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Vaiolo delle scimmie: cosa sappiamo e se preoccuparsi

di Elena Berti - 23.05.2022 - Scrivici

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Fonte: shutterstock
Vaiolo delle scimmie, cosa bisogna sapere: che cos'è, come si diffonde, quali sono i sintomi e le conseguenze e se esiste un vaccino

Vaiolo delle scimmie, cosa bisogna sapere

Adesso che finalmente ricominciavamo a vivere, che stavamo dicendo addio alle mascherine e che i lockdown e la dad sembravano solo un lontano ricordo, ecco che arriva un nuovo virus che preoccupa tutti. Si parla tantissimo del vaiolo delle scimmie, ma quali sono davvero i rischi?

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Vaiolo delle scimmie, cosa sappiamo fino a oggi

In questi anni di pandemia, tra gli scontri più importanti c'è stato ovviamente quello tra no vax e pro vax, cioè tra le persone che pensavano inutile se non pericoloso il vaccino contro il Covid e chi invece non vedeva l'ora di vaccinarsi per poter tornare alla normalità. I numeri sembrano dare ragione ai secondi, e non è la prima volta: il vaiolo stesso è stato debellato grazie ai vaccini, che infatti non vengono più somministrati. 

Come mai c'è il vaiolo delle scimmie, allora? Questo è soltanto simile al vaiolo umano, si tratta di un poxvirus che infetta le scimmie e molto raramente l'uomo. Non si tratta di un'infezione nuova: casi sono stati individuati già a partire dal 1970. Ma soltanto all'inizio del 2022 se ne è ritornati a parlare, col primo caso segnalato a Roma a maggio. Ma come si riconosce?

Sintomi del vaiolo delle scimmie

Il vaiolo delle scimmie si trasmette attraverso il contatto diretto con fluidi corporei di una persona infetta: le famose goccioline respiratorie, ma anche saliva, lesioni della pelle, sangue, probabilmente anche rapporti sessuali. I primi sintomi si manifestano tra i 7 e i 17 giorni dal contagio e solitamente sono febbre, dolori muscolari e articolari, cefalea, linfoadenopatia ed eruzioni cutanee circoscritte ma diffuse. Quando queste eruzioni diventano pustolose in genere c'è un peggioramento. 

La diagnosi è per lo più clinica, ma vengono effettuati dei test (cutanei e/o del sangue) per rilevare il contagio.

È vero che si tratta di un virus che si conosce ormai da alcuni decenni, compresa la sua manifestazione negli uomini che in genere si risolve facilmente, ma quel che appare strano oggi è come i contagi si stiano diffondendo. 

Fino a oggi i casi scoperti sono stati tenuti sotto controllo con farmaci anti-virali e tutti i casi si sono risolti, anche quelli con conseguenze più serie, con la guarigione. Non si registrano, infatti, decessi di persone contagiate negli ultimi tempi in Europa. 

Le persone vaccinate - quindi i nati prima degli anni Ottanta, quando il vaiolo umano non era stato ancora debellato - hanno più possibilità di avere una forma leggera, ma anche chi non è vaccinato solitamente ha una prognosi di un paio di settimane, al massimo tre. 

Nei paesi in cui il monkeypox - il vaiolo delle scimmie - è più diffuso, cioè in Africa Occidentale, il tasso di mortalità è dell'1%.

Per adesso non c'è allarme, ma più scienziati hanno allertato sul fatto che i cambiamenti climatici avranno delle conseguenze anche sulla diffusione e la mutazione dei virus e delle conseguenti pandemie. 

FONTI

Vaiolo delle scimmie (Monkeypox) 

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