Home Bambino Tempo libero

Parlare di guerra ai bambini, perché è giusto

di Sara De Giorgi - 19.05.2024 - Scrivici

bambina-e-guerra
Fonte: Shutterstock
Perché è giusto parlare di guerra ai bambini? Come farlo? A questa e ad altre domande ha provato a rispondere Nico Piro, giornalista ed inviato di guerra, nel suo ultimo libro.

In questo articolo

Cos' è la guerra? Perché si fa se è la cosa più brutta che esista? A chi conviene? Cosa spinge gli uomini a fare la guerra?

A queste ed altre domande ha provato a rispondere Nico Piro, giornalista ed inviato di guerra, nel libro Se vuoi la pace conosci la guerra (HarperCollins, età di lettura: da 6 anni), con l'intenzione di aiutare bimbi e bimbe, ragazzi e ragazze, ma anche parenti e insegnanti, a capire meglio quello che succede nel mondo, offrendo alcuni strumenti utili a diffondere sempre di più la cultura della pace, unica salvezza per il mondo.

Nico Piro è stato testimone di numerose guerre perché di mestiere fa l'inviato speciale del TG3. Giornalista dal 1989, si è occupato di aree di crisi e zone di guerra. Vincitore di numerosi premi giornalistici, autore di vari libri e documentari, Piro prova a dare voce a chi non ha voce.

Lo abbiamo intervistato chiedendogli del suo libro e alcuni validi consigli su come affrontare il tema della guerra con i più piccoli. 

Parlare di guerra a bambini e ragazzi, perché è giusto

Nico Piro ha chiarito che è giusto parlare di guerra con i bambini perché «nell'era dell'iperinformazione è una pia illusione credere di poter isolare i più piccoli dal flusso delle notizie: le sbirciano mentre noi guardiamo il tg o consultiamo le news on line, le ascoltano mentre in auto guidiamo con la radio accesa, le vedono persino quando vanno per la merenda al bar con la tv sintonizzata su un canale all news, ne sentono parlare in strada o in autobus.

È un'informazione, questa che arriva a bambine/i, chiaramente frammentaria e che quindi non aiuta, anzi rischia di avere un effetto opposto (più dubbi, più paure, più incertezze). Io invece credo che ai bambini si può e si deve parlare di tutto, certo con il linguaggio e nel modo giusto.

Ne sono fermamente convinto da papà (di Alex, 11, e Caterina, 8 anni) che per via del suo lavoro ha messo i propri figli sin da subito di fronte ai drammi del mondo pur non volendolo (ci ho provato a non dire loro dove andavo e perché!) e quindi ha capito che bisognava non negare né nascondere ma parlare.

Il mio libro Se vuoi la pace, conosci la guerra è uno strumento al servizio di genitori, parenti in genere, educatori, educatrici, insegnanti, bambine/i, ragazze/i. Serve proprio a rispondere a domande difficili ma che i più piccoli ci fanno e si fanno, inevitabilmente in questo tragico tempo presente in cui la guerra è diventata argomento di discussione quotidiana».

Come spiegare la guerra ai bambini

«Il mito della guerra bella va smontato da quando si forma, cioè da bambini, quando si gioca alla guerra (spade di plastica, soldatini, videogiochi...), pensando che è un gioco divertente.

Nessuno ai più piccoli però dice che la guerra dei grandi non è un gioco né si fa per gioco. A bambini/e va raccontato che la guerra è morte, distruzione e sofferenza e che va evitata con tutte le nostre forze a cominciare dal quotidiano dalla partita di calcio al gruppo di lavoro a scuola.

Esercitarsi a frenare prima di accelerare, a capire prima di condannare, a fare pace prima di reagire. Ricordare che nei giochi di guerra ci sono soldati, super soldati, eroi che si sfidano con armi magnifiche, ma mancano le vere vittime delle guerre cioè i civili, quelli presi nel fuoco incrociato e uccisi o uccisi da innocenti».

In guerra ci sono dei buoni però... chi sono?

«Nella visione tradizionale della guerra ci sono buoni e cattivi. In realtà i buoni sono i "nostri" cioè quelli per i quali noi "tifiamo", è un punto di vista parziale che ci impedisce di vedere la questione: in guerra sono tutti cattivi perché in guerra si va per ammazzare.

Eppure dei veri buoni ci sono, per esempio quelli che lasciano la sicurezza delle loro case per andare dall'altra parte del mondo a rischiare la vita per portare aiuto. Penso, per esempio, a medici, infermieri e personale di Emergency».

A chi conviene la guerra? E a chi no?

«La guerra ha sponsor, la pace no. La guerra ha sponsor perché genera profitti enormi che vengono reinvestiti per alimentare il ciclo delle guerre.

Nel 2023, l'essere umano ha speso 2400 miliardi per comprare armi, cioè strumenti per ammazzare altri esseri umani. Sulla pace non investe nessuno invece perché conviene a tutti. Un po' come il giardino pubblico che è utile a tutti, ma di cui nessuno si prende cura perché lo si dà per scontato».

Come spiegare ai bimbi che "scappare" dalla guerra è difficile?

«Il libro è scritto cercando l'interazione con bambine/i. Su questo tema per esempio io propongo ai lettori di fare un gioco: prendete il vostro zaino e riempitelo delle cose che vorreste portare via in caso di fuga, mettetecele dentro, poi guardatevi intorno per capire che cosa vi siete lasciati dietro, che cosa non avete potuto prendere, cose che probabilmente non vedrete mai più.

Fuggire non è mai la prima scelta in guerra perché si è legati alla propria terra, il gioco dello zaino aiuta a rendersene conto».

Come spiegare che cosa sono i migranti?

«Immaginandosi di dover fuggire all'improvviso per non morire e spiegando che bambine/i della stessa età di quelli a cui è destinato il mio libro (6-12 anni) lo stanno facendo, stanno scappando proprio ora, adesso, da qualche parte nel mondo.

Ne ho visti troppi da ricordarmene il nome, ma questo non mi impedisce di chiedermi sempre chissà dove sono e se ce l'hanno fatta».

Quando ti sei reso conto che era il momento di parlare di guerra ai tuoi figli?

«Mia moglie era al sesto mese di gravidanza e mio figlio Alex aveva due anni e mezzo. Sono partito per la Sierra Leone per testimoniare l'epidemia di Ebola, con un accordo: "Ad Alex diciamo solo che sei al lavoro".

Quattro giorni dopo mio figlio mi ha chiesto: "Perché non ti fanno uscire da Saxa Rubra?". Specifico che a Saxa Rubra, alla periferia nord della capitale, c'è il centro di produzione Rai delle news.

Pensava io fossi bloccato in redazione a Roma chissà per quale arcano motivo. Lì ho capito che era meglio dirgli la verità, affrontare le questioni piuttosto che lasciare crescere in lui dubbi e fantasmi.

Non è stato un percorso facile per me come papà: penso per esempio al lavoro durante il Covid quando io ero sempre in giro e loro chiusi in casa quindi pieni di domande e paure. Ma lo rifarei cento volte, credo che i miei bambini stiano crescendo consapevoli dei mali del mondo ma con la speranza e la voglia di cambiare le cose», conclude Nico Piro.

Come parlare di guerra a scuola

«Sicuramente sono gli insegnanti a fare la differenza nelle scuole. Quando i docenti creano un clima di confronto in classe e introducono anche elementi legati alla storia, ma con punti di vista diversi o che vengono dalla cronaca, creano un ambiente ricettivo.

In genere quelli che mi invitano sono insegnanti che hanno a cuore il pensiero critico, ed io mi sento privilegiato. Cito una delle ultime esperienze: presso un istituto di San Giovanni Totolo ho trascorso 2 ore circa con 250 bimbi in presenza e una cinquantina collegati da un altro plesso. È stato molto bello. La chiave per comunicare con i più piccoli è l'interazione, io ho voglia di interagire con loro e di ascoltare quello che i bambini hanno da chiedere.

Nel 2019 a Salerno ho fatto due presentazioni: una prima per i bimbi, e l'altra per gli adulti. Durante la prima presentazione i genitori mi hanno lasciato i bimbi, ma non sono andati via: sono rimasti e in quel momento ho capito la preoccupazione.

Ho disposto i bimbi in modo tale che non guardassero i genitori, anche se io comunque li potevo osservare, ed ho parlato ai piccoli della guerra. Alla fine tutti mi hanno ringraziato. Essere genitori è complicato. Io ho cercato semplicemente di capire come potevo essere utile ad un genitore». 

Fonte: Nico Piro

Crea la tua lista nascita

lasciandoti ispirare dalle nostre proposte o compila la tua lista fai da te

crea adesso

TI POTREBBE INTERESSARE

ultimi articoli