Viaggi in famiglia

Macugnaga, la leggenda dei Gotwiarghini

Di Ettore Pettinaroli
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28 Aprile 2014
Nella vallata di Macugnaga , ai piedi del Monte Rosa, vivono ancora oggi i Gotwiarghini. Sono dei buffi gnomi alti all'incirca mezzo metro con i piedi palmati e rivolti all'indietro. I bimbi ameranno queste favolose creature.
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Nella vallata di Macugnaga , ai piedi del Monte Rosa, vivono ancora oggi i Gotwiarghini. Sono dei buffi gnomi alti all'incirca mezzo metro con i piedi palmati e rivolti all'indietro. Naturalmente non calzano scarpe, ma sono ugualmente grandi camminatori e velocissimi nella corsa. Vestono abiti coloratissimi e un cappello azzurro appuntito cosparso di campanelline, una per ogni anno d’età.

Poiché di solito vivono molto a lungo alcuni sono completamente coperti di queste campanelle, così non è difficile avvertire la loro presenza. I Gotwiarghini sono instancabili (il loro nome significa “buon lavoratore”) e molto ingegnosi: si dice per esempio che siano stati loro a insegnare agli abitanti degli alpeggi come lavorare il latte delle mucche e ricavarne burro e formaggi. Tanto lavoro ha permesso loro di accumulare enormi ricchezze che nascondono in profonde caverne situate nei luoghi più inaccessibili. Però sono anche generosi e fanno un sacco di regali a chi gioca con loro, a quelli che non si arrabbiano per i loro scherzi e alle persone che li trattano bene e li rispettano.

 

Una leggenda racconta che una giovane mamma chiese a un gotwiarghino di fare da padrino al bimbo che aveva appena partorito. La donna sapeva che era molto ricco e sperava in un generoso regalo per il figlio. Lo gnomo accettò con piacere e fece trovare nel posto prestabilito un vestitino per il neonato con le tasche piene di carbone. La donna ringraziò e s'incamminò verso casa. Strada facendo per non portare un carico inutile e che poteva macchiare l’abitino gettò il carbone. Una volta giunta a destinazione ne era rimasto un solo pezzetto in una tasca che però si era trasformato in una pepita d’oro. La donna tornò sui suoi passi per cercare i pezzi che aveva buttato, ma questi erano spariti. Naturalmente si disperò, ma aveva sottovalutato la generosità dello gnomo. Questi infatti ne depositò uno all'anno sul davanzale della finestra del suo figlioccio (sempre nella notte del 31 ottobre) per tutto il tempo in cui questi visse.

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