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Test per le allergie dei bambini: tutto ciò che bisogna sapere

di Francesca De Ruvo - 18.03.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
I test per le allergie servono a confermare o meno una sospetta allergia nel bambino. Ne esistono di vari tipi, ma non tutti sono ugualmente affidabili

Negli ultimi vent'anni le allergie si sono diffuse sempre più, tanto che la percentuale di bambini allergici in Italia è passata dal 7 al 25%, in pratica 1 bambino su 4 può avere una forma di allergia. L'allergia è una reazione dell'organismo che si verifica quando il nostro sistema immunitario scambia una sostanza tipicamente innocua (allergene) per un agente aggressivo da combattere.

Pollini, acari della polvere, latte, uova e frutta a guscio sono solo alcuni degli allergeni più comuni fra grandi e piccini che possono causare sintomi più o meno gravi. Per essere certi che si tratti di un'allergia esistono degli appositi test per le allergie, ma non sono tutti uguali e, soprattutto, non tutti sono affidabili. Ecco allora che la Prof.ssa Viviana Moschese, Direttore dell'Unità di Immunopatologia e Allergologia Pediatrica del Policlinico Tor Vergata di Roma, viene in nostro soccorso e ci aiuta a fare chiarezza sul tema dei test per le allergie dei bambini.

In questo articolo

Allergie e intolleranze non sono la stessa cosa

"La differenza tra le allergie e le intolleranze è importantissima, anche se spesso si fa molta confusione tra questi due termini" dice la Prof.ssa Moschese. "Quando parliamo di allergia intendiamo una reazione che è immunomediata, prevede cioè un meccanismo immunologico".

Le allergie

Cosa significa precisamente? Se il bambino è allergico a qualcosa, il suo organismo reagisce in modo eccessivo contro una determinata sostanza solitamente innocua per le altre persone. Questa sostanza prende il nome di allergene. Così, quando per la prima volta l'organismo entra in contatto con l'allergene, il sistema immunitario produce una grande quantità di immunoglobuline E (IgE), un particolare tipo di anticorpi. Le volte successive quegli anticorpi di tipo IgE specifici per quell'allergene si attivano e favoriscono il rilascio di sostanze infiammatorie che causano prurito, gonfiore, rinite e altri sintomi tipici dell'allergia.

Le manifestazioni allergiche possono essere lievi, con reazioni limitate fino a molto gravi come lo shock anafilattico (soprattutto nel caso delle allergie alimentari, da farmaci, da veleno di imenotteri)

Le intolleranze

Nel caso delle intolleranze, invece, il sistema immunitario c'entra ben poco perché non viene coinvolto. L'esempio classico è quello dell'intolleranza al lattosio, ormai molto comune, in cui i sintomi che il bambino presenta dipendono dalla mancanza di un particolare enzima necessario per metabolizzare questa sostanza.

Gli allergeni: quali sono i più comuni

I responsabili delle allergie possono essere molteplici e non sempre è facile individuarli. "Gli allergeni– spiega Moschese – possono essere principalmente di due tipi:

  • inalanti: come gli acari della polvere, muffe e i pollini delle piante e degli alberi (responsabili delle allergie stagionali, soprattutto in primavera);
  • alimentari: nei primi due anni di vita del bambino sono comuni le allergie alle proteine del latte e dell'uovo. Poi con il tempo si fanno strada altre allergie come quelle verso le proteine del pesce, arachidi e frutta a guscio".

In generale, gli allergeni più comuni sono:

  • pollini;
  • acari della polvere;
  • proteine del latte
  • proteine dell'uovo;
  • arachidi
  • frutta a guscio;
  • pesce/crostacei;
  • peli degli animali.

Quando il bambino entra in contatto con l'allergene si verifica la reazione allergica che può manifestarsi in vario modo.

Come si manifestano le allergie

Le manifestazioni allergiche possono essere di tipo respiratorio, gastrointestinale e/o cutaneo a seconda di come si manifestano.

"Le allergie di tipo respiratorio possono comportare rinite, congiuntivite, asma, mentre le forme di allergia cutanea si manifestano con orticaria, reazioni pruriginose, angioedema, dermatite atopica. Quando invece la manifestazione allergica è di tipo gastrointestinale, i sintomi tipici sono scarso accrescimento nei più piccoli, oltre a vomito e diarrea. In alcuni casi si può arrivare anche allo shock anafilattico" dice la Prof.ssa Moschese.

Se il bambino presenta uno o più sintomi come l'asma che fanno sospettare un'allergia, è il caso di parlarne subito con il pediatra che indirizzerà i genitori verso un allergologo pediatrico.

Come si diagnosticano le allergie

Lo specialista, in questo caso l'allergologo pediatrico, potrà eseguire degli specifici test per le allergie. "Prima, però, è sempre necessario valutare attentamente tutto il quadro clinico, partendo da una anamnesi approfondita che includa anche la storia familiare. Infatti, se entrambi i genitori sono allergici c'è un aumentato rischio che anche il bambino sia allergico. Alla comparsa di un'allergia contribuiscono fattori genetici e ambientali che devono essere considerati nella valutazione del bambino allergico", afferma Moschese.

Una volta che viene sospettata una condizione di allergia, si procede con i test diagnostici che vanno a valutare se il bambino ha una sensibilizzazione allergica. Attenzione però, non tutti i test esistenti sono davvero validi.

I test per le allergie non sono tutti uguali

La diagnosi dell'allergia si avvale di alcuni specifici test:

  • lo Skin Prick Test;
  • la ricerca delle IgE specifiche nei confronti dell'allergene che si sospetta (o Rast test);
  • il test in vivo di scatenamento orale (Challenge test per le allergie alimentari);
  • la ricerca delle IgE specifiche molecolari.

Questi sono i test da utilizzare in quei bambini che potrebbero avere un'allergia respiratoria o alimentare. "Anche il dosaggio delle IgE totali può essere utile, ma non ha un valore altamente predittivo, al massimo potrebbe dirci se c'è una predisposizione a manifestazioni allergiche", spiega la Prof.ssa Moschese.

Lo Skin Prick Test

"Lo Skin Prick Test rappresenta il test di prima scelta per confermare il sospetto clinico di un'allergia IgE mediata sia da alimenti che da inalanti". Lo Skin Prick Test si esegue sulla pelle del bambino, più precisamente sulla superficie interna dell'avambraccio. 

COME SI ESEGUE: "Si applicano delle goccioline di allergene e, attraverso delle singole lancettine sterili, si punge la cute in corrispondenza di ogni gocciolina per valutare la sensibilizzazione all'allergene che vogliamo testare" spiega la Prof.ssa Moschese. Dopo una ventina di minuti si può valutare la reazione: in caso di allergia compare un piccolo rigonfiamento simile ad una punturina d'insetto. È un test molto semplice e anche relativamente economico.

CARATTERISTICHE: Lo Skin Prick Test è sicuro, si può eseguire a qualsiasi età, ma soprattutto dà risultati affidabili. Per valutare la correttezza del test si applica in un punto della pelle della soluzione fisiologica (controllo negativo) e in un altro punto si utilizza una goccia di istamina diluita (controllo positivo). Si possono testare contemporaneamente più allergeni (sia inalanti che alimentari), a seconda della storia clinica e dell'età del bimbo.

Per eseguire lo Skin Prick Test è necessario sospendere, almeno una settimana prima dell'esame, l'uso degli antistaminici.

In alcune condizioni, invece, al posto dello Skin Prick Test l'allergologo potrebbe decidere di eseguire il test in vitro con il dosaggio delle IgE specifiche.

La ricerca delle IgE specifiche o Rast test

"Questo esame è un po' più invasivo per il bambino perché si effettua tramite il prelievo di sangue, è più dispendioso e bisogna aspettare un po' più di tempo per i risultati, ma in alcuni casi si preferisce usare questo test" dice la Prof.ssa Moschese.

CARATTERISTICHE: La ricerca delle IgE specifiche si basa sul presupposto che una persona allergica a una sostanza presenti nel sangue degli anticorpi specifici. Si ricercano e si dosano le IgE specifiche nei confronti degli allergeni sospettati. "Questo test è un esame di secondo livello che si effettua in determinati casi:

  • quando i risultati del Prick Test non riflettono la storia clinica (possibile falso negativo);
  • in presenza di dermografismo cutaneo o dermatite estesa (possibile falso positivo)
  • quando la terapia a base di antistaminici non può essere sospesa;
  • quando vi è una storia recente di anafilassi".

Il test in vivo di scatenamento o Challenge test

Il test in vivo di scatenamento (Challenge test) è il test di elezione per la diagnosi di allergia alimentare.

CARATTERISTICHE: il test si esegue somministrando al paziente, a dosi crescenti, l'alimento verso cui si sospetta un'allergia e viene considerato positivo quando compaiono sintomi dopo l'assunzione (viene dimostrata in vivo l'allergia alimentare). Questo tipo di test potrebbe provocare reazioni anche gravi come lo shock anafilattico, motivo per cui deve essere eseguito in sede ospedaliera in presenza di personale esperto nella gestione di eventuali reazioni.

La diagnostica innovativa molecolare: la ricerca delle IgE specifiche molecolari

Si tratta di un test di più recente introduzione che non sempre però viene utilizzato nel modo corretto. "Oggi – spiega la Prof.ssa Moschese – possiamo fortunatamente dosare anche le IgE specifiche molecolari, un avanzamento rispetto al tradizionale dosaggio delle IgE specifiche, che ci consente di sapere esattamente qual è la proteina allergenica". Come ci tiene a precisare Moschese, "si tratta di un gran passo avanti, ma non può essere considerato un test di prima scelta da usare come esame di routine". La ricerca delle IgE specifiche molecolari deve essere sempre richiesta dallo specialista per una corretta interpretazione, soprattutto per le allergie alimentari. Insomma, si tratta sicuramente di un test di ultima generazione, più costoso, ma non per forza il più indicato e spetterà quindi all'allergologo valutare caso per caso se utilizzarlo o meno.

Quelli elencati finora sono tutti i test ritenuti validi e quindi approvati dalla comunità scientifica. Purtroppo, però, ne esistono molti altri in commercio che vengono spacciati per "affidabili" quando in realtà sono del tutto inutili se non pericolosi.

I test per le allergie: di quali non bisogna fidarsi

"Ad oggi esistono davvero fin troppi test che non sono stati validati e che sono inutili per la diagnosi delle allergie. Questi test sono generalmente molto costosi, sia in termini economici, sia per il disagio che causano alla famiglia. Spesso in seguito a questi esami si mettono a dieta i bambini eliminando fattori nutrizionali fondamentali, provocando così effetti deleteri sulla salute dei più piccoli".

Tra quelli da evitare come riportato dalla Società Italiana di Allergologia ed Immunologia Pediatrica:

  • il test di provocazione-neutralizzazione sublinguale;
  • il test citotossico;
  • il test sulle IgG del sangue;
  • il test kinesiologico;
  • il test del capello;
  • il Vega test;
  • esami vari su saliva, urine e feci.

Se qualche "specialista" vi propone uno di questi esami per verificare la presenza o meno di un'allergia nel vostro bambino, meglio lasciar perdere ed evitare un inutile spreco di denaro. Tutti questi test utilizzati per la diagnosi delle allergie non hanno alcuna base scientifica dimostrata che ne giustifichi l'utilizzo. Anzi, come affermato poco sopra dalla Prof.ssa Moschese, questi test potrebbero portare all'inutile esclusione di alcuni alimenti essenziali per i bambini o, in caso contrario, al mancato riconoscimento di una vera allergia che potrebbe mettere in pericolo la salute di bambini e ragazzi.

Fonti utilizzate per l'articolo:

- Consulenza della Prof.ssa Viviana Moschese, Direttore dell'Unità di Immunopatologia e Allergologia Pediatrica del Policlinico Tor Vergata di Roma;

- Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica (SIAIP), "Perchè i test allergologici alternativi disponibili in farmacia sono inutili";

- Istituto Superiore di Sanità, Allergia

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