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"Skullbreaker Challenge", la sfida violenta che preoccupa i genitori

di Sara De Giorgi - 20.02.2020 - Scrivici

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Fonte: shutterstock
La nuova sfida violenta che si sta diffondendo tra gli adolescenti si chiama "Skullbreaker Challenge": si tratta di un "gioco" pericoloso portato avanti da due ragazzini complici ai danni di una terza vittima ignara, che viene fatta cadere a terra. Il fenomeno è diventato virale e molti genitori stanno iniziando ad allarmarsi. Abbiamo intervistato lo psicologo psicoterapeuta Matteo Lancini, presidente della Fondazione Minotauro, che ci ha spiegato che la causa di ciò è nel sistema errato e attuale di valori, nell'eccessiva importanza che si dà alla popolarità e che occorre, per rimediare, trovare urgentemente dei modelli educativi alternativi.

Una nuova e violenta sfida si sta diffondendo lentamente tra i ragazzini. Si tratta del fenomeno "Skullbreaker Challenge", lanciato sul social network TikTok e diffusosi in brevissimo tempo. In questo caso, chi partecipa al "gioco" non è consapevole dei rischi che affronterà, ma è una vittima ignara di quello che gli sta per accadere.

Che cosa è la "Skullbreaker Challange"

Il fenomeno ha già messo in allarme moltissimi genitori. La sfida si articola nel modo seguente: due ragazzini, che sanno come si articola il "gioco" e che sono complici, coinvolgono un terzo coetaneo, ignaro di tutto. I tre, in seguito, compiono un salto alternandosi e, quando arriva il turno del giovane al centro, i due complici gli fanno una sorta di sgambetto, spingendo in avanti le sue gambe e facendolo cadere a terra. La vittima cade a terra di schiena: il rischio più grave è che questo genere di impatto può essere davvero violento e il ragazzino può battere fortemente la testa. 

Abbiamo intervistato lo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini, presidente della Fondazione Minotauro, che ci ha spiegato le motivazioni dietro a un simile fenomeno, identificando la causa primaria non negli adolescenti, ma nel sistema di valori errato che caratterizza la società contemporanea e che coinvolge prima di tutto gli adulti.

Ragazzi che fanno male a coetanei consapevolmente: perché ciò avviene?

Il dottor Matteo Lancini ha spiegato che, come questa, ci sono molte altre vicende simili che coinvolgono i giovanissimi. La prima cosa da mettere in evidenza al riguardo è che in una società come quella di oggi, pur di avere successo, si è disposti a tutto.

«Oggi qualsiasi tipo di modalità espressiva esagerata degli adolescenti, che passa magari da TikTok o da Instagram o da Internet, è frutto di una società in cui l'immagine, la popolarità, il successo vengono prima del contenuto.

Sui quotidiani, ad esempio, nelle trasmissioni televisive, nei festival, ecc., chi fa la cosa più bella e vince viene annullato da chi è magari ultimo e fa "numeri pazzeschi": in seguito, la televisione parla solo di chi ha fatto il "numero", dimenticandosi di chi è arrivato primo. L'importante, attualmente, è fare audience, sia nel caso in cui si stia rompendo una regola sia nel caso in cui si ci si stia comportando in maniera sbagliata. 

Dunque, non esiste più l'etica e non ci sono più regole. Fondamentale è capire come gli adulti possano iniziare a proporre modelli di identificazione alternativi. Tutti si chiedono come mai gli adolescenti facciano cose spericolate pur di diventare popolari. Ciò avviene perché la stampa, i social, i media, ecc., da un certo punto in poi, non hanno posto più limite alla popolarità. Oggi si finisce in prima pagina per aver fatto cose terribili. Come mai la popolarità è diventata più importante della vita e del benessere dei nostri figli e dei nostri studenti?

Occorrerebbe cambiare i modelli: ma, poiché è difficile - per gli adulti - interrogarsi e mutarli, si continua a pensare che esistono adolescenti strani e che è colpa di TikTok o di Internet. O meglio, sicuramente questi ultimi hanno un'influenza negativa, ma il problema serio è quello dei modelli proposti dagli adulti. Abbiamo creato una società in cui competizione, successo, popolarità vengono prima di qualsiasi contenuto».

Quali sono i campanelli d'allarme?

Secondo il dottor Lancini, a volte è difficile rendersi conto di ciò che sta accadendo ai propri figli poiché possono avere facilmente una vita parallela. 

«La cosa opportuna da fare è chiedere loro come stanno e cosa fanno, instaurare con loro un dialogo. Occorre educare al digitale a scuola. I genitori dovrebbero chiedere ai loro figli non solo cosa i ragazzi fanno scuola dal punto di vista disciplinare, ma soprattutto cosa fanno in Internet. È opportuno che gli adulti educhino i ragazzi a un uso consapevole di Internet e che chiedano loro costantemente cosa fanno. I ragazzi non parlano se non si chiede loro cosa accade.

Si crede che basti soltanto controllare e vietare l'uso al cellulare a scuola: non è così. È necessario che la famiglia apra un canale comunicativo con i figli e che la scuola e la famiglia stessa educhino al digitale», ha spiegato l'esperto.

Servono modelli educativi alternativi

«La cultura attuale ha alcune esagerazioni e ha origine da modelli di identificazione proposti da adulti. Gli adolescenti, pur di non fallire, rischiano la vita, compiono atti estremi, fanno qualsiasi cosa pur di diventare popolari. Questo tema è drammatico. Bisogna trovare modelli educativi alternativi, che partano dagli adulti stessi e in cui ci si deve interrogare su ciò che non funziona: è un compito difficile che riguarda tutti», ha chiarito Lancini.

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