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Trentino, la leggenda di Re Laurino e l'Enrosadira

Di Ettore Pettinaroli
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22 Aprile 2014
Gli spettacolari tramonti che tingono di rosso le pareti del Rosengarten (in italiano Catinaccio), hanno generato molte leggende. Tutte sono legate al mito di Laurino, il mitico Re dei nani che abitava su quella montagna. Raccontatelo ai vostri bimbi, resteranno affascinati.
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Un giorno il Re dell'Adige, il cui territorio confinava con quello di Laurino, invitò tutti i nobili del circondario a una festa per celebrare il matrimonio della sua bellissima figlia Similde. Tutti, eccetto uno: Laurino e solo perché era un nano. Questi si arrabbiò, indossò il suo mantello magico che lo rendeva invisibile e si recò al banchetto. Quando vide Similde se ne innamorò all'istante e senza pensarci neppure un istante la caricò sul suo cavallo e fuggì a spron battuto verso il suo regno, dove rinchiuse la principessa in un favoloso roseto.

Il padre di Similde e il promesso sposo, accompagnati da una squadra di cavalieri, si lanciarono verso le montagne fino a raggiungere il giardino di Laurino dove Similde era tenuta prigioniera, seppur onorata e riempita di doni.

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Il Re dei nani non era però disposto a rinunciare a Similde senza nemmeno combattere. Indossò una cintura magica che aveva il potere di donare la forza di 12 uomini, e si gettò nella mischia. Ma coraggio, amore e magia non furono sufficienti. Laurino indossò allora il mantello magico per non farsi trovare, ma i cavalieri riuscirono a capire dove si nascondeva osservando il movimento delle rose. Presero il Re dei nani, gli strapparono la cintura e il mantello magico e lo fecero prigioniero.

Prima di farsi portare via, Laurino si voltò per un'ultima volta e lanciò una maledizione al suo giardino: né di giorno, né di notte, alcun occhio umano avrebbe più potuto ammirare le rose. Però si dimenticò del tramonto e per questo il Catinaccio, al tramonto e all'alba, si tinge sempre di rosa. E tutti possono vedere lo spettacolo dell'Enrosadira che ha reso questa montagna famosa in tutto il mondo.