Bimbi in viaggio

Piemonte, scoprire la Val Vigezzo insieme ai bambini

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22 Novembre 2012
Una giornata in Val Vigezzo insieme ai bambini. Scopriremo insieme alla nostra famiglia reporter, Masera, Santa Maria Maggiore e Craveggia
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Un'intera giornata decidiamo di dedicarla a visitare paesini e attrazioni della Valle Vigezzo, chiamata anche Valle dei Pittori, per una antica tradizione di artisti locali che in passato hanno immortalato questi luoghi.

Con il nostro bimbo non è possibile fare programmi 'rigidi', occorre seguire un po' le sue esigenze (ricerca di parchi giochi attrezzati, al primo posto!).

Partiamo, dunque, al mattino (dalla Valle Anzasca direzione Domodossola) e ci organizziamo per fare un pic-nic che Aris adora (miracolo: c'è un po' di sole!).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Facciamo una prima sosta a Masera che segna l'ingresso nella Valle Vigezzo e, proprio all'inizio del paese, ammiriamo l'antico Oratorio di Sant'Abbondio (XI secolo, ora sconsacrato), esempio dello stile romanico.

 

 

 

Continuiamo a piedi e, vicino al Municipio, troviamo un bel giardino ombroso, circondato da grandi alberi, con scivolo, altalene e corde per arrampicarsi... Naturalmente, la sosta è d'obbligo e dura perfino troppo!

Convinciamo Aris e proseguiamo costeggiando il fiume Melezzo Occidentale verso Druogno e Santa Maria Maggiore. Ci fermiamo brevemente all'ufficio turistico di Druogno, dove una ragazza gentile ci riempie di depliant e ci informa (con aria un po' afflitta) che ora, fuori stagione, alcune attrazioni turistiche per famiglie sono chiuse. In particolare, si riferisce al 'fiore all'occhiello' del paese: il Parco di Educazione Stradale, aperto da marzo a ottobre.

 

 

 

 

 

 

Non importa, il tempo stringe e vogliamo arrivare a Santa Maria Maggiore, una località dall'atmosfera elegante, con viuzze di ciottoli, edifici signorili, caffè e negozi di artigianato (ceramiche della Val Vigezzo, tessuti di lana di capra, specialità gastronomiche).

 

 

 

Proprio in centro, nel parco di un palazzo del Settecento, Villa Antonia, si trova il Museo dello Spazzacamino (inaugurato nel 1983 e rinnovata nel 2005). Qui si racconta attraverso oggetti, abiti, foto e attrezzi la storia di questo duro mestiere e dei bambini della valle, costretto a farlo. Io ci sono già stata e a me la visita è piaciuta ma non sono certa che il percorso possa coinvolgere più di tanto il mio esigente 3enne (in questa fase, molto interessato ai musei di storia naturale o scienza). Non so, insomma, se la figura dello spazzacamino possa attrarre un bimbo in età prescolare...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma il dubbio si risolve da solo: il museo è chiuso da novembre a febbraio, tranne il ponte dell'Immacolata e le feste natalizie (anche nel periodo di chiusura si può, comunque, prenotare una visita per gruppi di almeno 10 persone).

In ogni caso, siamo contenti lo stesso: esploriamo il parco, corriamo su e giù e mangiamo qualcosa sull'erba perché tanto non c'è 'anima viva', come dice Aris. Lui si ipnotizza un po' di fronte a una fontana della Villa chiedendo a raffica ragguagli sul sistema idrico dell'epoca (Aiuto! Per fortuna, c'è il papà!).

È il momento di continuare il nostro lungo itinerario, il tempo è volato, e rinuncio all'idea di un salto alla Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini, fondata dal pittore emigrato in Francia da cui prende il nome. Comunque, la pinacoteca non avrebbe suscitato l'interesse del bimbo.

 

 

 

Accoglie, invece, con una grande sorriso entusiasta la tappa seguente: la suggestiva Craveggia con la sua architettura affascinante, tra palazzi nobiliari, e alti camini (che simboleggiano il potere e l'agiatezza della famiglia) e, soprattutto, il suo parco.

Ci fermiamo un bel po' a giocare sui simpatici attrezzi a tema marinaresco (tutti nuovi e in ottimo stato) e poi camminiamo ancora un po' tra le viuzze di pietra, ammirando edifici e panorama.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per oggi è abbastanza, si sta facendo tardi, ci mettiamo in macchina per tornare alla base, sperando che tutti i giri e le scoperte abbiano messo un po' di appetito per cena al piccolo Aris (poco sperimentale verso ogni tipo di cibo).

Un 'tuffo' nella vita dei Walser

La giornata non promette nulla di buono, il cielo è grigio e molto nuvolo, pensiamo che sia una buona idea fare un giro a Macugnaga che alla fine non abbiamo ancora visto.

 

 

 

Sulla strada per il 'centro' del paese, ci fermiamo a guardare un tipico esempio di casa Walser, tra le più antiche della zona. All'interno ospita anche un piccolo museo (naturalmente chiuso!) con una collezione di oggetti di questo popolo alemanno che nel XII secolo emigrò dal Vallese verso le zone a sud del Monte Rosa.

 

 

 

Fondata dai Walser, Macugnaga offre diversi esempi dell'antica architettura in pietra e legno (larice) di questa civiltà del Nord, accanto alle tipiche case ossolane (tutta in pietra senza calce con i tetti coperti da lastre di beola). Aris non sembra particolarmente impressionato, gradisce, però, il parchetto dietro la chiesa del centro più animato di Macugnaga, Staffa (il paese è formato da diverse frazioni), dove c'è una grande piazza con parcheggio (sì, non è il massimo!). Qui, c'è anche una buona scelta di bar, ristoranti di cucina tipica, pizzerie e negozi di articoli sportivi e souvenir.

Alle prime gocce di pioggia, dunque, ci rifugiamo senza problemi in quello più vicino, il bar ristorante Flizzi. Un buon colpo di fortuna perché noi adulti possiamo mangiare un semplice panino e chiedere, invece, un piatto di pasta in bianco, fatta al momento, per il bimbo.

Il tempo si mette male, Aris è stanco, così decidiamo di andarcene e tornare più tardi, per la merenda. Non è una brutta idea perché l'atmosfera è molto suggestiva ma fa freddo, la temperatura è scesa a meno di 2 gradi. Ci incamminiamo, comunque, verso la Chiesa Vecchia, (XIII-XVI secolo), romanico-gotica, dove si trova il cimitero degli alpinisti e delle guide alpine di Macugnaga.

 

 

 

 

 

 

Con la luce dei lampioni stile vecchia lanterna e la nebbiolina scura che tutto avvolge, sembra quasi di essere in un film di Tim Burton... Ma questa atmosfera un po' 'gotica' piace ad Aris che esamina con interesse le tombe più vecchie e si informa sulle tecniche di sepoltura ('Ma le mummie erano sole quelle degli Egizi?' 'Qui sono messi nella scatola i morti, vero?').

E, in effetti, piace anche a noi! A me di sicuro, il compagno di viaggio 'grande' sembra più che altro infreddolito. Di fronte al cimitero, la presenza del 'Vecchio Tiglio', che ha ben 7 secoli, rende tutto ancora più magico. L'albero, tra i più vecchi in Europa, fu piantato dai Walser al loro arrivo e rappresentava un omaggio della nuova comunità alla patria lontana.

Ancora una volta, buio e freddo, avvertono che la giornata da turisti è finita.

 

La famiglia reporter
 

 

Ciao a tutti! Siamo Marzia, giornalista professionista e Fabio, ingegnere elettrico, piemontese per nascita e milanese da circa 4 anni! Il nostro bambino si chiama Leonardo Aris, ma lo chiamiamo sempre solo Aris (e spesso topo), ha 3 anni ed è vivace e molto curioso. Assolutamente conservatore per il cibo, sembra che abbia ereditato la passione per i viaggi (a patto che ci siano parchi gioco e castelli), e la lettura...

 

 

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