Liguria, per esempio, conta una media di 10,6 terapie pediatriche, la Puglia si ferma a due, mentre altre regioni come Valle d'Aosta, Trentino-Alto Adige, Umbria, Abruzzo, Sardegna, Molise e Basilicata, sono completamente sprovviste.

Necessario un intervento del Governo

Sempre secondo la Società italiana di pediatria, è necessario un intervento del Governo. Soprattutto in questi primi periodi nel 2023 si stanno registrando accessi record nei Pronto soccorso in tutta Italia e alcuni ospedali sono in difficoltà.

In particolare, le pediatrie fanno fatica a causa delle tante infezioni da virus respiratori nei bambini, specie le bronchioliti da Virus Respiratorio Sinciziale, che stanno colpendo in particolare i piccoli sotto l'anno di vita.

Purtroppo, la contemporanea circolazione di altri virus come influenza, adenovirus e Covid, rende la situazione ancor più complessa.

A scatenare preoccupazione c'è anche la questione che, oltre al sottodimensionamento delle Terapie intensive pediatriche, in Italia vi è un'assenza di un codice ministeriale che le identifichi in maniera precisa che è però presente in tutte le altre discipline assistenziali del Paese. Una condizione che rende molto difficile stimare il loro numero esatto.

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